Il tema dei morti sul lavoro è un argomento con dei risvolti sociali importanti, i numeri possono guidare l’analisi del fenomeno e dalla corretta interpretazione delle statistiche si evincono importanti considerazioni sul livello di sicurezza di un Paese.

Tenere al sicuro i propri lavoratori è una priorità di tutti gli Stati europei e l’Italia non fa eccezione. Sono previsti infatti diversi obblighi normativi in tema di formazione e sensibilizzazione sulla sicurezza in ambito lavorativo. Se si interpretano correttamente i dati, diversamente da quanto narrano i media si scopre che l’Italia ha un tasso standardizzato di incidenza degli infortuni sul lavoro relativamente basso rispetto ad altri Paesi europei.

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La normativa italiana sulla sicurezza del lavoro

Nel panorama della legislazione italiana sulla sicurezza del lavoro, la Legge 626 del 1994 rappresenta un punto di svolta fondamentale. Questa normativa, ufficialmente denominata “Norme per la tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro“, ha posto le basi per un approccio olistico alla sicurezza, imponendo degli obblighi precisi sulla formazione dei lavoratori e la promozione di una cultura della sicurezza.

Una delle innovazioni più significative introdotte dalla Legge 626 è stata l’istituzione della figura del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), che ha il compito di coordinare le attività di prevenzione e protezione dei lavoratori all’interno delle aziende. La normativa ha inoltre stabilito l’obbligo per le aziende di adottare un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), al fine di individuare e valutare i potenziali pericoli presenti in ogni ambiente di lavoro e di definire le opportune misure di prevenzione.

Dall’entrata in vigore della normativa i numeri dei decessi sul luogo di lavoro si sono ridotti oltre la metà. Secondo l’INAIL infatti tra il 1971 e il 1980 la media delle morti era di 8,1 al giorno, lo stesso dato tra il 2001 e il 2020 si è abbassato a 3,5.

La lettura dei dati statistici

Secondo i dati raccolti dall’INAIL nel 2018 si sono verificati complessivamente 3,1 milioni di incidenti sul lavoro in Europa, su una forza lavoro composta da 188 milioni di persone. Questo si traduce in un tasso di incidenti pari all’1,66%. Tuttavia, è importante sottolineare che questi dati forniscono una panoramica generale, ma non tengono conto delle differenze di registrazione e classificazione negli infortuni sul lavoro tra i Paesi europei.

Nel contesto dell’analisi degli infortuni sul lavoro in Europa, sorgono sfide significative legate alla mancanza di omogeneità nelle rilevazioni. Diversi Paesi europei adottano criteri diversi per registrare gli incidenti, rendendo complesso un confronto diretto tra le nazioni. Alcuni Paesi non considerano gli infortuni in itinere, cioè quelli che avvengono durante il tragitto casa-lavoro, mentre altri classificano le malattie professionali in modo separato dagli infortuni sul lavoro. Inoltre, la rilevazione e l’analisi dei dati varia a seconda delle norme di ciascun Paese e dell’organismo preposto, come ad esempio l’INAIL in Italia.

L’Italia ha un tasso basso di incidenza di morti sul lavoro

L’Eurostat cerca di ovviare al problema dei dati disomogenei utilizzando una metodologia di standardizzazione dei numeri analizzati.

Il tasso standardizzato delle morti sul lavoro dell’Eurostat è un indicatore utilizzato per confrontare i diversi dati provenienti Paesi dell’Unione Europea. Viene calcolato considerando il numero di morti sul lavoro per 100.000 lavoratori equivalenti a tempo pieno, in gergo tecnico full-time equivalent o FTE. L’FTE rappresenta un’unità di misura che tiene conto sia delle ore effettivamente lavorate che del numero di lavoratori impiegati. Questo permette di confrontare i tassi di mortalità in modo omogeneo tra Paesi con diverse dimensioni della forza lavoro e composizione demografica.

Secondo questa classificazione ed escludendo i casi di decesso avvenuti in itinere per rendere omogenea la rilevazione, il paese peggiore è Cipro, con un tasso standardizzato di morti sul lavoro del 3,76%, seguito dalla Francia, dalla Lettonia, dalla Lituania e dal Lussemburgo. L’Italia si trova tra i Paesi con il tasso di incidenza di infortuni mortali sul lavoro più bassi d’Europa, con una media del 1,04%, più bassa rispetto alla media europea del 1,27% e superando in termini di sicurezza Paesi come Belgio, Spagna, Austria, Francia e Svizzera.

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Chiara Bastianelli

Laurea in Economia e Direzione Aziendale.Project manager in una società di consulenza strategica per le imprese.Appassionata di aziende, finanza e letteratura.

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