L’uso dell’intelligenza artificiale nel giornalismo è, ormai, una realtà assodata. Un cambiamento che determina nuove modalità di lavoro, processi di automazione che offrono grandi vantaggi, ma che continuano a destare dubbi sul loro corretto utilizzo.

Gli usi comuni di intelligenza artificiale nel giornalismo

Era il 2022 quando Open AI ha lanciato per la prima volta ChatGPT, il chatbot di apprendimento automatico in grado di rispondere in maniera pertinente alle domande poste da un operatore umano. Molti sono stati i progressi compiuti, in termini di affinamento delle capacità della macchina e di altre piattaforme di intelligenza artificiale.

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Ora, molto più di prima, l’AI diventa funzionale anche alla semantica di un testo e non solo nei processi più automatici di ambito redazionale. Il recente Report dell’Associated Press inquadra in maniera dettagliata lo scenario attuale, attraverso un sondaggio rivolto a 292 professionisti del settore.

Gli ambiti di utilizzo più comuni, come confermato dagli intervistati, sono quelli che vanno dalla produzione di contenuti testuali (titoli di notizie, post sui social media, newsletter ecc.) e multimediali (editing di immagini, illustrazioni, infografiche ecc.).

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Il problema principale resta la trasparenza dei contenuti prodotti con AI, così come di regole chiare da seguire per le redazioni giornalistiche.

A marzo 2024, l’AI Act europeo è entrato in vigore. Un quadro normativo in cui si dà particolare importanza alla tutela della privacy e del diritto d’autore, nei diversi ambiti di applicazione dei sistemi di intelligenza artificiale.

Un esempio per quel che riguarda l’informazione è l’art. 52, in cui si fa riferimento all’obbligo di segnalare in maniera chiara i contenuti generati e manipolati con AI, attraverso dei watermark. Questo permette di contrastare fenomeni di disinformazione, quali il deepfake di immagini e video e i contenuti a essi correlati.

Analogamente, in Italia la legge sulla Trasparenza di Contenuti Generati da Intelligenza artificiale, approvata il 23 aprile 2024, mira anch’esso alla tutela del diritto d’autore e dei lavoratori, adeguandosi in pieno all’AI Act europeo.

AI nelle redazioni giornalistiche italiane

L’intelligenza artificiale nel giornalismo non si presenta come qualcosa di futuristico. In Italia, diverse redazioni adottano un approccio consapevole e professionale nell’utilizzo degli strumenti di AI.

Slow News, diretto da Alberto Puliafito, ne rappresenta un esempio virtuoso. Secondo la policy di Slow News, l’uso delle intelligenze artificiali generative riguarda l’assistenza del lavoro giornalistico, in termini di riassunti, idee per titoli o illustrazioni.

Redazioni come Il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore cercano di implementare gli strumenti di intelligenza artificiale, investendo sull’innovazione e sulla formazione dei giornalisti. Ad esempio, è stata sperimentata la versione audio degli articoli, riprodotti automaticamente, attraverso l’uso di un sistema di sintesi vocale.

I limiti etici

Questa nuova frontiera del giornalismo reca con sé grandi opportunità, ma anche dei limiti di cui bisogna tenere conto per poterla usare in maniera davvero responsabile, senza abusarne.

Particolarmente delicato è, poi, il tema del trattamento dei dati personali. Questi sono input che vengono incamerati e appresi dai sistemi di intelligenza artificiale, permettendone il loro stesso sviluppo. Fondamentale è, dunque, gestire questo enorme flusso di dati, tutelando il più possibile la privacy degli utenti.

A questo si aggiunge il timore che questi strumenti finiscano per sostituire sempre di più l’uomo, comportando una perdita di posti di lavoro e crisi nel settore.

L’intelligenza artificiale deve essere considerato uno strumento di potenziamento del lavoro del giornalista. A quest’ultimo, spetterà sempre il ruolo insostituibile di arbitro dell’informazione.

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Elena Musolino

Laureata in Lettere moderne, specializzata alla magistrale di Giornalismo e comunicazione multimediale. Particolarmente attenta ai temi ambientali, appassionata di cinema e amante della cultura, in tutte le sue forme. Aspirante pubblicista per Buonenotizie.it

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