Il vaccino per il Covid è arrivato in Italia.

Con lui anche una pessima pagina del giornalismo nostrano. Da domenica 27 dicembre 2020 i principali media del Paese sono impegnati, infatti, in una cronaca minuto per minuto dell’arrivo in Italia delle prime magiche fialette del vaccino Covid. Un momento certamente importante, storico. Un momento che ha dato la stura al peggio del peggio del giornalismo digitale tricolore, avviluppato in una spirale mono-argomento che ci sta massacrando le pupille e i padiglioni auricolari con un battente rincorrersi di voci, immagini, video, suoni assortiti.

Tutto il vaccino Covid minuto per minuto

L’arrivo in Italia, il passaggio del confine, l’autista che guida il furgone con le prime dosi, l’arrivo a Roma, il primo vaccinato, le prime parole, il primo medico, il primo infettivologo, le fake news sul vaccino Covid, il vaccino Covid che si sposta per la penisola: una catena lunghissima di spot.

Il primi fruitori in Lombardia, Piemonte, Friuli e via via tutte le regioni. Una “vaccineide” condita da un’interminabile serie di dichiarazioni inutili e ridondanti. Parole sbrodolate da un susseguirsi di politici di ogni partito, ordine e grado, ma anche di pensatori e perfino di gente comune, di “si-vax” e di “no-vax” cui viene dato spago per riempire il vuoto di questa situazione. Una sorta di “Tutto il vaccino Covid minuto per minuto” nel quale i video e le dichiarazioni sembrano quelle di un qualsiasi dopopartita calcistico. Con la distinzione che, almeno, i calciatori non fanno i virologi quando parlano…

Parole al vento senza tregua

“Emozione unica”, “Un momento storico”, “Vacciniamoci tutti”, “La fine del tunnel” e dall’altra parte “Il vaccino è un complotto!” o un più dolce “nel vaccino c’è acqua e zucchero!”. Nel V-Day (un’offesa vera e propria richiamare il D-Day, ben altro giorno in cui si fece la storia) l’unica cosa emersa chiaramente è la clamorosa involuzione del giornalismo che trasforma i media italiani nella timeline di un social, assieme a un’altra assenza terrificante.

La mancanza di memoria e di rispetto

Per essere chiari, si è notata l’assenza di delicatezza in questo momento così particolare della nostra storia recente. La vaccineide ha tolto di mezzo memoria e rispetto. Nessuno, infatti, si è occupato di tenere a freno l’ordalia dei pezzi, pezzulli e pezzetti su questi giorni del vaccino Covid, pensando al fatto che ci sono decine di migliaia di persone che questo vaccino non lo potranno prendere. Già, perché sono già morte. Una terrificante amnesia collettiva, un maciullamento del rispetto per i morti.

Vaccino Covid Day: una festa da voyeur

Nessuno è riuscito a tenere a freno il voyeurismo da buco della serratura per vedere il vaccino Covid e per sospirare “chissà quando tocca a me…”. Nessuno ha esitato un attimo prima di pubblicare pensando che se sono 70mila i morti che il Covid ha già fatto, sono centinaia di migliaia le persone cui il Covid ha strappato via un pezzo della vita e alle quali il vaccino adesso sa di atroce beffa. Persone che magari in questo momento, mentre leggi, devono salutare via smartphone un genitore che domani non rivedranno più.

La banalità del male: questione di click e di propaganda

Questo “vaccino Covid day” minuto per minuto, a chi giova? Giova ai siti, ai media, alla loro caccia al click che ha raggiunto l’assurdo di condizionare il giornalismo fino a farlo diventare una grancassa di quello che dice la piazza virtuale dei social network. Non esiste altro nelle prime pagine dei media italiani in queste ore, forse in questi giorni… forse in questi mesi.

Ormai è un tale circolo vizioso che non importa alcunché l’atto di interpretare la realtà per informare, cosa che il giornalismo dovrebbe fare ogni giorno. L’unica cosa che conta è alimentare le cloache dei social facendo diventare i siti di informazione dei meri ripetitori di quello che la piazza della rete vuole vedere, sentire, toccare, spiare.

La tattica dei “panem et circenses”

Questione di click, ma anche questione di propaganda, perché se in prima pagina ci va il vaccino Covid day, scendono in seconda, terza, quarta, millesima posizione, cose come il collasso dell’economia (un dato a caso: 400mila imprese in meno nel 2020), la scuola sbrindellata, la sanità in tilt, la politica del nulla, l’assenza di progetti per il futuro, l’assenza di una visione strategica per il Paese, la distribuzione di ristori e bonus che sono cerotti per una nazione sbudellata dalla crisi.

Si parla di una tattica che è in voga da 20 secoli in Italia. Il poeta Giovenale la sintetizzò così: “Panem et circenses“, pane e giochi circensi. Ecco quello che serve all’Italia. Nelle ore in cui il vaccino gira nelle vene dell’Italia non ci si preoccupa più nemmeno che il panem sia molto meno di prima. Bastano i circenses della fialetta.

Ci vorrebbe un altro vaccino

I media italiani sono talmente rimbambiti da questo corto circuito che, in poche ore, hanno iniziato a sostituire il vaccino Covid day con “la morsa del maltempo” sul Nord Italia. Eh beh, perché è notizia che in inverno nevichi, si sa…

La verità è che ci vorrebbe un altro vaccino, dopo quello del Covid. Sto parlando quello contro un giornalismo che è diventato solo cassa di risonanza e non cassa di dissonanza, megafono di qualche centro di interesse e non strumento per capire il presente e costruire un futuro migliore.

Così a chi ci vuol distribuire circenses facendoci dimenticare del panem potremmo magari rispondere: “Eh no, a fare tutto il vaccino minuto per minuto noi non ci stiamo…”.  Dovrebbe essere un vaccino culturale, un vaccino che immetta nel circuito dell’informazione un giornalismo diverso. Si tratta di un vaccino sul quale noi di Buone Notizie stiamo lavorando da tempo. Alla fine troveremo la cura anche per questa malattia.

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