Amicizia e ambiente raccontanti ai più piccoli: al cinema c'è “Cuccioli: il paese del vento” di Sergio Manfio

In occasione dell’uscita di “Cuccioli: il paese del vento” l’ultimo film della casa di produzione “Gruppo Alcuni”, Buone Notizie ha incontrato il regista e sceneggiatore del film: Sergio Manfio, autore tra i più appezzati e conosciuti del settore dell’animazione italiana nel mondo. Il suo talento esplosivo e curioso non si limita al mondo della cinematografia. Sergio Manfio infatti è anche uno stimato attore, autore teatrale e scrittore. E, se gli si chiede quale sia la sua occupazione principale, la risposta sarà immediata: “impiegare il maggior tempo possibile per diventare adulto”. Per questa ragione trascorre gran parte della sua giornata a scrivere, recitare, fare televisione, inventare giochi per i bambini. Perché “come dice il saggio – dice Sergio– lavorando per i bambini lavoro per me stesso”.

Che impatto e quali effetti hanno i film, in generale, su di un pubblico di bambini?

I film hanno un grande effetto sui bambini. Una cosa che viene troppo spesso poco riconosciuta è la responsabilità che, chi decide di raccontare una storia, ha nei confronti di questa fascia di pubblico altamente influenzabile. In tutte le esperienze che vivono – e quindi anche davanti alla visione di un film- i bambini ricercano dei modelli di comportamento, ovvero chiavi interpretative e comportamentali del mondo che li attende.

cuccioli-il-paese-del-vento-una-scena-tratta-dal-film-301882E’ per questo dunque che è importante realizzare film adatti per un pubblico infantile?

Certo, perché quando parliamo di infanzia, è bene ricordarsi che si ha a che fare con del “materiale umano” in formazione e che quindi è bene maneggiare con cautela. Non esistono film che siano in grado di abbracciare tutti i linguaggi comunicativi e che quindi vadano bene per tutte le età. Non credo in quelle pellicole che si dichiarano trasversali, cioè adatte ad ogni audience. Se finanche un adulto, di fronte a determinate narrazioni si trova spiazzato, perché magari non ha quel determinato codice di decodifica culturale richiesto dalla storia (come ad esempio noi italiani con molti film americani), un bambino può rimanerne profondamente disorientato di fronte a qualcosa che non appartiene alla propria dimensione. Ecco io credo che i film che si professano “per tutti” tendano in realtà ad omogeneizzare il prodotto.

Ma come si realizza un buon cinema (e una buona televisione) per l’infanzia?

Offrendo al bambino modelli che potrà usare per interpretare la realtà. Evitando di creare modelli irrealistici e dannosi, come ad esempio associare la bellezza alla magrezza o laicizzare e giustificare l’uso della violenza e via dicendo. Un prodotto di qualità è un prodotto che introduce il bambino ad importanti questioni reali, coinvolgendolo senza però dover per forza ricorre alla violenza

Quali sono dunque i valori che caratterizzano i film di “Gruppo Alcuni”?

Un elemento che caratterizza i nostri film è sicuramente il rifiuto dell’uso di violenza, in ogni sua forma. I personaggi dei nostri film sono cucciolo che risolvono i problemi grazie alla cooperazione e alla capacità di unire le forze e le caratteristiche di ognuno. Non adottiamo un tipo di narrazione che favorisce l’individualismo. I valori su cui costiamo le nostre storie sono: la solidarietà, la capacità di stare insieme, l’altruismo, il sostegno reciproco, la partecipazione e l’ironia. Anche quest’ultima è un valore importante.

Parliamo di “Cuccioli, il paese del vento”, l’ultimo arrivato in casa “Gruppo Alcuni”. Come sono stati studiati i personaggi?

In “Cuccioli, il paese del vento” i caratteri dei 6 personaggi principali sono stati costruiti pensando un po’ a quelle che sono le personalità tipiche della composizione di un gruppo. Così troviamo Olly la gattina, carattere saggio, colei che consiglia e suggerisce, Cilindro il coniglietto frettoloso, personaggio che riflette un po’ l’impazienza infantile di fare le cose, Diva, la paperella vanitosa, abituata ed essere al centro dell’attenzione, Senzanome il pulcino piccolo che comunica attraverso cartelli, il piccolo del gruppo, quello che rimane sempre indietro rispetto agli altri e che ha poca autostima ma che grazie ad un’azione di coraggio dimostrerà tutto il suo valore. C’è Pio, il ranocchio che sogna di fare l’attore e infine Portatile il cagnolino intellettuale. Tutti i protagonisti hanno specifiche caratteristiche. Non è necessario che un bambino si identifichi in un personaggio specifico, ma può anche solo ritrovarsi e condividere una caratteristica con un personaggio e una con un altro.

E quali tematiche avete sviluppato in “Cuccioli: il paese del vento”?

Nel film si accenna alla questione delle energie alternative, nel caso specifico del vento. La narrazione fiabesche polarizza il discorso. Il personaggio negativo quindi si identifica con l’uso di energie inquinanti, mentre i protagonisti lottano per riappropriarsi delle energie pulite.

Un altro elemento che caratterizza il film, ma più in generale il modo attraverso cui “Gruppo Alcuni” crea le proprie storie, è la partecipazione attiva degli spettatori ovvero l’attenzione al coinvolgimento verbale e corporeo dei bambini al film. Ma come è possibile coinvolgere attivamente un bambino verso un film e quanto è importante stimolare questo tipo di approccio?

Va ovviamente detto che il film non è interattivo. Quindi la partecipazione attiva dei bambini è limitata. Esistono delle situazioni del film in cui il personaggio è di fronte ad un bivio, un scelta tra il bene e il male. In quei momenti chiave, il nostro protagonista si rivolge al pubblico, al quale chiede un consiglio sul modo di comportarsi. E’ evidente che un bambino normale gli suggerirà di agire per il bene, e quindi il personaggio compirà la scelta buona che poi è quella in cui si sarebbe comunque evoluta la nostra storia. La partecipazione attiva dei bambini è molto importante dal momento che diversi studi hanno dimostrato come ad un più attivo atteggiamento di assorbimento (spesso inconscio) corrisponda una più facile capacità di rielaborazione dei contenuti.

Ovvero?

Certi studi sembrano dimostrare che alcuni messaggi televisivi vengano integrati senza consapevolezza. E dunque, alzando il livello di attenzione verso un determinato messaggio, nel lungo periodo si avrà un maggiore assorbimento del messaggio stesso.

Quindi ad una maggiore partecipazione fisica corrisponde un migliore apprendimento?

Esatto. A livello di “Gruppo Alcuni” abbiamo condotto degli studi sul comportamento dei bambini durante la proiezione del film. Grazie all’utilizzo di alcune telecamere abbiamo ripreso il giovane pubblico di nascosto vedendo proprio come molti bambini partecipano corporalmente. Innanzitutto non appoggiano la schiena alla sedia, sono protesi in avanti e si agitano molto, vivendo in prima persona la storia.

E come può non appassionare una storia curata in ogni dettaglio… Restando su “Cuccioli: il paese del vento” , questo è un progetto importante che ha visto impegnate più di 200 persone per più di due anni. Il film è nelle sale da fine marzo. Siete soddisfatti del risultato?

Si. diciamo che possiamo dirci molto soddisfatti dai risultati del film. Il film, appena uscito nelle sale, ha già ottenuto una buona visibilità. Credo sia settimo tra i film appena usciti. A breve poi partiremo per Cannes dove presenteremo ai produttori mondiali il nostro prodotto, ovvero il nostro film.

Un bilancio positivo dunque…

Si, un bilancio positivo però una cosa potrebbe andare ancora meglio, a livello nazionale. Ed è il riconoscimento e la tutela del sistema cinematografico d’animazione.

Cosa intende?

Intendo che noi, come “Gruppo Alcuni” abbiamo maturato una lunga esperienza nel settore e abbiamo imparato a districarci tra mille difficoltà. Quello che mi auspico però è che anche a livello istituzionale si lavori nella direzione di un maggiore riconoscimento del sistema, sostenendo le case di produzione italiane nella distribuzione (in Italia) e nella promozione dei prodotti cinematografici anche all’estero. In molti paesi d’Europa i prodotti nazionali sono diffusissimi e proiettati in molte sale cinematografiche. In Italia no. Poi, dovremmo lavorare un po’ anche sul discorso dell’esportazione. Faccio un esempio. Mentre in Italia è molto facile vedere un film di produzione francese, in Francia è matematicamente impossibile vedere una produzione italiana, a meno che non si abbiano agganci. Insomma diciamo che la buona notizia c’è (ovvero che il film sta andando bene) ma potrebbe diventare ottima (ovvero che l’Italia si dotasse di un forte sistema di produzione proprio).

 

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