Sul coprifuoco, in Lombardia e in altre Regioni, i mass-media hanno generato confusione.
 

Ieri, in Italia, una quantità impressionante di cittadini ha dato per scontato che con giovedì partisse il coprifuoco in Lombardia. Peccato che in realtà, nonostante i titoloni pubblicati dai giornali, ieri il coprifuoco in Lombardia fosse tutt’altro che certo come ha dimostrato la frenata di Salvini. Cos’è successo? Perché è stata data per assodata una notizia che in realtà, fino alla tarda mattina di oggi, non era ancora stata confermata? Qual è la chiave del gigantesco misunderstanding? La risposta, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti e riguarda i media. O meglio, la gestione in base a cui la maggior parte dei media più diffusi sta affrontando il tema della pandemia.

Come ben sa chi si occupa di fake news e di debunking, bufale e disinformazione stanno spesso nel titolo, più che nel corpo di un articolo. È quello che è successo anche ieri quando diversi titoli hanno gridato al coprifuoco in Lombardia chiarendo poi, fra le righe degli articoli, che in realtà la richiesta di Fontana aveva ricevuto solo il sì ufficioso del ministro Speranza. Il problema, però, è che - come è risultato da una ricerca di qualche anno fa - la maggior parte dei lettori si ferma al titolo, senza leggere il contenuto degli articoli. Cosa che ovviamente finisce per veicolare un livello di disinformazione preoccupante.

Sempre tornando alla giornata di ieri, fra i giornali c’è anche chi è riuscito ad andare oltre. Nel primo pomeriggio, una famosa testata ha pubblicato un titolo (corretto alcuni minuti dopo) che annunciava nientedimeno un “lockdown in Lombardia dalle 23, così come in Campania”. Ora, per quanto il titolo sia stato parzialmente corretto poco dopo, non ci vuole molto a capire . . .

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