E se per misurare il benessere si usassero i testi delle canzoni?

By 3 Dicembre 2013 Curiosità, Magazine

Grazie all’esplosione del fenomeno Big Data, che permette di analizzare milioni di informazioni  nel mondo dei social networks e del flusso continuo, sempre di più la ricerca scientifica che si occupa di happiness cerca di quantificare e misurare il mood delle persone (l’evoluzione e la distribuzione delle emozioni con un grado di precisione crescente). Il web è un pozzo tutto da investigare, dove le persone, tramite ciò che scrivono, si esprimono liberamente senza il condizionamento che caratterizza molte inchieste fatte tramite questionario. Qualcuno si lamenta del proliferare dei social networks ma, se lo si prende come strumento per investigare il benessere delle persone e per poterlo anche migliorare, allora si comprende la forte valenza sociale di questo tipo di ricerche.

Il Journal of Happiness Studies, nel 2009, ha pubblicato un articolo che fa un’analisi molto interessante, prendendo spunto da una fonte molto particolare: le parole delle canzoni. La musica è, più delle altre, arte della libera espressione di sé. Quale migliore riferimento per capire come evolve la società odierna?

Pescando (letteralmente, visto che parliamo di fishing into big data) tra le parole delle canzoni scritte nel mondo anglosassone dal 1961 al 2009, infatti, due ricercatori dell’Università del Vermont (Dodds e Danforth, che oggi lavorano a valutazioni della felicità sulla base di Twitter) hanno mostrato un’evoluzione della felicità delle persone ben delineata dal grafico seguente:

trend discendente

C’è insomma un chiaro trend discendente nel mood delle canzoni, come se la tristezza delle stesse, dal 1961, fosse aumentata in modo sensibile. La valutazione è fatta utilizzando i punteggi dello studio ANEW (Affective Norms for English Words), che nel 1999 ha proposto una valutazione edonica di migliaia di parole in lingua inglese, con un punteggio tra 1 e 9, come mostra la seguente tabella.

rank delle parole

Per intenderci, in cima alla classifica si trovano, come è lecito attendersi, ‘paradise’ e ‘love’ (entrambe a 8.72), mentre in fondo ci sono parole come ‘suicide’ (1.25). Sulla base di questa classificazione, ecco qui un ranking degli autori e delle band più o meno felici, con il relativo punteggio medio:

 

rank dei gruppi

L’analisi dell’articolo fa un esempio specifico con Michael Jackson, in particolare con la canzone Billy Jean . Il punteggio edonico della canzone è 7.3, più alta della media delle canzoni di Michael (6.4) e del suo capolavoro Thriller (6.3).

Analizzare il mood di una società attraverso le sue canzoni è una promettente linea di ricerca, insieme appunto a tutte le metodologie nuove che propongono una sentiment analysis della mole crescente di informazioni reperibili in rete. Tanto più che si ha il vantaggio di non avere a che fare con questionari, dove le risposte possono essere condizionate fortemente dal contesto, ma con un moto spontaneo della persona, frutto di una genuina ‘espressione di sé’.

La riduzione della felicità delle canzoni negli ultimi 50 anni è, d’altro canto, in linea con i risultati economici sul rapporto tra reddito e benessere, frutto di una letteratura ormai decennale. Un campanello che non deve farci allarmare ma che, semmai, induce a promuovere sempre più le ricerche su valori sociali e culturali, necessari per definire pienamente una nuova nozione di sviluppo. Sperando che si possa presto pomp up the volume again.

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