La tecnologia del CNR in aiuto del design italiano

Erano gli albori degli anni Sessanta quando Achille Castiglioni, uno dei padri del design italiano, progettava alcune celebri lampade come Taraxacum e Viscontea, realizzate grazie ad un materiale sintetico considerato, allora, di nuova generazione, il  Cocoon®. Ora quel materiale sembra subire i segni del tempo e per preservare i capolavori del nostro design – non solo oggetti splendidi, ma settore ancora vitale per la nostra economia – entra in campo la tecnologia, con un esperimento internazionale guidato dal nostro CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Una serie di oggetti da collezione, provenienti da uno dei templi del design italiano, cioè il “Triennale Design Museum” di Milano, sono stati sottoposti ad analisi.

Grazie ad una sofisticata tecnica, per cercare di capire la natura del loro degrado “abbiamo utilizzato fasci molto intensi di luce all’infrarosso, la migliore per studiare le trasformazioni chimiche nei polimeri” spiega Austin Nevin (nell’immagine a lato), dell’Istituto di fotonica e nanotecnologie del nostro CNR – che ha guidato il gruppo di studiosi impegnati nell’esperimento – “i raggi impiegati per entrare nel sottilissimo e superficiale strato di polimero sono mille volte più sottili di un capello umano e rendono possibili l’identificazione delle trasformazioni chimiche e la mappatura dettagliata dei fenomeni del degrado.

Il  Cocoon®, il materiale con cui sono realizzate le lampade, è un polimero, cioè un materiale in cui tante singole molecole, i monomeri, dotate ognuna di peculiari proprietà, si aggregano a formare una struttura più complessa – il polimero appunto – come fossero singole tessere di un mosaico  composte in un disegno articolato.

Le lampade dei nostri designer – come quella di Achille Castiglioni nell’immagine a sinistra – venivano realizzate creando un involucro spruzzando il  Cocoon® su una pellicola, che poi veniva montata su un telaio metallico. Molteplici i risultati finali, caratterizzati da grande leggerezza e mutevolezza delle forme, mentre gradevole e naturale era la luce generata da queste lampade.

E proprio sulla trasformazione del materiale nel tempo, Nevin ha aggiunto “la causa del degrado è nella composizione chimica di questi oggetti, che integra lunghe molecole organiche, i polimeri, con additivi che danno al materiale le proprietà desiderate: plasticità, lavorabilità, colore, resistenza alla temperatura”. Quando i legami tra i vari componenti chimici che compongono il materiale si spezzano, e gli additivi si “allontanano” da esso, il materiale stesso perde le sue proprietà.

La lo studioso del CNR è ottimista: “ci vorrà ancora del tempo, ma una volta evidenziata l’origine della decomposizione del polimero, sarà possibile sviluppare trattamenti chimici per la composizione degli oggetti”.

E’ stato coinvolto nell’esperiment non solo il nostro CNR,  ma anche il Dipartimento di chimica, materiali e ingegneria chimica “Giulio Natta” del Politecnico di Milano, guidato da Lucia Toniolo. L’esperimento è stato condotto all’ESFR (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble, in Francia.

L’immagine di copertina è di G. Duvernay, INSIGN STUDIO, ESRF

Nell’immagine qui sopra, a sinistra: una lampada di Achille Castiglioni tratta dal sito http://www.achillecastiglioni.it

 

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