A pochi giorni dal Natale, i bambini riuniti attorno alle tavole imbandite sono sempre di meno: la natalità in Italia è drasticamente in decrescita. Parte di questa sterilizzazione è da attribuirsi al catastrofismo dei mass media che accresce la paura per il domani.
Non solo. Lo scorso 13 dicembre si è tenuto a Milano, nella nuova sede del Palazzo della Regione Lombardia, il Forum sugli Stati Generali della Natalità. La quarta tappa del tour italiano che segna la conclusione di un percorso di consapevolezza sulla questione della natalità in Italia.
Alla guida Gianluigi De Palo, Presidente della Fondazione per la Natalità, che ha illustrato le problematiche, concentrandosi sulle sfide demografiche, le opzioni che dovrebbero applicare le aziende italiane ponendo il focus sulle soluzioni lavoro-famiglia intraprese dalla Regione Lombardia.
Stati Generali della Natalità: il focus sulla Lombardia
Il convegno si è aperto con un video di riflessione: la natalità è un argomento scottante per il nostro Paese, ma le istituzioni e i cittadini stessi, devono percepirlo come un tema che unisce, in quanto sono proprio i figli a dare speranza ad ogni Nazione.
Papa Francesco ha sottolineato più volte che «la questione è complessa, ma questo non deve diventare un alibi per non affrontarla». Proprio su quest’onda di difficoltà, De Palo e il Presidente ISTAT Francesco Chelli, hanno mostrato i dati 2023-2024 sulla natalità in Italia: dal 2007 al 2023 le nascite annue complessive sono diminuite di 200mila unità (-34%) e in Lombardia si è passati da 96.280 nati nel 2007 a 65.659 nel 2023 (-31,8%).
De Palo ha aggiunto che se la popolazione diminuisce, anche il PIL decresce. Sono spesso le notizie apocalittiche trasmesse dai media e l’incertezza economica a condizionare le scelte delle coppie italiane. Secondo i dati Digital News Report 2017 del Reuters Institute dell’Università di Oxford, quasi la metà delle persone ha smesso di informarsi perché ritiene che le notizie siano troppo negative e mettano di cattivo umore, dando un senso di impotenza verso i problemi e le sfide raccontate dai media. E oggi la situazione è ulteriormente peggiorata.
Nulla, però, è irrecuperabile. Due sono le soluzioni: aziende e Agenzia della Natalità. Le soluzioni sono alla portata di tutti, ma le istituzioni e la cittadinanza devono essere propositive e informate.
Gli obiettivi del Governo per cambiare l’Italia
In collegamento da Roma ha risposto il Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, che ha posto l’attenzione sul lavoro che sta compiendo il Governo per incrementare la natalità in Italia. «Le politiche per incentivare la natalità in Italia ci sono – ha detto il Ministro – come l’assegno unico, ma i tempi sono lunghi. Il Governo ha cominciato a dare segnali di natura stabile per far capire come l’attenzione alla famiglia e alla natalità sia cruciale. È fondamentale, dunque, portare nuovi investimenti nel nostro Paese, pensando però al benessere delle famiglie: senza giovani un Paese non può esistere».
Le politiche sulla natalità toccano anche le scelte personali (questioni sanitarie, fertilità e lavoro) e, spesso, la nascita è una delle cause di povertà per le famiglie italiane. «Il Governo deve creare un sistema di fiscalità che non penalizzi chi ha figli – ha continuato Giorgetti – Il nostro compito è quello di foraggiare il mantenimento dei figli, l’educazione e le attività dei ragazzi coinvolgendo le imprese in questo tipo di sentimento. Se il clima aziendale è favorevole, anche i lavoratori avranno una maggior produttività e creeranno maggiori profitti, in osmosi con la cultura aziendale».
Le buone pratiche delle aziende per creare un’Agenzia della Natalità
Per Gianluigi De Palo e il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, la soluzione per abbattere il peso creato dalle informazioni distorte su scenari futuri catastrofici è la creazione di un’Agenzia della Natalità: non vuole essere una realtà ulteriore, ma una garanzia per i governi che verranno di avere una continuità, grazie alla società civile.
«È necessario abbattere i pregiudizi culturali – ha proseguito De Palo – Qualsiasi governo dovrà creare prospettive di crescita: un Paese vecchio non ha futuro. Non è sostenibile basare l’Italia sul welfare degli anni Sessanta e ogni anno il tema diventerà più serio. Un’Agenzia potrà conciliare la scelta genitoriale e le legittime aspettative di crescita personale. La Regione Lombardia, che presenta il tasso di natalità più alto in Italia, deve fare da traino per le altre regioni. Inoltre è necessario comprendere quali sono le cause legate alle paure delle famiglie italiane. Spesso manca la tutela di uno dei tre diritti fondamentali: il diritto alla vita dal concepimento alla morte, il diritto alla casa o il diritto al lavoro. Rendendo questi tre diritti davvero alla portata di tutti, si potrà incrementare la natalità in Italia e non perdere la speranza per il futuro».
In questo clima fatto di soluzioni costruttive, la speranza l’hanno trasmessa proprio i ragazzi. Francesco Chelli ha mostrato i dati dell’indagine ISTAT “bambini e ragazzi” inviata per cellulare ai giovani italiani e stranieri di età compresa fra gli 11 e i 19 anni. Il 69,4% dei ragazzi e delle ragazze ha dichiarato di voler avere figli in futuro: questa è la dimostrazione che i giovani hanno voglia di diventare genitori. Sta alla società non cadere nella paura verso il domani.
Da Tokyo a Milano: le soluzioni per la natalità
Nonostante il Giappone e l’Italia siano i due Paesi al mondo in cui l’aspettativa di vita è più alta, entrambi detengono il record negativo di nascite. In Italia, secondo i dati ISTAT, sono 379mila le nascite (6,4 per mille), mentre la Banca Mondiale conteggia 700mila neonati in Giappone: il picco più basso della sua storia contemporanea. Forse il termine Karoshi, che in Giapponese significa “morire per il troppo lavoro” ha dato una scossa al re Naruhito per cambiare le cose. Il Giappone, infatti, ha introdotto la settimana lavorativa di 4 giorni, per dare modo ai giovani di avere più tempo per dedicarsi alla famiglia.
E in Italia? Simona Tironi Assessore per la Regione Lombardia all’istruzione, formazione e lavoro ha messo in luce la necessità di far crescere il desiderio di ripopolare il Paese, per dare alle coppie la possibilità di creare un progetto familiare.
Fra le soluzioni proposte è stata proprio la Regione Lombardia a farsi pioniera di un bonus del valore di 400 euro a famiglia, per poter integrare il lavoro di una baby-sitter all’interno del nucleo familiare. Un aiuto per sostenere il rientro nel mondo del lavoro delle donne con carichi di assistenza e cura dei figli, per incentivare la natalità e tutelare il diritto al lavoro. Solo se l’Italia tornerà a credere nella natalità potrà avanzare e, oltre a diventare fra i Paesi più longevi al mondo, potrà vantare un nuovo record di nascite.

