1500 opere d'arte trafugate dai Nazisti ritrovate a Monaco di Baviera

di 4 Novembre 2013Curiosità, Magazine

Circa 1.500 pezzi di valore inestimabile. Una vera e propria wundercammer della memoria d’arte. Un tesoro che si pensava perduto, distrutto dai bombardamenti che colpirono la Germania e l’Europa intera e che, come spesso accadde, non risparmiarono le meraviglie dell’arte.
Ma non questa volta.
Rimaste nascoste per più di sessant’anni in una vecchia cantina, riemergono ora in superficie alcuni capolavori dei maestri dell’ Impressionismo, del cubismo del modernismo otto-novecentesco.
Molte di queste opere  vennero requisite durante la dominazione nazista poiché  considerate “arte degenerata”, appartenenti cioè a quelle correnti artistiche contemporanea lontane dai sistemi di valori nazisti e di esaltazione della razza.
Così il Terzo Reich preferì rinchiudere in uno sgabuzzino le opere di Picasso, Matisse, Klee, Chagall e molti altri ancora. Era cosa nota, la predilezione di Hitler per le  opere che fossero rappresentazione del super Uomo. Un caso emblematico è l’Isola dei Morti‘ dell’artista Arnold Bocklin.
Il ritrovamento è avvenuto in uno scantinato, dove le opere d’arte erano accatastate come vecchi cimeli proprio a ridosso di un muro di scatolette di fagioli e frutta, di un vecchio e ammuffito appartamento a Monaco, nel quartiere di Schwabing, di proprietà di una facoltosa famiglia tedesca.
La vicenda del recupero ha dell’incredibile e ancora una volta la realtà supera l’immaginazione. Le 1500 opere vennero originariamente  acquistate dal mercante d’arte Hildebrand Gurlitt durante gli anni della guerra. Nascoste successivamente dal figlio Cornelius in casa per oltre 50 anni, vennero -per così dire- dimenticate dai contemporanei. Fino a quel pomeriggio di settembre 2010, quando l’ottuagenario Cornelius Gurlitt, che non aveva lavorato un giorno della sua lunga e agiata esistenza, durante un controllo di routine su un treno proveniente dalla Svizzera, venne trovato in possesso di una busta piena contenente 9.000 euro e una serie di cartelle vuote, che insospettirono i doganieri.
Da lì partì un indagine che si spinse fino all’abitazione dell’uomo dove, come un vaso di Pandora, restituì alla luce i preziosi scomparsi.

 
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