Con la Brexit, Londra cede il posto di City europea ad Amsterdam. Quali le differenze e le opportunità (anche per l’Italia)?

L’effetto Brexit colpisce il primato tanto sudato di Londra come capitale europea della finanza. Tra Parigi, Bruxelles ed Amsterdam la perfetta candidata per lo “shift” è quest’ultima. La causa principale di questo giro di staffetta è il divieto di vigilanza europea imposto dalla Brexit alle aziende Ue che operano a Londra. Tuttavia il negoziato per chiarire il nuovo panorama è ancora in essere.

L’Olanda rispetto alle altre nazioni europee è più propensa a meritarsi il podio perché le corporate (le grandi aziende) beneficiano sul suo territorio di accordi ad hoc per le tasse sugli utili societari. Inoltre il recente divieto di vigilanza europea imposto dalla Brexit ha attirato una forte affluenza sulle borse di Amsterdam pari a circa 9,2 miliardi di euro di azioni rilevati ogni giorno rispetto agli 8,6 miliardi di euro di Londra. Questa è una delle tante conseguenze indesiderate dell’uscita dall’Ue del Regno Unito.

I punti deboli della Brexit sono infatti tanti, a cominciare dalla fatica che le imprese britanniche stanno accusando nell’adattarsi alle nuove norme e al ritorno dei controlli di dogana. Il settore che maggiormente sta risentendo di questa impasse è quello della moda: un recente articolo del Financial Times riporta le indignazioni dello stilista britannico Paul Smith, intento a spostare fuori dal Regno Unito parte della sua produzione per poter risparmiare sui costi.

Di contro però vi sono alcune caratteristiche londinesi che la “Venezia del Nord” si stima non potrà mai avere.

Amsterdam vs Londra

La capitale dei Paesi Bassi vede sempre più in aumento il numero di abitazioni per super ricchi e locali di lusso, questo dato favorisce un ambiente volto ad essere “bankers friendly“. Tuttavia le differenze sociali sono minime: la città gode infatti di una società omogenea, a differenza di Londra che presenta una forbice tra ricchi e poveri molto aperta. Condizione acuitasi con la scalata al titolo di capitale europea della finanza. Avrà anche Amsterdam le stesse sorti?

Altro punto limite per Amsterdam, rispetto a Londra, è lo spazio geografico limitato: la sua superficie è molto piccola paragonata a Londra. Ciò rischia di far spostare fuori Amsterdam i residenti a basso reddito per accogliere i banchieri in città.

Le opportunità per l’Italia

Nel paese dei tulipani hanno filiali – o addirittura sedi legali – diverse multinazionali italiane (oltre che straniere) come Fca, Ferrari, Exor, Mediaset, Eni, Enel, Saipem, Luxottica, Ferrero, Illy, Telecom, Prysmian Group e Cementir. Multinazionali a parte, l’Olanda costituisce una grande opportunità anche per le piccole e medie imprese, in quanto da sempre ottima accentratrice di queste. Sono tanti gli imprenditori italiani impiantati nei Paesi Bassi, principalmente nei settori della ristorazione e della produzione di bevande alcoliche e analcoliche. L’Unione europea offre inoltre la possibilità di ricorrere a diversi strumenti di credito tramite bandi e progetti per favorire la transizione digitale, culturale e l’innovazione.

Il giro di staffetta Londra-Amsterdam può dunque essere un momento di grande supporto e possibilità a favore delle piccole e medie imprese italiane di ogni settore.

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