Dalle “buone notizie” al giornalismo costruttivo: un’evoluzione necessaria

By 15 Gennaio 2019 Editoriali
[:it]Lo scorso marzo ho organizzato due piccoli eventi a Milano e Roma intitolati “Dalle buone notizie al giornalismo costruttivo”, dove ho invitato un ristretto gruppo di amici, colleghi e conoscenti: persone che mi conoscono da molto tempo e che hanno visto con quanta caparbietà e tenacia (io la chiamo testardaggine) ho continuato a perseguire il mio obiettivo nonostante i numerosi alti e bassi.

Oggi siamo qui: con la nostra Associazione, insieme ad un nuovo team di persone, stiamo cercando (ancora una volta) di portare un cambiamento nel mondo (quello delle notizie), che per quanto utopistico possa apparire, qualche effetto positivo lo stortirà comunque. Anzi, lo ha già sortito. Vi spiego perchè.

Lavoro con passione dal 2001 sull’impatto che le notizie hanno sul nostro umore, sulle persone e sulla società intera. Ma all’epoca, l’esigenza che sentivo emergere con forza non era ancora stata elaborata. Era molto più elementare e racchiudeva in due sole parole, dal grande potenziale, una possibile soluzione: buone notizie!

Era ciò di cui sia io sia le persone con cui mi confrontavo ogni giorno sentivamo maggiore bisogno: in quel particolare momento (le Torri Gemelle erano appena state abbattute) non si parlava di altro che di terrorismo. E così è partito tutto: da un bisogno fortemente sentito è nata un’idea semplice, forse ingenua o addirittura banale, che si è sviluppata in un percorso che ci ha portato negli anni fino a dove siamo oggi.

Ma ciò su cui ora voglio attirare la tua attenzione non è tanto la mia storia personale (quella te la racconterò un’altra volta), ma sull’evoluzione dalle “buone notizie” al “giornalismo costruttivo”, e su quali siano gli effetti positivi che ne sono sortiti a cui accennavo prima.

L’idea iniziale era risolvere un problema apparentemente semplice: raccontare ciò che non veniva raccontato dai mass media, o di raccontarlo in maniera diversa. Non avevamo un team di giornalisti. Eravamo semplicemente dei lettori che volevano vedere soddisfatto il loro bisogno creando qualcosa che non c’era: un giornale di buone notizie. Non abbiamo mai voluto dare spazio a “gattini salvati dai pompieri” o a notizie di poco spessore, ma desideravamo far vedere che informare in modo più costruttivo era possibile.

Fu così che dopo la nascita di BuoneNotizie.net (era il 2001), insieme ad un gruppo di amici abbiamo dato vita tre anni dopo all’Associazione Buone Notizie, che tra gli scopi definiti nell’articolo 2 dello suo statuto dichiarava di voler…

…offrire un’informazione libera da allarmismi falsi, inutili e dannosi per l’opinione pubblica, raccontando gli eventi da un punto di vista diverso;

offrire spunti di riflessione e di discussione in modo propositivo e costruttivo sugli eventi che accadono in Italia e nel mondo…

 

E di spunti di riflessione ne abbiamo dati, eccome: il progetto originario è stato imitato da RAI3 (con le “Good News” di Report), da Radio24 (con il format “Si Può Fare”) e dal Corriere della Sera (con l’inserto “Buone Notizie”). Nel frattempo noi siamo andati avanti: non ci siamo fermati a raccontare storie di eroi quotidiani che compiono azioni di coraggio o solidarietà, o semplicemente il lato positivo di una storia. Abbiamo fatto un passo in più.

Nel 2018 l’Associazione Buone Notizie è stata ridenominata Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, perché è con lo stesso spirito, seppur rinnovato nella squadra, che intendiamo perseguire il nostro obiettivo: restituire all’informazione il suo ruolo più autentico e più utile ai cittadini e alla democrazia, senza i titoli strillati e falsi allarmismi, utili solo a vendere più copie o fare più ascolti.[:en]Last March, I organised two events in Milan and Rome entitled “From good news to constructive journalism”, to which I invited a small group of friends, colleagues and acquaintances: they have all known me for a long time and have witnessed the resolution (or better, the stubbornness) with which I’ve constantly pursued my goal in spite of the highs and lows.

Today, our Association gathers a new team of people, who are trying (once again) to introduce a change into the world (the world of news.) This project may sound utopian but will surely bring along some positive effects. Actually, it has already brought along some, now I’ll tell you why.

Since 2001 I have been analysing the impact that news has on our mood, on people as well as on the whole society. However, at the time, I hadn’t recognised the urgency of that need yet. Initially, the project was more basic and relied only on two words, but with great potential and a possible solution: good news!

This is what the people around me and I strongly needed: in that specific moment (the Twin Towers had just collapsed), everybody talked about terrorism. This is how it all began: a strong need led to the creation of a simple project – maybe naive or even trivial – which later evolved until our present time. However, I don’t want to focus on my personal story (I will tell it later on), but rather on the evolution from “good news” to “constructive journalism” as well as the positive effects.

The initial purpose was to solve an apparently simple problem: talking about those topics neglected by the mass media, or reporting events in a different way. We had no team of journalists. We were just readers who wanted to meet their needs by creating something that didn’t exist yet: a newspaper telling good news. We never talked about “kittens saved by firemen” or minor news, but wanted to show that constructive information was possible.

Then, after the establishment of BuoneNotizie.net (in 2001), three years later I founded the Associazione Buone Notizie (Good News Association) together with some friends of mine. As specified in Article 2 of the Association by-laws, we aimed at …

…offering an information service free of any useless and harmful scaremongering, presenting events from a different point of view;

promoting proactive and constructive debates and discussions on the events that happen in Italy and in the world…

 

Our reflections have been successfully followed up: the original project, in fact, has been adopted by RAI3 (with the “Good News” section of Report), Radio24 (with the “Si Può Fare” format) as well as by the Corriere della Sera newspaper (with the ‘Good News’ reportage). Meanwhile, we have gone further: we didn’t settle for the positive aspects of an event or for the stories of the “heroes of the day” with their extraordinary courage or solidarity. We took one step forward.

In 2018, the Associazione Buone Notizie turned into the Italian Association of Constructive Journalism: with the same spirit, albeit with a new team, we want to pursue our goal: helping the world of information regain its genuine and useful role for citizens and democracy, without any false or pretentious titles just to increase the sales.[:]

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