Attualmente in molte aziende sono presenti 4 generazioni di lavoratori, un nuovo fenomeno sociale conseguente alle riforme previdenziali che hanno innalzato l’età pensionabile e prolungato la vita lavorativa. E così, giovani appartenenti alla più recente generazione Z, i nativi digitali, si trovano a lavorare a fianco con i giovani X, nati tra il 1965-1979, Y tra il 1980 e il 1994 e, paradossalmente, con i boomers ancora attivi in molte aziende: un lavoratore su 5 ha più di 55 anni.

Con una forza lavoro profondamente variegata, le aziende devono gestire ed integrare ruoli e comportamenti differenti. I lavoratori più anziani sono portatori di know-how ed esperienze maggiori, mentre i giovani di aspettative profondamente diverse.

Come organizzare l’integrazione intergenerazionale

Negli ultimi anni il numero dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni è aumentato notevolmente. L’invecchiamento della forza lavoro italiana influisce nelle organizzazioni che devono affrontare il tema della Age Diversity (espressione usata per indicare lavoratori di differenti età nel medesimo luogo di lavoro) creando un equilibrio tra competenze e modelli di pensiero fra lavoratori di diverse fasce di età. Luisa Macciocca, docente universitaria di organizzazione e sviluppo manageriale, ci illustra le problematiche sottese al tema dell’integrazione tra le generazioni in ambito lavorativo, definito age management.

«La ricchezza della diversità intergenerazionale va gestita in anticipo in modo sinergetico. L’obiettivo è far interagire e collaborare in modo efficace 4 generazioni attraverso l’integrazione delle competenze, delle attitudini e delle visioni per condurre l’azienda al successo in mercati sempre più competitivi. Il rischio sono i conflitti tra le persone appartenenti a generazioni diverse che lavorano insieme avendo esperienze, competenze e approcci lavorativi diversi. Bisogna sviluppare cooperazione nei team stimolando, dalla diversità, l’innovazione e trasformando la diversità generazionale in un punto di forza.».

Il tema dell’age management viene gestito dalle aziende con interventi strutturali che valorizzino i diversi punti di forza presenti nelle differenti età anagrafiche. Il che vuol dire valorizzare le diversità di cultura e di esperienza per aumentare il business aziendale.

Diversità tra le generazioni: fonte di ricchezza per le aziende

Le iniziative aziendali devono sfruttare il valore dei lavoratori delle diverse generazioni. Questa diversità, se gestita correttamente, può influire positivamente sui risultati di business. Il problema sussiste anche nella Pubblica Amministrazione dove l’età media dei lavoratori è di 50 anni.

«Dalle informazioni fornite da un campione di 150 persone in 10 workshop effettuati in Italia – chiarisce la docente Luisa Macciocca intervistata – è risultato che nel tempo, le persone senior diminuiscono le capacità fisiche lavorative e la velocità di apprendimento delle novità, ma al contempo hanno acquisito esperienza lavorativa, competenze e skills con capacità diplomatiche socio-relazionali. In particolare i senior riescono a pianificare le strategie e a calcolarne i rischi. Le capacità possedute dai più giovani sono la volontà di apprendere, la flessibilità, la predisposizione alla diversità e al cambiamento innovativo e, sicuramente, una migliore gestione del work-life balance (equilibrio tra lavoro e vita privata).».

Chi si occupa di strategie aziendali consiglia alle aziende di effettuare i reverse mentoring, dei team misti, inclusivi di varie fasce di età. Le figure senior e junior, riflettendo su questo argomento, si scambiano esperienze e competenze. Solo con il dialogo nelle riunioni multi-age si apprezzano le diversità creando iniziative strutturate. Obiettivo è trasformare le relazioni tra le 4 generazioni, obiettivamente culturalmente difficile, sviluppando sinergie ed innovazioni.

I manager delle aziende stanno affrontando una nuova sfida: preparare le generazioni di lavoratori precedenti ad accogliere le nuove generazioni. L’integrazione che includa le varie fasce d’età, dalla generazione Z  ai boomers, migliora la coesione, compone il divario anagrafico e forma una cultura aziendale fidelizzata con una comune visione valoriale, al di là delle obiettive diversità culturali intergenerazionali. 

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Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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