Insegnare ai bambini la segnaletica stradale, divertendosi con le app

Internet e bambini: c’è chi dice sì e c’è chi dice di no, ma l’interazione tra il mondo del web e l’infanzia è ormai un dato di fatto. Le app per bambini spuntano come funghi: sono giochi, strumenti per imparare i versi degli animali o per iniziare a masticare l’inglese; si tratta quindi di applicazioni che si collocano in toto nel mondo dell’infanzia e che stabiliscono implicitamente un rigido spartiacque tra adulti e bambini. Negli ultimi mesi, però, l’Italia ha lanciato alcune app concepite in base a una visione totalmente nuova: si tratta di strumenti concepiti per insegnare ai bambini a capire il mondo degli adulti e a muovere i primi passi nella realtà dei loro genitori.

Ecco quindi Vigilandia, la app disponibile sia per Android che per Apple, che insegna ai bambini la segnaletica stradale. Fatto curioso: Vigilandia non nasce in una mecca del traffico come Milano o come Roma, ma a Pavia; la app – pensata dallo studio Caramella Watt – è infatti stata lanciata proprio dal Comune della città nell’ambito di un progetto che ha portato nelle scuole lo studio della segnaletica stradale e del corretto comportamento da tenere (non imbrattando i muri e non commettendo atti di vandalismo, per esempio). La app si pone quindi come lo step conclusivo di un progetto educativo a lungo raggio e vissuto in primo luogo dal vivo. Più che una novità, in questo senso, rappresenta un intelligente adattamento del linguaggio degli adulti al mondo sempre più digitale dei bambini.

Diverse sono le cose per quanto riguarda il portale del Parlamento Italiano intitolato “Parlamento dei bambini”. In questo caso l’idea di fondo sembra davvero titanica: sfido chiunque – infatti – a spiegare in “bambinese” il complesso mondo della politica e dei suoi linguaggi. La app, correlata da una sorta di dizionario ludico intitolato ParlaWiki (su cui vengono spiegati attraverso immagini termini come deputato, bicameralismo ecc…) si propone come uno strumento interattivo, anziché passivamente didascalico, basato sul gioco e sulla partecipazione diretta del bambino. Un esempio? Il divertentissimo strumento “Facciamo una legge”, in cui il bambino viene invitato a presentare una legge e inizia l’iter costruendo in modo personalizzato il suo fumetto come deputato, viaggiando fino a Montecitorio in mongolfiera e proponendo infine una propria legge. La politica non viene sminuita a gioco, quindi, ma viene decodificata e resa fruibile attraverso il linguaggio ludico.

App diverse, esigenze diverse ma in entrambi i casi, balza all’occhio un elemento di fondo: il fatto, cioè, che le applicazioni siano state messe a punto non dai privati , ma dalle istituzioni, nella fattispecie dal Parlamento Italiano e dal Comune di Pavia. Iniziare a parlare il linguaggio dei bambini per farsi capire potrebbe rappresentare un importante passo avanti rispetto alle nuove generazioni. Che la fantomatica “cosa pubblica” sia in realtà molto più a portata di mano di quanto si pensi?

 

Potrebbe interessarti anche:

Dialogo diretto tra Comune e cittadini: con una app è più facile

Gym Pact: la app che ti aiuta a stare in forma. E se sbagli paghi.

 

Per approfondire: ParlaWiki – “Facciamo una legge”

Martina Fragale

About Martina Fragale

Martina Fragale è autrice e ghost writer ed è diventata giornalista pubblicista grazie alla collaborazione con BuoneNotizie.it. Ha approfondito il tema del giornalismo costruttivo a Londra, in Olanda e in Danimarca ed è in questa prospettiva che si occupa di varie tematiche, legate soprattutto all'ambito dell'innovazione sociale. Collabora con Buone Notizie dal 2010.

One Comment

  • Avatar Aurelio ha detto:

    Una bella iniziativa contando che ormai la tecnologia avanza senza guardare avanti, quindi era ora di trovare un modo di insegnare qualcosa di utile ai bambini con la tecnologia……

Leave a Reply