Le discoteche italiane potrebbero riaprire seguendo l’esempio estero? A giugno la prima sperimentazione nel nostro Paese

Le discoteche italiane, così come i locali e le sale da ballo, non lavorano da mesi. Con l’arrivo dell’estate il settore spera in una riapertura, seppure tardiva, che salvi la stagione estiva e dia un po’ di ossigeno al settore. Al via da giugno la prima sperimentazione nel nostro Paese, seguendo l’esempio estero.

L’esperimento di Milano e Gallipoli

Sono Milano e Gallipoli, due realtà di riferimento per il settore dell’intrattenimento notturno, le città scelte per la sperimentazione. L’iniziativa, che segue l’esempio di Olanda e Spagna, è di Silb-Fipe, l’associazione italiane imprese e intrattenimento. Il prossimo 5 giugno si terrà una sperimentazione in due discoteche: il Praia di Gallipoli e il Fabric a Milano. Circa 4000 persone parteciperanno alle serate, in occasione del quale saranno dispiegate imponenti misure di sicurezza e tracciamento. L’obiettivo, come spiega l’associazione delle imprese dell’intrattenimento, è dimostrare che i locali notturni non sono un veicolo di contagio.

Il protocollo di sicurezza, passato al vaglio del comitato tecnico scientifico, prevede che l’ingresso nel locale sia riservato alle persone vaccinate o che abbiano effettuato un tampone antigenico di ultima generazione con esito negativo. L’acquisto del biglietto per partecipare alla serata sarà esclusivamente online. Lo scopo è agevolare il tracciamento dei partecipanti e far sì che l’acquisto del biglietto sia possibile solo previa esibizione del tampone negativo.

A distanza di una settimana dall’evento, che avrà il costo simbolico di dieci euro (per coprire le spese dei tamponi: l’evento non è a scopo di lucro), i partecipanti effettueranno un secondo tampone. Quando le luci si abbasseranno e la musica di alzerà, sembrerà tornato tutto come prima della pandemia. Non sono previste infatti misure di distanziamento né uso della mascherina, trattandosi di serate che si svolgeranno all’aperto. La capienza di entrambe le discoteche verrà dimezzata del 50%, consentendo l’accesso a circa 2000 persone per locale.

Una soluzione che potrebbe funzionare, ma – sul piano globale – quanto è realmente scalabile una risposta di questo tipo? Per quanto riguarda le grandi realtà come Praia e Fabric, sostenere le spese di dpi, tamponi, igienizzazione ed eventualmente vaccinazioni non dovrebbe essere un problema. A essere penalizzate rischiano di essere le realtà più piccole e quelle che non dispongono di uno spazio all’aperto. La sensazione, parlando con i gestori delle discoteche, è che siano in attesa di direttive da parte di Silb-Fipe per eventuali azioni di protesta o proposte al governo. Nelle prossime settimane, anche sulla scia del risultato degli esperimenti di Gallipoli e Milano, speriamo di avere ulteriori aggiornamenti dai rappresentanti di categoria.

All’estero c’è chi balla e chi aspetta

All’estero la situazione in materia di discoteche e vita notturna è decisamente diversificata. In Spagna, da quando il coprifuoco è finito lo scorso 9 maggio, i locali sono nuovamente aperti. A Barcellona le discoteche accolgono il pubblico, con distanziamento e mascherina, dalle 17.00 alle 23.00. Nonostante il fantasma delle restrizioni sia ancora presente, c’è già chi prenota le vacanze nei templi del divertimento come Ibiza o Formentera. Lì si spera di poter riaprire le discoteche tra giugno e luglio, previo test da effettuare per valutare le misure di sicurezza da adottare.

Anche in Grecia, grazie a una campagna vaccinale che ha puntato a immunizzare gli abitanti delle isole turistiche, si potrà tornare a ballare questa estate. Dal 14 maggio è già possibile visitare il Paese, se in possesso di test negativo o se già vaccinati.

Di segno opposto invece la Germania, Paese in cui la cultura del clubbing e della vita notturna è tenuta in grande considerazione. Trattandosi di uno stato federale, i vari Lander decideranno autonomamente la riapertura di università, bar, ristoranti e anche discoteche, in base alla situazione epidemiologica. Il piano datato 5 maggio 2021 prevede restrizioni se i casi superano i 50 ogni 100.000 abitanti per sette giorni.

Una situazione diversificata e incerta, quella delle discoteche, nella quale l’Italia si colloca tra prudenza e scarsa lungimiranza. Ammesso che si riesca a salvare la stagione estiva, l’autunno riproporrà i soliti problemi. Gli scarsi ristori arrivati dal governo potrebbero mettere in ginocchio nuovamente gli imprenditori che non hanno potuto sfruttare neanche questo scampolo di estate in libertà. Serve un piano tra governo e rappresentanti di categoria che tenga conto delle esigenze delle varie realtà e non faccia ricadere sulle spalle delle piccole imprese i costi della prevenzione e della sicurezza.

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