Azienda biomed "chiusa per terremoto" riapre a Brescia

By 11 Giugno 2012 Magazine, Storie

Il sisma che ha piegato l’Emilia Romagna e il Mantovano ha costretto la Ri.Mos. di Mirandola – azienda del settore Biomedicale – a sospendere la produzione di materiale per gli ospedali. Ma la proprietaria, Maria Gorni (nella foto), non si è data per vinta: ha discusso con dipendenti e sindacati la possibilità di un temporaneo trasferimento dell’attività alla sede bresciana dell’azienda, con l’aiuto dell’amministrazione provinciale locale.

Il terremoto li ha messi in ginocchio, minando le fondamenta di un comparto, quello Biomedicale,  che da solo rappresenta l’1,5% del PIL nazionale. Ma gli imprenditori del settore non si sono arresi. Anzi, dopo le terribili scosse del 20 e 29 maggio scorsi, si sono rimboccati le maniche per salvare la produzione e i posti di lavoro. Anche a costo di trasferirsi temporaneamente lontano dall’Emilia.

“Non siamo stati ad aspettare le leggi. Sennò eravamo morti”, puntualizza subito Maria Gorni – responsabile del Consobiomed, il consorzio di una trentina di PMI dell’importante distretto travolto dal terremoto. Distretto che è stato anche citato dal presidente Giorgio Napolitano come “l’eccellenza che l’Italia non può permettersi di perdere”.

Maria Gorni mette subito in chiaro di parlare solo a nome dei suoi associati (nel distretto Biomedicale, infatti, ci sono anche multinazionali che non ne fanno parte). Ma non ha dubbi: Tra noi non è stato fermo nessuno, non abbiamo aspettato i vigili del fuoco. Gli imprenditori sono entrati di notte per portare via quel che si poteva salvare. Io l’ho fatto a mio rischio, con la mia famiglia. Non ho fatto venire nessun dipendente. Ci mancherebbe”.

Agibilità o meno, con o senza decreto, nel giro di pochi giorni Maria Gorni ha riattivato l’amministrazione della sua azienda, la Ri.Mos. “Vendo ad ospedali in 76 paesi del mondo, potevamo stare fermi?”. A Brescia, in massimo 10 giorni, la produzione sarà al 100%. “Ho un’altra sede a Brescia. L’ho spostata temporaneamente. Ho parlato con i sindacati e i dipendenti. Hanno accettato di fare la spola”.

Ogni giorno, una decina di dipendenti della Ri.Mos. (su un totale di 32), oltre a vari mezzi, vanno e vengono da Brescia per portare merce e personale. Nel frattempo, la Provincia di Brescia sta lavorando per trovare alloggi temporanei da destinare ai pendolari del sisma. Disagio sì, ma anche l’orgoglio di “non aver messo nessuno in cassa integrazione, tranne le due persone che facevano le pulizie, perchè non ho più il capannone da pulire”L’obiettivo è chiaro: ripartire a Mirandola, grazie all’aiuto che Brescia e il suo tessuto imprenditoriale potranno dare ai colleghi sfollati. “Di sicuro torneremo in Emilia prima dell’inverno”, afferma Maria Gorni.

Il Consorzio Consobiomed sta facendo un censimento di tutto quello che serve alle aziende per ripartire, per cercarlo sul mercato. “Ci servono le camere bianche, le strutture obbligatorie per assemblare i prodotti del biomedicale. Il nostro problema è che se cambiamo anche solo una parte della linea produttiva, dobbiamo rifare tutta la certificazione, obbligatoria per vendere i nostri prodotti”.

Ma nel dramma ci sono anche cose buone: le banche “hanno chiamato subito per sapere se ci serviva qualcosa”. Due Ausl della Toscana hanno saldato sull’unghia gare del 2011 per prodotti di ginecologia. C’è una testarda volontà di non voltarsi indietro, di non dimenticare l’enorme parte negativa del terremoto.“La distruzione, le vittime, e anche il fatto che delle aziende da qui se ne andranno”, continua Gorni . “Un mio collega ha spostato la produzione in Sardegna. Credo che non tornerà”.

Maria Gorni guarda già avanti, a Brescia e dintorni, e trova nel terremoto anche un aspetto positivo: “Mai in Italia si era parlato del biomedicale mirandolese. Ora ci si è accorti che esiste un’eccellenza. Qualcuno se ne andrà, ma – grazie a questo – qualcun altro potrebbe arrivare. E Brescia diventerà presto la rampa per ripartire e continuare a sperare. Anche dove il terremoto ha spento il sorriso e rischiato di far chiudere con i suoi tremori anche le ditte più importanti. Lo ha capito Maria Gorni, pronta a passare qualche mese nel bresciano, prima di tornare a Mirandola a continuare la storia interrotta il 29 maggio 2012.

Fonte:  www.bresciaoggi.it

 

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