I buoni pasto stanno diventando sempre più popolari anche tra le piccole e medie aziende. In tutta Italia più di 150mila tra bar, ristoranti e supermercati accettano il pagamento con i buoni pasto. Funzionano anche da smartphone tramite app e si può ordinare il pranzo dall’ufficio o da casa tramite la rete e-commerce convenzionata.

La misura economica è stata confermata dall’attuale Governo per il 2024 con i medesimi sgravi fiscali precedenti: il datore di lavoro può dedurre interamente i costi sostenuti per l’acquisto dei buoni pasto. Ad accogliere favorevolmente i buoni pasto sono anche i lavoratori: recenti sondaggi hanno rilevato che 4 dipendenti su 5 li preferiscono ad un aumento di stipendio.

La convenienza dei buoni pasto per le aziende

La prima iniziativa risale al 2017 e veniva utilizzata dalle grandi imprese sprovviste di mensa. Nel tempo lo strumento si è evoluto in difesa del reddito dei lavoratori contro l’inflazione. Infatti, la novità odierna sussiste nel fatto che questa fattispecie di welfare aziendale  si è ampliata fino ad includere piccole e medie aziende e imprenditori senza dipendenti. Ad avere diritto ai buoni pasto sono sia i lavoratori con contratto subordinato full time che part time, ma anche chi ha un rapporto di collaborazione continuativa con l’azienda come i lavoratori a progetto. Dato l’allargarsi della richiesta, le società che erogano i buoni pasto effettuano una varietà di tipologie adeguate a seconda delle esigenze dell’impresa.

«Anche la nostra azienda – chiarisce Luigi Guerra imprenditore romano di una società di media grandezza – ha scelto di acquistare buoni pasto per i dipendenti. La convenienza di questo benefit accessorio per noi imprenditori è data dalla deducibilità dei costi. Per quanto riguarda l’IVA, questa è interamente detraibile con aliquota fissata al 4%.  

Sostenendo un’uscita finanziaria – conclude l’imprenditore laziale – le aziende beneficiano di due costi detraibili: lo stipendio del lavoratore e la spesa per i buoni pasto. Infine, a conferma della giustezza della scelta, i nostri dipendenti si sono dichiarati soddisfatti e ciò perché usufruiscono di un vantaggio economico senza essere gravati da un’imposizione tributaria aggiuntiva.».

Il governo Meloni con il Decreto Aiuti quater ha innalzato a 3.000 euro la capacità di spesa dei lavoratori senza imporre un aggravio fiscale. I vantaggi fiscali dei buoni pasto attualmente sono così stabiliti dalla legge:

  • per le aziende: voucher 100% deducibili e IVA detraibile al 4%;
  • per liberi professionisti e ditte individuali: voucher deducibili al 75% e IVA detraibile al 10% fino a un importo massimo pari al 2% del fatturato.

Un concreto sostegno economico per i dipendenti

Il fringe benefit-buono pasto offerto dall’azienda fornisce al lavoratore e alla vita di numerose famiglie un supporto economico tangibile. In pratica, attraverso l’integrazione di buoni pasto, l’azienda sostiene la qualità della vita dei propri collaboratori in quanto il buono pasto non costituisce reddito di lavoro dipendente, fino all’importo complessivo per persona al giorno di:

  • 8 euro per il formato elettronico, tessera elettronica o da app
  • 4 euro per il formato cartaceo

un reddito annuo totalmente detassato calcolabile in 1.760 euro, formato elettronico e 880 euro, formato cartaceo.

Per i dipendenti, i buoni pasto esentasse non solo rappresentano un aiuto economico importante, ma offrono anche una maggiore flessibilità nella scelta dei pasti. Invece di optare per soluzioni veloci e poco sane, i lavoratori possono sfruttare i buoni pasto anche fuori dalla pausa pranzo per acquistare ingredienti freschi per preparare i propri pasti.

 

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Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

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