Charlie Hebdo: 5 milioni di copie… in nome di quale libertà di satira?

By 14 Gennaio 2015 Editoriali

Sono andate esaurite in pochi minuti le tre milioni di copie di Charlie Hebdo in vendita oggi nelle edicole francesi, e non solo, tanto che l’editore ha annunciato una ristampa da altri due milioni di copie. Alla fine sembra che gli autori della strage dei giorni scorsi abbiano ottenuto l’effetto contrario a quello desiderato. E questa potrebbe essere considerata una buona notizia, sotto certi aspetti. Anche se, permettetemi, non comprendo né il gusto né l’utilità di una satira nei confronti di un’altra religione.

Si parla tanto di uguaglianza e integrazione come di valori universalmente riconosciuti, e poi si sbeffeggia in maniera piuttosto pesante (a quanto pare qualcuno se l’è presa) la diversità di una religione che, sebbene con le sue pecche (come tutte le religioni) e i suoi dogmi, si sa, ha oltretutto tra i suoi seguaci qualche “testa calda”.

In nome di quale libertà di espressione o libertà di stampa o libertà di opinione si può parlare tanto male nel vicino di casa, o in questo caso (peggio) del proprio convivente, visto l’alto tasso demografico di musulmani in Francia, al punto da farlo reagire tanto violentemente? Intendiamoci, nessuna giustificazione alla strage che si è appena consumata, ma se l’obiettivo di Charlie Hebdo fosse stato quello di denunciare l’anacronismo e le cattive pratiche di una religione male interpretata dai sui stessi seguaci, forse la satira non era il messaggio migliore.

E’ un po’ come parlar male delle persone “diverse” da quelle che sono comunemente ritenute “normali”. Cosa accadrebbe se venisse pubblicato un giornale che sbeffeggia le persone di colore, o gli handicappati, o gli omosessuali? Onestamente, di questo tipo di satira ne facciamo volentieri a meno.

Silvio Malvolti
editore di BuoneNotizie.it

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