“Marinetti? Come Andy Warhol”. Il Futurismo italiano in mostra a New York

di 14 Gennaio 2014Cultura, Magazine

La cornice è lo storico edificio progettato dal grande Architetto Frank Lloyd Wright, indiscusso tempio dell’arte contemporanea mondiale; la mostra è la più importante retrospettiva sul Futurismo italiano mai realizzata negli Stati Uniti, con una selezione di 300 opere, rappresentative di quella “ricostruzione futurista dell’Universo” che ha investito tutte le arti, nonché la vita e la società dei primi decenni del Novecento.

458989100_485ed185e2_oLa mostra “The Italian Futurism 1909-1944” si aprirà il 21 febbraio prossimo e per sette mesi sarà l’evento di punta del Guggenheim Museum di New York. Curatrice della mostra l’esperta di avanguardie europee Vivien M. Greene che, in un’intervista ha posto in luce lo spirito rivoluzionario di Filippo Tommaso Marinetti, padre del Futurismo, che ha saputo anticipare alcuni cambiamenti radicali nell’evoluzione dell’espressione artistica, in termini di linguaggio, di comunicazione e di rappresentazione della realtà: “Dico sempre che lui è stato Warhol prima che ci fosse Warhol e quando ha lanciato il primo manifesto ha inventato un’avanguardia”.

Nelle intenzioni della curatrice, la mostra del Guggenheim dovrà restituire la complessità della visione futurista del mondo, che non trova espressione solo nelle arti figurative ma in svariati contesti della creatività e del vivere quotidiano. “La mostra comprende ceramiche, fotografia, design, mobili, architettura, film, teatro, performance e un accenno importante alle ‘serate’. Perché sono queste cose che rendono il Futurismo un’avanguardia veramente diversa rispetto ad altre avanguardie storiche”.

La mostra abbraccia un ampio periodo temporale, dal 1909 al 1944, a partire dal primo Futurismo, il periodo della rottura radicale con il passato, documentato dalle opere di autori come Boccioni, Balla o Carrà, per arrivare alle espressioni più tardive, degli anni Venti e Trenta, dove si fanno evidenti i legami con altre avanguardie storiche come il cubismo e il surrealismo. Da notare che, fra i documenti presenti in mostra, sarà esposto anche il Manifesto del Futurismo pubblicato sul numero di “Le Figaro” del 20 febbraio 1909, a firma di Marinetti.002482795

Gli eventi newyorkesi dedicati al Futurismo non terminano qui: contemporaneamente alla mostra del Guggenheim, il 22 febbraio sarà inaugurato il Center for Italian Modern Art (CIMA) a Soho, con una mostra dedicata al futurista Fortunato Depero, artista, designer e pubblicitario che visse a New York a partire dal 1928, segnando profondamente la vita culturale della città. Le oltre 50 opere esposte provengono tutte dalla raccolta della fondatrice del Centro, la curatrice e storica dell’arte Laura Mattioli, che considera l’apertura del CIMA “…un passo importante per la conoscenza degli artisti italiani del XX secolo nel mondo”.

Immagine in evidenza: Giacomo Balla, Velocità astratta + rumore, 1913–14

Immagini nel testo:

1) Una veduta del Guggenheim Museum di New York

2) Fortunato Depero, Grattacieli e tunnel, 1930

 

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