Da mostri che deturpano il paesaggio a baluardi che difendono la biodiversità marina. Il nuovo destino delle piattaforme offshore.
In tutto il mondo ci sono circa 12mila piattaforme offshore di cui 138 in Italia. Da sempre sono considerate dei demoni che distruggono il paesaggio e l’ecosistema marino. Eppure, in maniera piuttosto sorprendente, recenti studi evidenziano come non lo siano del tutto. Secondo la National Academy of Sciences degli Stati Uniti le piattaforme petrolifere offshore sono tra gli habitat ittici più produttivi al mondo.
La biologia marina delle piattaforme offshore
Secondo Milton Love, biologo marino che studia gli impianti offshore da oltre un ventennio, le piattaforme forniscono cibo alla fauna marina, riparo dai predatori e un terreno di riproduzione sicuro. Per alcune specie costituiscono dei vivai ancora migliori delle barriere coralline naturali. I piloni, ad esempio, sono il terreno di riproduzione perfetto per le minuscole larve di pesce. Un esempio per tutti è rappresentato dallo scorfano bocaccio. Questa specie di fauna marina è a rischio estinzione, ma sono presenti in densità molto elevata sulle piattaforme petrolifere. “Nemmeno sulle barriere coralline naturali succede questo”, spiega alla BBC Milton Love.
Soluzioni alternative allo smantellamento
Il dilemma di cosa fare delle piattaforme offshore esaurite resta comunque complesso. Questi recenti studi dimostrano infatti che una volta esaurito il loro compito gli impianti non andrebbero smantellati. Le strutture, presenti da anni, risultano essere ormai degli habitat ed ecosistemi marini veri e propri e se venissero rovesciate porterebbero alla perdita e distruzione totale di essi. Il risultato sarebbe quindi disastroso per l’ambiente marino. A . . .

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