Il 25 marzo la Commissione europea ha approvato il finanziamento di 47 progetti per sviluppare l’estrazione, la lavorazione e il riciclo di metalli rari. Sembra un argomento lontano dalle nostre vite, ma questi metalli, insieme a terre rare e metalli strategici, influiscono in ogni aspetto della nostra vita, dai risparmi in banca, fino agli smartphone che utilizziamo ogni giorno nelle nostre attività quotidiane. Nel corso degli anni queste risorse sono diventate onnipresenti in ogni tipo di industria, e i Paesi industrializzati ne hanno sempre più bisogno.
Nel ciclo di produzione di queste risorse l’Europa, al momento, è totalmente dipendente dall’estero. La realizzazione dei progetti appena approvati, di cui 4 avranno sviluppo in Italia, permetterà all’Unione Europea di cominciare ad emanciparsi dalle influenze estere con benefici che si rifletterebbero su economia e politica estera. Ad esempio, le “terre rare” di Ucraina, termine usato impropriamente da Trump per definire tutta questa gamma di minerali e metalli, sono stati al centro delle trattative per mediare una futura tregua con Putin. Ma cosa sono le terre rare, i metalli rari e strategici, e perché sono così importanti oggi? E qual è il futuro ruolo dell’Italia in quest’industria?
Il nostro rapporto con i metalli
La storia delle civiltà è sempre stata strettamente connessa alla capacità dell’uomo di saper lavorare i metalli. Dalla punta delle frecce per cacciare, fino all’abilità di forgiare l’oro che ha dato impulso ai primi commerci. Un legame forte, a tal punto che distinguiamo addirittura le tappe della nostra storia con i loro nomi: età del bronzo, del ferro, l’idilliaca età dell’oro.
Nell’era industriale il rapporto dell’uomo con i metalli si è fatto via via più stretto, tanto che oggi nessuna economia può farne a meno. Questi tipi di metalli vengono definiti “preziosi” oppure “critici” in base alla difficoltà di reperimento e lavorazione oppure in base all’importanza che essi assumono nella produzione di beni.
Terre rare, metalli rari e strategici: cosa sono?
Pensiamo all’oro o all’argento. Oltre al loro uso in gioielleria, questi metalli, ben conservati nei caveau nazionali, hanno la funzione di garantire il valore dei nostri soldi nei conti in banca. O al rame, metallo meno nobile ma prezioso per il funzionamento dei chip e di ogni tipo di prodotto elettronico. Poiché tendono ad avere un valore fisso, questi metalli sono detti “strategici”.
I metalli rari meritano una grande attenzione, sicuramente più di quella che gli abbiamo concesso leggendo la tavola periodica degli elementi a scuola. Sono una vasta famiglia di minerali il cui valore materiale dipende dalla loro distribuzione sulla crosta terrestre e dall’importanza che assumono nella nostra industria. Minerali come Cobalto, Magnesio, Germanio, Gallio e Tungsteno sono usciti dai libri di chimica e si sono imposti nelle telecomunicazioni, dal pc alla fibra ottica, nel trasporto di energia elettrica, fondamentali per costruire un pannello fotovoltaico ma anche per ricaricare la batteria dei cellulari.
Di questi metalli rari fanno parte anche le cosiddette “terre rare”, che a dispetto del proprio nome, sono relativamente diffuse. Il loro uso è legato all’industria “pesante”, dalla produzione dell’acciaio a quella dei reattori nucleari. Gli ambiti di utilizzo sono la difesa e l’aerospaziale, ma il loro uso è fondamentale anche nella produzione di energia rinnovabile. Benché i giacimenti siano presenti in ogni parte del globo, raramente sono sfruttati. Ed ecco spiegato il nome. Il motivo è il costo legato all’estrazione, alla lavorazione e allo smaltimento dello scarto di queste risorse, che risulta eccessivo in rapporto alla quantità di prodotto finito ricavato. Un esempio su tutti: per costruire una singola turbina eolica ci vogliono più di una tonnellata di terre rare.
Estrazione, lavorazione, riciclo e riuso: i 47 progetti Ue
In tutto il territorio dell’Unione europea sono presenti giacimenti di terre rare, metalli rari e strategici. Proprio per motivi legati ai costi di produzione, l’Europa ha sempre preferito importare queste risorse dall’estero, rendendola dipendente in tutte le fasi. Oggi l’Europa mira all’indipendenza energetica e il rischio di interruzione della fornitura, con l’acuirsi dell’instabilità geopolitica e commerciale, non è più un fattore accettabile. Tanto più che la politica europea di transizione energetica verso fonti rinnovabili, dipende interamente da questo.
E allora nel maggio 2024, ma già anticipata nel 2022, entra in vigore la legge europea sulle materie prime strategiche, il Critical Raw Materials Act. Questo documento individua 17 metalli critici fondamentali e regola le fasi della produzione. Europee devono essere almeno il 10% delle opere legate all’estrazione, il 40% alla lavorazione e trasformazione, il 25% al riciclo e riuso. Inoltre, è stato disposto un iter meno burocratico, quindi più rapido e meno oneroso, per la realizzazione dei progetti legati a questa industria. L’approvazione dei 47 progetti, scelti su 170 candidature, segna solo l’inizio di questo rinnovamento europeo che coinvolgerà tutti gli Stati membri.
La situazione e i benefici per l’Italia
L’Italia è ricca di tesori, ma le terre rare non fanno parte di questi. I suoi giacimenti sono prevalentemente di rame, nell’arco alpino, e di zinco prevalentemente nella Sardegna sud-orientale, in gran parte non sfruttati. Proprio in Sardegna, in virtù della nuova legge, nel 2025 riaprirà una miniera di fluorite, dopo 10 anni.
Tuttavia, nel corso del tempo, il nostro Paese si è imposto nel settore del riciclo, tanto che 4 dei 47 progetti avranno sede in Italia: in Toscana, in Sardegna, nel Lazio e nel Veneto. Ciò contribuirà ad alleggerire i costi di smaltimento, quasi totalmente esportati extra-Ue e contribuirà a creare un indotto economico non indifferente anche in termini di posti di lavoro e formazione specializzata.