Casa del futuro: il design risponde ai bisogni della società

Cerchi casa in un epoca in cui il lavoro ti rende sempre più nomade? Vuoi trovare un’abitazione dal costo abbordabile? Ci pensa il design, progettando e realizzando ipotesi creative sulla casa del futuro. E ce n’è davvero per tutti i gusti.

La palma d’oro dell’originalità, in questo senso, dovrebbe andare al designer spagnolo Martin Azua e alla sua avveniristica Basic House, recentemente collaudata a Barcellona e presentata in alcune prestigiose location, fra le quali il MoMA di New York. Se pensiamo  alle sinuosità barocche e sensuali della città di Gaudì a Barcellona, di queste la casa di Azua ha ben poco.

La sua Basic House, infatti, è una scintillante tenda cubica in poliestere metallizzato: si gonfia con il calore del sole e a contatto col corpo umano ed  è rigorosamente pensata in vista dell’autosufficienza energetica, a livello termico. D’estate si mantiene fresca grazie alla superficie metallizzata autoriflettente, d’inverno si mantiene sufficientemente calda grazie alla conservazione del calore corporeo. Ma non è tutto, la Basic House ha un pregio in più, che le tende da campeggio non hanno: quando non viene utilizzata, può essere facilmente piegata e ridotta a dimensioni minime. Una casa formato tascabile (nella foto a lato).

L’ipotesi abitativa di Azua, richiama altre sperimentazioni che sono state presentate (e talvolta collaudate) nell’ultimo.

Si pensi, per esempio, all’essenziale (anche se, forse, un po’troppo angusta) Casa Uovo, progettata un anno fa da un giovane designer cinese per trovare un’originale via d’uscita al problema dei pochi e costosissimi alloggi di Pechino. La Casa Uovo di Dai Haifei è una sorta di minuscola roulotte ovale, interamente costruita con materiale riciclabile (bambù e sacchi di iuta): il giovane designer cinese ha personalmente collaudato l’abitazione, accampandola nei pressi del proprio ufficio e vivendoci per due mesi. Unica “pecca” della Casa Uovo: l’assenza della toilette e di uno spazio per cucinare.

Molto più funzionale è invece la Casa Cubo, presentata l’anno scorso al Festival della Scienza di Edimburgo dall’architetto irlandese Mike Page: 9 metri quadrati di spazio pensati su due piani e costruiti interamente con materiali ecosostenibili, con tanto di impianto fotovoltaico.

Le atipiche case realizzate da questi designer non rappresentano ancora un’alternativa fruibile alle abitazioni tradizionali, o una risposta concreta al problema degli alloggi. Le diverse soluzioni rappresentano, per il momento, un puro concept e si collocano ancora a metà strada tra l’arte, l’ingegnosa scoperta tecnologica e i bisogni reali.

Sono, però, al tempo stesso, una risposta creativa a tali bisogni e potrebbero costituire un ottimo punto di partenza per ripensare in modo del tutto nuovo (e perfettamente al passo con i tempi) il rapporto fra individui e abitazioni, nel contesto di una società in vertiginoso cambiamento.

 

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