La pandemia di Covid-19 ha permesso di scoprire la convenienza di una nuova modalità lavorativa, lo smartworking e, per questo, il Governo ha deciso di prorogarne la durata tramite il Decreto Milleproroghe che prevede l’estensione del lavoro agile fino al 30 giugno 2023, sia per il settore pubblico che privato. Nel privato, la modalità lavorativa sarà disponibile anche per i lavoratori con figli sotto i 14 anni.

Lo smartworking ha dimostrato di essere vantaggioso non solo per le persone, ma anche per l’ambiente. Infatti, secondo uno studio condotto dall’Enea, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, l’adozione del lavoro da remoto può consentire una riduzione del 40% delle emissioni di anidride carbonica, pari a 600 kg all’anno per lavoratore.

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Smartworking: benefici per l’ambiente e non solo

La ricerca dell’Enea, pubblicata sulla rivista internazionale Applied Sciences,  ha preso in esame le città di Roma, Torino, Bologna e Trento, nel periodo dal 2015 al 2018. Il campione è stato costituito da 1.269 dipendenti di 29 enti pubblici, presenti sul territorio italiano, prima della pandemia.

Questi lavoratori hanno svolto attività di smartworking uno o due giorni alla settimana e, nei giorni in cui sono stati fisicamente in ufficio, hanno utilizzato mezzi privati a combustione interna. Enea ha simulato gli spostamenti casa-lavoro e ha rilevato che ogni giorno di lavoro da remoto consente di evitare l’emissione di 6 chilogrammi di CO2 nell’atmosfera e di risparmiare 85 megajoule di carburante pro-capite.

L’analisi ha evidenziato anche una riduzione di ossidi di azoto per persona al giorno: dai 14,8 g di Trento ai 7,9 g di Torino. Inoltre, si è registrata una diminuzione di monossido di carbonio da 38,9 g di Roma a 18,7 g di Trento. Sono state riscontrate anche riduzioni di polveri sottili come il pm10, passato da 1,6 g a Roma a 0,9 g a Torino, e il pm2,5, passato da 1,1 g a Roma e Trento a 0,6 g a Torino.

Lo smartworking consente anche di risparmiare tempo, infatti, dai dati raccolti emerge che il campione percorre in media 35 chilometri al giorno, impiegando circa 1 ora e 20 minuti per i propri spostamenti, con una velocità media inferiore ai 30 chilometri orari.

La città più critica è Roma, con un tempo di percorrenza medio per andare a lavoro di circa 2 ore, a causa delle maggiori distanze e del traffico intenso. Nella capitale infatti li spostamenti per lavoro e studio sono circa 420mila e ogni persona trascorre nel traffico, circa 82 ore all’anno.

Non finisce qui. Il lavoro agile incentiva comportamenti e scelte virtuose, infatti, il 24,8% del campione ha scelto modalità di trasporto più sostenibili come mezzi pubblici, bicicletta o a piedi per gli spostamenti extra-lavorativi durante i giorni di smartworking, mentre l’8,7% ha optato per il mezzo privato.

Cosa prevede il decreto Milleproroghe

Il decreto Milleproroghe ha stabilito l’estensione dello smartworking  fino al 30 giugno per i soggetti fragili affetti da patologie gravi indicate dal ministero della salute. Questi lavoratori hanno diritto al lavoro da remoto integrale e il ricorso al lavoro agile è riconosciuto anche in caso di incompatibilità delle mansioni con il lavoro da remoto, senza alcuna decurtazione retributiva.

Per quanto riguarda i genitori di figli minori di 14 anni nel settore privato, si scontrano due correnti di pensiero: alcuni giuslavoristi e associazioni di datori lavoro sostengono che il diritto al lavoro agile dipenda dalla presenza o meno di tale modalità nell’organizzazione aziendale, mentre i sindacati affermano che la norma garantisce un diritto assoluto al lavoro sempre da remoto.

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Giovanni Binda

Giovanni Binda, aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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