C'è un paese dove la scuola si frequenta su quattro ruote

By 3 Settembre 2014 Magazine, Storie, Video

Nuvole di polvere si sollevano per le strade di Kabul: non sono convogli militari, ma ragazzi e ragazze afgane che schizzano via veloci con i loro colorati skateboard: bambini negli abiti della tradizione afgana che affondano i piedini nel terriccio delle strade per darsi la spinta verso un futuro migliore: quello che dal 2007 Oliver Percovich, fondatore dell’organizzazione non governativa Skateistan, costruisce in Afghanistan da quando quello straniero “con i piedi incollati per magia su di una tavola con le ruote” –  come lo ribattezzano i vecchi afgani che lo hanno visto passare – inizia a gironzolare per le strade della città in compagnia del suo skateboard, al cui seguito si riuniscono frotte di bambini.

Passano poco più di due anni, e l’ANOC, la Commissione Nazionale Olimpionica Afgana, concede a Bercovich un’area di 5248 mq ed esattamente il 29 ottobre 2009 apre a Kabul “Skatestain Park”, il primo parco per skateboarding di 1750 mq dove più di 300 tra ragazzi e ragazze di età compresa tra i 5 e i 17 anni sono liberi di scorazzare, arrampicarsi e cadere dalle tante rampe, che nulla hanno da invidiare a quelle delle metropoli occidentali.

Da allora Skateistan ha aperto una scuola in cui si contano circa 270 studenti afgani, di cui circa 200 sono bambini di strada, fenomeno tristemente diffuso in questo paese sconvolto da più di 20 anni di conflitti. E se lo skateboarding è il richiamo che attira questi ragazzi curiosi, una volta arrivati presso il centro essi si ritrovano presto coinvolti in una serie altre attività altrettanto significative per la loro crescita umana, culturale e civile.

Gli studenti – in classi rigorosamente separate tra maschi e femmine – partecipano a loro piacimento e senza nessuna forzatura alle classi di loro interesse. Qui si insegna inglese, giornalismo, educazione ambientale e multimedialità. Si organizzano corsi di teatro, i ragazzi imparano a stare davanti una telecamera, a scrivere e a girare video. Alcune classi hanno come focus l’interscambio culturale: ci si collega via Skype con la Svizzera, con l’Australia, con il Perù, con l’Olanda e si dialoga e si stringe amicizia con coetanei a migliaia di chilometri. Insomma tutte le attività di questo organizzazione scorrono sul filo della tecnologia 2.0, come ci racconta Madina in questo video:

I giovani afgani –molti dei quali analfabeti (per loro è stato attivato un corso speciale chiamato “back to school”) in questo modo vengono spinti a connettersi con il resto del mondo. Molti hanno un loro profilo su Facebook, sanno girare video-messaggi e caricarli su YouTube o Vimeo. Magari non sanno scrivere in lingua dari (la lingua afgana), ma presso Skateistan imparano a comunicare con i linguaggi di internet, dei social network e dei video. Ognuno qui, ragazzo o ragazza che sia, viene incoraggiato ad aprire un proprio blog attraverso il quale comunicare con coetanei di ogni dove. Molte classi vengono filmate ed i video spediti via posta presso le scuole gemellate che, a loro volta, filmano e rispediscono. A volte poi, i ragazzi, seduti nei loro banchi, un po’ tra l’imbarazzato e il divertito iniziano a raccontarsi e a parlare delle loro famiglie, delle loro usanze, dei loro desideri, delle tradizioni, delle speranze: pensieri in libertà insomma.

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Il video del “Salto della pace” – ad esempio – viene subito caricato sul web, nessun canale è escluso: YouTube, Vimeo, Facebook, Diggle, MySpace ed ecco che il tam tam del passaparola virtuale si ramifica in tutto il mondo. Il ferro va battuto finché caldo! Qualche anno fa, un documentario sull’organizzazione, chiamato Skateistan the movie” è risultato vincitore non solo all’edizione 2011 del prestigioso premio “Cinema for Peace” di Berlino, un importante riconoscimento parallelo al Festival del Cinema Internazionale di Berlino e nato per promuovere iniziative umanitarie a livello mondiale, ma anche al Sundance Film Festival, di Park City nello Utah, USA.

Entrambi i riconoscimenti sono una vetrina dove star del cinema internazionale e personalità del mondo politico, economico e della società civile, insieme celebrano il potere delle immagini nell’unire le diverse culture, e nel promuovere simboli di pace, libertà e tolleranza.

Dunque grazie ad un sapiente (e non spregiudicato) uso del web 2.0, fatto di video autoprodotti e pubblicati e al continuo aggiornamento sui social network (la pagina Facebook di Skateistan conta oggi più di 71.000 contatti), questo team giovane e dinamico contribuisce non solo ad esportare un’immagine nuova e positiva dei giovani Afgani, ma anche e soprattutto consente a quegli stessi ragazzi di diventare padroni dei linguaggi tecnologici e li aiuta a crearsi una coscienza “mediatica” fino ad oggi impensabile in Afghanistan.

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Eppure, con una popolazione composta da oltre il 68% da cittadini sotto i 25 anni (la metà dei quali non ancora 16enni) l’Afghanistan è una terra essenzialmente giovane, anche se l’UNICEF calcola che meno di un terzo della popolazione dell’Afghanistan sia alfabetizzato e che più di 4 milioni di bambini non abbiano acceso all’istruzione.

Ciononostante, il sasso è lanciato e il vaso di Pandora virtuale è aperto. Secondo i dati del ministero dell’Educazione di Kabul, attualmente circa 8,3 milioni di bambini vengono scolarizzati – ossia 500.000 in più rispetto al 2010 dei quali il 39% sono bambine e ragazze.

Certo, i numeri non dimostrano nulla che faccia sperare in un reale cambiamento, almeno nell’immediato. Infatti, un gruppo di 16 ONG e associazioni umanitarie, fra le quali Oxfam e CARE, in un rapporto 2011 rilasciato sull’istruzione delle donne in Afghanistan ha espresso seria preoccupazione per il ritiro delle truppe, sottolineando come la continua violenza, la povertà e la mancanza di investimenti rischiano di annichilire i frutti delle campagne di scolarizzazione che ha permesso a milioni di bambini afgani di ritornare sui banchi di scuola.

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E’ difficile prevedere il futuro ed è vero che i bambini afgani che scivolano per le strade di Kabul su quattro piccole ruote sono ancora pochi… eppure il germe della trasformazione ha raggiunto anche questo paese. Hanno le ginocchia un po’ sbucciate e qualche livido qua e là. Corrono impazienti di indossare un casco e risalire ancora e ancora su quelle rampe. Le gambe vanno veloci è l’adrenalina accellera i battiti del cuore. Corrono verso il futuro, perché nella vita, proprio come nello skate, quando sei a terra l’unica cosa da fare è rialzarti e riprendere la corsa.

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