Informazione e fiducia

By 9 Settembre 2020 Settembre 30th, 2020 Editoriali

Per far (ri)conquistare agli italiani la fiducia nell’informazione bisogna guardare oltreconfine ed ispirarsi al giornalismo costruttivo

Ogni giorno ciascuno di noi si affida alle notizie per comprendere il mondo, poter fare scelte adeguate relative alla propria vita e dare il proprio contributo alla società. Ma c’è un problema: invece che aiutarci a compiere dei passi avanti, le notizie ci lasciano spesso una sensazione di ingiustizia, rabbia frustrazione e impotenza. Con il passare del tempo tutto questo ci ha reso assuefatti e apatici di fronte all’enorme mole di cattive notizie.

In calo la fiducia nell’informazione

Di fronte a titoli strillati in continuazione su crisi, corruzione, violenza, incidenti e scandali, molti di noi hanno già deciso di non informarsi più. Secondo un sondaggio del 2017 condotto dal Reuters Institute di Oxford, il 48% degli intervistati ha dichiarato di non seguire più le notizie perché hanno un impatto negativo sul loro umore, il 37% sostiene di non fidarsi più delle notizie, mentre il 28% sente di non poter fare nulla a proposito dei problemi di cui parlano le notizie…

Perdita di credibilità verso la professione giornalistica

Questo non è solo un male per il settore dell’editoria, ma nuoce alla democrazia e alla società intera, distruggendo l’energia, la fiducia delle persone e la credibilità degli stessi giornalisti, rendendo più difficile per noi immaginare un mondo migliore.

Le notizie non dovrebbero essere così, ma dovrebbero anche mostrare come persone, comunità, istituzioni e organizzazioni, di ogni livello, lavorano ogni giorno per migliorare il mondo in cui viviamo. Ovviamente avremo sempre bisogno anche di giornalisti che denuncino le cose che non vanno, garantendo il buon funzionamento della democrazia e il rispetto dei diritti di tutti, ma è importante che le notizie ci aiutino innanzitutto a comprendere il contesto, ad avere il quadro completo, e a vedere anche le soluzioni in grado di rispondere ai problemi. Non solo ciò che non funziona, attirando ingannevolmente il lettore spettacolarizzando il titolo e la notizia.

Il giornalismo costruttivo (oltreconfine)

Viviamo in un’epoca di grandi cambiamenti, e ciascuno di noi merita di esserne protagonista anche grazie ad una corretta informazione. Sono sempre di più gli editori e i giornalisti, ahimè oltreconfine, che hanno compreso e colto i molteplici vantaggi di un nuovo approccio di fare informazione, chiamato “giornalismo costruttivo”, e che hanno deciso di raccontare i fatti in un modo nuovo, facendosi domande diverse, in modo da fornire una prospettiva più ampia in grado di fornire un quadro più esaustivo e completo che permette di comprendere davvero come stanno le cose, riguadagnando quella fiducia che nel tempo si era persa.

Denunciare ciò che non funziona è una prerogativa che garantisce il corretto funzionamento della società. Ed è doveroso, con lo stesso rigore del giornalismo investigativo, analizzare anche come possono essere risolti i problemi, raccontando i fatti, le storie, i casi di successo che, in situazioni simili, hanno portato soluzioni e possono quindi diventare esempi da seguire e imitare.

Come hanno dimostrato numerose ricerche e studi, tra cui quella condotta nel 2010 da due ricercatori dell’Università della Pennsylvania con un esperimento sui lettori online del New York Times e i numerosi sondaggi condotti in USA, Danimarca, e ora anche in Italia, il giornalismo costruttivo è la nuova chiave di lettura dell’attualità e del mondo che cambia. In meglio.

Fuori dal nostro Paese, editori e giornalisti sono stati molto più lungimiranti di noi, in particolare in nord Europa e negli Stati Uniti, dove sono nate due grandi organizzazioni non-profit finanziate con una pioggia di soldi da fondazioni filantropiche e fondi di grandi investitori, oltre ad essere state patrocinate dall’ONU per continuare a seguire questa strada.

E in Italia?

In un Paese dove gli editori puri si contano sulle dita di una sola, il terreno per far attecchire un giornalismo più costruttivo e quindi più rispettoso nei confronti del lettore è molto più arido.

Nonostante questo, anche in Italia c’è chi ci crede: lo scorso maggio è nata in sordina l’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo, una non-profit che ha già iniziato a dialogare con i professionisti dei media, istituzioni ed enti, tra cui l’Ordine dei Giornalisti, per promuovere questa nuova forma di giornalismo che può davvero portare un cambiamento dall’impatto sociale enorme, ma che fa bene anche al business: i grandi editori che lo hanno già adottato, come BBC, New York Times, le tv di stato danese DR e quella norvegese NRK, hanno già recuperato l’audience persa in 20 anni di cattiva informazione. Noi cosa stiamo aspettando?

Questo articolo è stato pubblicato anche su AGI.it

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