Il 18 gennaio 2024 la Commissione europea ha presentato una proposta di legge che mira a garantire ai tirocinanti un equo compenso, ferie retribuite e copertura sociale. Il tirocinio è un’opportunità di apprendimento che offre ai giovani la possibilità di acquisire competenze utili per il proprio futuro professionale. Tuttavia spesso i tirocini non sono adeguatamente retribuiti, o non lo sono affatto, creando disparità e precarietà sul piano economico e sociale.

Tirocini retribuiti nell’Unione europea: un passo avanti verso l’equità lavorativa

La proposta di legge si basa sulle raccomandazioni del Parlamento europeo e del Forum europeo della gioventù, che da anni si battono per migliorare il trattamento dei praticanti. La normativa prevede che i tirocini abbiano una durata massima di sei mesi e che siano stipulati contratti scritti tra il praticante e l’ente ospitante. Dovranno essere specificati gli obiettivi formativi, le condizioni di lavoro e il livello di retribuzione.

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Inoltre, i tirocinanti avranno diritto ad un periodo di ferie retribuito e ad una copertura assicurativa per gli infortuni e la malattia, in linea con le politiche di responsabilità sociale delle imprese, ovvero il concetto secondo cui le aziende devono tenere conto degli impatti delle loro attività sull’ambiente, sulla società e sulle persone. Tra questi aspetti c’è la sicurezza dei lavoratori, che riguarda la prevenzione degli infortuni, la tutela della salute e il benessere dei dipendenti.

Anche Nicolas Schmit, il commissario europeo per l’occupazione e i diritti sociali, si è espresso a tale proposito, nella sessione plenaria del Parlamento europeo dello scorso 13 giugno: “Siamo inoltre d’accordo sul fatto che i tirocinanti dovrebbero essere trattati equamente per il lavoro che svolgono e non possiamo permettere, in nessun caso, che i tirocini vengano utilizzati in modo improprio per sostituire posti di lavoro regolari e molto spesso non retribuiti”.

Gli stagisti italiani tra i più sfruttati in Europa

I dati raccolti dall’Eurobarometro (una serie di sondaggi di opinione pubblica effettuati regolarmente per conto della Commissione europea) mostrano come gli stage siano una pratica molto diffusa tra i giovani europei, ma anche molto disomogenea e spesso sottopagata. Il sondaggio, condotto nel marzo 2023, tramite interviste ai cittadini dell’Ue di età tra 18 e 35 anni, evidenzia come la situazione dei tirocinanti italiani sia tra le più difficili in Europa: solo il 42% di loro percepisce una retribuzione, il 34% svolge un’attività lavorativa superiore alle 40 ore settimanali e il 24% non dispone di un contratto formale.

Nel 2013 la riforma Fornero ha stabilito per gli stage un rimborso minimo di 300 euro al mese, lasciando alle regioni la libertà di definire retribuzioni superiori, in base alle proprie esigenze. Questo ha creato delle differenze tra i territori, sia per quanto riguarda gli importi delle indennità, che per le modalità di attivazione e monitoraggio dei tirocini. La proposta presentata dalla Commissione europea, mira ad armonizzare le norme sugli stage, offrendo ai giovani maggiori opportunità di inserimento nel mercato del lavoro e di mobilità transnazionale.

Se approvato, il disegno di legge entrerà in vigore entro il 2025, dando tempo agli Stati membri di adeguare le legislazioni nazionali. È un passo importante per realizzare gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità, sottoscritto dai Paesi membri delle Nazioni Unite. Tra i suoi 17 obiettivi, da raggiungere entro il 2030, l’Agenda prevede l’aumento della partecipazione dei giovani all’occupazione e il rafforzamento delle competenze. I tirocini retribuiti possono contribuire a questo traguardo, offrendo ai giovani l’opportunità di apprendere e applicare le competenze acquisite a scuola, in contesti lavorativi reali.

Francia e Germania, due esempi da cui prendere spunto

Spagna, Grecia e Polonia, non hanno ancora una legislazione specifica e lasciano molta libertà ai datori di lavoro. Questa situazione comporta un disagio sia per i tirocinanti, che per il mercato del lavoro, in quanto crea una concorrenza sleale tra le imprese e scoraggia i giovani a investire nel proprio futuro professionale.

La Germania ha introdotto una normativa specifica a riguardo, con una legge del 2015, che stabilisce una retribuzione minima di 8,50 euro l’ora per i tirocini di durata superiore ai tre mesi. Inoltre, la legge limita il numero massimo di praticanti per impresa e vieta gli stage non collegati ad un percorso di studio o di formazione professionale.

In Francia nel 2014 è stata fissata una soglia retributiva per i tirocini di durata superiore ai due mesi, pari al 15% del salario minimo orario. La regolamentazione, applicata alle imprese private, alle pubbliche amministrazioni e alle associazioni senza scopo di lucro, prevede delle penali per le imprese che violano le regole, come la sospensione o la riduzione dei finanziamenti pubblici.

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Cibelle Dardi Da Silva

Navigo costantemente tra parole e numeri per raccontare i cambiamenti nella società e nell'economia, esplorando i temi della finanza personale e della tutela del consumatore. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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