7 giorni: il ciclo di vita delle breaking news (le notizie sono come le stagioni)

di 25 Giugno 2018Editoriali
[:it]Il mese di giugno di quest’anno è stato meteorologicamente piuttosto clemente e non ci ha ancora asfissiati, come è accaduto in questo periodo negli anni scorsi, con qualche torrido anticiclone africano. Almeno non ancora.

Per scrivere questo articolo ero in trepida attesa di rivedere uno di quei servizi al telegiornale con le solite immagini di repertorio (anziani che si asciugano la fronte con il fazzoletto, giovani che fanno il bagno nella fontana…) e titolicome “Caldo record” o “40 gradi percepiti a Milano”. Ogni volta mi chiedo, ma record rispetto a che?

Perché se prendiamo come riferimento l’estate del 2003, che fu molto calda, allora ci può stare. Ma se facciamo riferimento a quelle degli ultimi tre, quattro o cinque anni, di che record stiamo parlando?

Non è tanto l’uso della parola record, che sarebbe corretto, ma la mancanza di un preciso riferimento che rende il tutto molto vago. D’altra parte se questa parola magica non venisse usata, chi ascolterebbe il servizio?

Per non parlare della geniale invenzione del caldo percepito, che fino a pochi anni fa non esisteva, ovvero della percezione di caldo più umidità. Chi avrebbe altrimenti potuto titolare così un servizio citando i 40 gradi senza questa ricorrere alla fatale combinazione?

Lo stesso meccanismo vale naturalmente anche in inverno: “L’Italia nella morsa del gelo” è un titolo che potremmo definire un ever green. E’ proprio il caso di dire che le notizie sono come le stagioni. Insomma, qual è la notizia? Tutti gli inverni fa freddo, e tutte le estati fa caldo! Qual è la novità?

Italia nella morsa del gelo!

Il ciclo vitale delle notizie ha una sua dinamica: dallo scoop all’irrilevanza più assoluta in soli 7 giorni. Sentirete spesso parlare insistentemente dello stesso argomento per 7 giorni, in modo più o meno approfondito, circostanziato, futile, banale o banalizzato, finché la notizia non tira più e non se ne trovano altre che possano continuare a mantenere alta l’attenzione su quell’argomento. Poi, si passerà alla novità successiva, finché lo stesso ciclo non si esaurirà.

Ricordo vividamente quando, alcuni anni fa, avvenne un grave incidente ferroviario di cui ovviamente diedero notizia tutti i mezzi di comunicazione. Sono cose che purtroppo accadono, raramente per fortuna. Quella settimana i media davano notizia di un incidente ferroviario al giorno, andandolo a cercare anche dove non c’era. Se ne parlò in tutte le salse per una settimana, fino a che diedero la notizia di un gruppo di pendolari rimasti bloccati in un vagone di un treno regionale a causa di alcune porte bloccate. Ma che notizie è?

“Nuovo incidente a Milano Centrale: pendolari intrappolati in un vagone”. Ricordo ancora le immagini: i viaggiatori impazienti dietro i vetri delle porte a soffietto in attesa che qualcuno le aprisse. Ma era davvero un incidente ferroviario quello? O semplicemente un disguido?

Ovviamente il servizio diede ampio spazio alle lamentele dei passeggeri una volta scesi dal treno. A noi esseri umani piace tanto lamentarci così tanto da dare modo di creare format televisivi basati proprio sulla lamentela: Quarto Grado, Quinta Colonna, Presa Diretta, solo per citarne alcuni.

Ma questa è un’altra storia e ne parlerò in un prossimo articolo.[:en]When I was about to write this article, I was eagerly waiting for the newscast to broadcast once again those pieces with the same images year after year (old people wiping their foreheads with a handkerchief, young people taking a bath in the fountain…) and titles like “Record-breaking heat” or “40 degrees perceived in Milan”. Every year, I ask myself what ‘record’ actually means.

If we are referring to the summer of 2003 – which was very hot – then the comparison sounds good, but in relation to the last three, four or five years, what is the record?

I’m not questioning the use of the word ‘record’, which may be correct, but the lack of a precise reference which makes the meaning of the sentence quite vague. On the other hand, if the journalist in question didn’t utter that word, who would pay attention to the piece?

Not to mention the introduction of the concept of ‘perceived heat’ – which did not exist until a few years ago – referring to a combination of heat and humidity. Who could otherwise cite the 40-degree psychological threshold without referring to the combination of both?

Obviously, the same applies also to winter: “Italy is in the grip of freezing cold weather” is an evergreen title. Then, we can say that the news is like seasons. All winters are cold and all summers are hot. What’s the news?

The news lifecycle has its own trend: from scoop to the utmost irrelevance in just 7 days. Probably, you often hear about the same topic for 7 days, in a more or less detailed manner, in a circumstantial, futile, trivial or trivialized tone, until the news is no longer interesting and nothing else can keep this matter alive. Then, another news is brought to the attention of the audience, until the same cycle is completed.

I clearly remember when, some years ago, a serious train accident occurred and was reported by all the media. Unfortunately, tragedies may happen; fortunately, they happen rarely. That week, the media mentioned train accidents each day, even when there were none. Many things were said about this topic for a whole week until the media started to talk about a group of commuters who got stuck in the wagon of a local train just because of locked doors! Again, what’s the news?

“Another accident in the Milan railway station: commuters trapped in a wagon”. I still remember the images of those angry people locked behind the glasses of folding doors waiting for someone to set them free. But was it actually a train accident or just a mistake?

Obviously, the media reported the complaints of those commuters. We Italians like always complaining about something, to the extent that many television formats are precisely based on complaints.

But this is another story and I will tell it further on.[:]

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