L’uomo con il tutù rosa: ironia in immagini per la lotta contro il cancro

By 23 Dicembre 2013 Cultura, Magazine

A volte l’unica cosa che possiamo fare, per affrontare quello che ci accade, è ridere di noi stessi e condividere queste risate con gli altri”. Sono le parole del fotografo Bob Carey che, per amore di sua moglie Linda, affetta da un cancro al seno, si è ritratto nei luoghi più disparati del mondo con addosso solo un tutù rosa. Una bella storia d’ispirazione e di amore, che inizia quando Bob decide di indossare i panni di una ballerina per realizzare una campagna fotografica divertente volta a finanziare un balletto in Arizona. Dopo poco, però, a Linda viene diagnostico un cancro al seno e tutto cambia improvvisamente ma non la voglia di reagire. Per superare il dolore calato improvvisamente nelle loro vite, Bob inizia a girare per mezzo mondo, ritraendosi nelle vesti di un’improbabile ballerina e spedendo gli scatti alla moglie, che li mostra alle altre donne ricoverate in ospedale, condividendo con loro un momento di felicità.

Nasce così “The Tutu Project” e l’uomo con il tutù rosa diventa un simbolo della lotta contro il tumore al seno. Con la messa online del sito, il fenomeno diventa, da subito, virale e ne scaturisce il libro fotografico “Ballerina”, una raccolta di 61 immagini che raccontano il surreale viaggio di Bob. Il ricavato delle vendite del libro è destinato alle associazioni che operano a sostegno delle donne malate di cancro al seno.

MG_8838-2-465x346Oltre al suo valore sociale, il progetto fotografico di Bob Carey ha anche un peculiare valore artistico, tutt’altro che trascurabile. Il goffo uomo in tutù rosa, che catalizza la nostra attenzione in queste immagini, è una sorta di stravagante “intruso” che si aggira, un po’ per caso, in luoghi naturalistici sconfinati – aree desertiche, vaste distese d’erba, ampie spiagge – o in più semplici ambienti urbani, come una metropolitana o una qualunque strada di una città americana. In sé figura grottesca e ridicola, questo personaggio, però, non sembra contrastare in modo stridente con il contesto in cui è inserito ma appare in armonia con esso, senza destabilizzare la visione d’insieme. L’immagine, nella sua totalità, pur facendo nascere un sorriso spontaneo, conserva un senso di misteriosa solennità. Il ridicolo protagonista di queste foto crea, nell’osservatore, uno stato di spiazzamento che lo induce a fare un passo più in là, per andare oltre il senso del “bello” comunemente inteso e afferrare la bellezza dell’imperfezione, del “fuori luogo”, di quella nota stonata che, nella vita, ci fa sembrare tutto più armonico e più vero, proprio perché non perfetto.

048_Three-Horses_4556-465x346La tecnica che Bob utilizza per realizzare queste foto è l’autoscatto e non si tratta di una scelta casuale. Come spiega bene il critico Giorgio Bonomi ne “Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea”, questa forma di espressione non è solo tecnica ma vera e propria poetica. L’autoscatto permette all’artista di unificare soggetto ed oggetto senza mediazioni. L’autore si trova “solo” e carico di una responsabilità, etica ed estetica, maggiore e con una dose assai più ampia di rischio. Nella specifica esperienza di Bob, il dato più rilevante è l’intimità della storia che ha dato luogo a queste fotografie: la sovrapposizione tra vita e arte è qui totale e l’autoscatto diventa l’unico mezzo possibile per tradurre tale intimità in immagini.

008_Washington-Monument_7782-465x346Ci sono due ricorrenze, in queste foto, che non passano inosservate: l’uomo in tutù è sempre solo e raramente ci mostra il suo volto. Entrambi questi elementi contribuiscono a dare un tocco di surrealtà alle immagini e fanno sì che il “nostro” soggetto fotografico diventi più metafora che uomo, più simbolo che persona reale. Pur utilizzando la tecnica dell’autoscatto – di per sé gesto narcisistico – l’autore non vuole dare adito a sentimenti di rispecchiamento emotivo. Bob, come uomo e come artista, si mette in gioco in prima persona ma non si svela. Il privato resta privato, l’intimità dei suoi sentimenti non è materia di condivisione; ciò che l’artista mette in condivisione è un gesto artistico simbolico, spiazzante, provocatorio, capace di innescare una catena di sorrisi, di stati positivi  e di riflessioni.

 

 

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