Gli italiani hanno bisogno di buone notizie: ben 8 su 10, infatti, sentono la necessità di notizie positive in grado di offrire una via d’uscita dalle difficoltà. Il dato, fornito da una ricerca demoscopica di AstraRicerche, mette in risalto l’urgenza di un giornalismo radicalmente diverso da quello che, negli ultimi decenni, ha affollato le pagine dei giornali e le piattaforme online con contenuti esclusivamente distruttivi e catastrofici.

Il giornalismo costruttivo, orientato non solo alla denuncia del problema, ma anche alla sua soluzione, rappresenta la risposta a questa necessità. Scopo principale di questo approccio è favorire la creazione di una comunità democratica, costituita da cittadini attivi e partecipi alla vita comune.

In fin dei conti, che cos’è il giornalismo?

Se lo chiedevano anche Carl Bernstein e Bob Woodward, i due giornalisti del Washington Post che con le loro indagini diedero il via allo scandalo Watergate, dopo il quale il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon dovette dimettersi. La loro risposta a questa domanda?

“Il giornalismo è la migliore versione ottenibile della verità”.

Il giornalismo costruttivo vuole porsi come un’informazione veramente libera, non asservita alla diffusione ossessiva di cattive notizie allineate al noto schema anglosassone “a bad news is a good news“. Questo tipo di approccio vuole incarnare ciò che il giornalismo dovrebbe essere, conformemente a quanto stabilito dalla Carta dei doveri del giornalista:

Rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini, diffondendo informazioni di pubblico interesse […] nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile“.

Principio e fine del giornalismo costruttivo è raccontare i fatti nella loro oggettività coniugando denuncia del problema, analisi critica del fenomeno e soprattutto ricerca delle soluzioni, al fine di rendere l’utente veramente informato e motivato all’azione.

Lontano dal buonismo, questo nuovo tipo di approccio non vuole mostrare solo i problemi. già amplificati dai mass-media, ma riportare anche le soluzioni che hanno risolto quel problema con successo e che possono essere potenzialmente replicate altrove da persone, comunità o istituzioni.

Raccontare i fatti nella loro completezza permette l’instaurarsi di un rapporto di fiducia con il lettore, non più inteso come mero destinatario di un’operazione comunicativa “da uno a molti”, ma come cittadino correttamente informato e titolare di diritti e doveri, in grado di scegliere per la propria democrazia.

Informare i lettori sulla realtà (e non sulla sua percezione) rende le persone libere, in grado di decidere consapevolmente e propense ad agire. In questo senso il giornalismo costruttivo, diffondendo non solo ciò che non va, ma anche ciò che funziona.

La cattiva informazione “nuoce gravemente alla salute”

Un’informazione orientata solamente ai fatti più gravi escludendo il resto pesa sul nostro stato psicologico. Come riporta AstraRicerche, 4 italiani su 10 ammettono di soffrire di cattivo umore, senso d’impotenza e abbattimento morale a causa delle informazioni riportate dai media arrivando nel migliore dei casi a uno stato di apatia e assuefazione. Nei casi più gravi si può arrivare a sperimentare ansia e depressione, con conseguente ricorso alle cure con aggravio dei costi sul Servizio Sanitario Nazionale. Lo sai che tutto ciò può arrivare a costare fino a 200 euro pro-capite ai contribuenti? Ne abbiamo parlato qui.

Conoscere storie positive e soluzioni ai problemi consente invece di uscire da questo circolo vizioso, causato da una narrazione focalizzata esclusivamente su ciò che non funziona. L’approccio costruttivo muove da istanze teoriche radicate nella psicologia positiva e nelle metodologie del problem solving, al fine di restituire alle persone quella che è un’esigenza umana, nonché l’essenza della motivazione: la speranza, da intendersi non come attesa passiva, ma come forza propulsiva capace di produrre cambiamento.

La speranza, il motore dell’azione

Il giornalismo delle soluzioni persegue la speranza così come intesa dallo psicologo Charles Snyder. “La speranza si configura come uno stato motivazionale positivo – afferma Snyder – che si basa sull’interazione tra il senso di successo nel produrre le strategie cognitive da utilizzare nel conseguire un determinato fine e il senso di successo nel produrre l’energia mentale per realizzare la finalità desiderata”.

Le ricerche condotte da Snyder hanno dimostrato come tale capacità aiuti gli individui ad elaborare strategie di problem solving e ad affrontare con atteggiamento propositivo, dunque più vincente, problemi e situazioni stressanti.

Una ricerca dell’Università della Pennsylvania suggerisce che le notizie positive diventino virali più facilmente rispetto a quelle negative, oltre che lasciare i lettori maggiormente informati e propensi ad agire. “Le persone non cambiano semplicemente perché qualcuno gli fa notare i problemi, – dice David Bornstein, co-fondatore del Solutions Journalism Network insieme al Premio Pulitzer Tina Rosemberg – cambiano se sanno che il cambiamento è possibile e se conoscono i modelli da seguire”.

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Carlotta Sganzerla

Carlotta Sganzerla Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni, la dimensione morale, portandomi ad analizzare questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Abbraccio questi temi prospettando soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la mia scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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