Le credenze sono una idea su ciò che crediamo essere la realtà. Esse ci permettono di definire il mondo secondo il nostro pensiero e, allo stesso tempo, di plasmarlo in ciò in cui crediamo. La realtà in cui viviamo si allinea con il nostro pensiero: ciò in cui crediamo definisce il nostro mondo, la nostra persona e la nostra intera esistenza.

Il potere delle credenze

Quando si crede in qualcosa, la visione del mondo viene modificata in funzione di quella data credenza che esplicita un determinato punto di vista sulla definizione stessa della realtà. La credenza, tuttavia, non fornisce solo un certo punto di vista ma, in alcuni casi, crea essa stessa la realtà.

Un esempio lampante dei risultati fenomenici raggiunti dalla credenza nella manifestazione fisica della nostra realtà lo si può ritrovare nei cosiddetti miracoli. I miracoli spesso sono solo una manifestazione fisica di ciò in cui il miracolato crede. Credere nel miracolo che si vuole ricevere è il primo passo per ottenere quel dato miracolo. Un esempio di tale effetto lo si ha con Kathryn Kuhlman (1907-1976), nota evangelista guaritrice che credeva così tanto nei miracoli da riuscire a convincere e guarire molte persone nel corso della sua carriera.

Altri effetti applicati inerenti al potere della credenza li possiamo osservare nel Metodo Coué o nell’effetto placebo: gli effetti del proprio pensiero rendono manifesto ciò in cui si crede. Per maggiori approfondimenti su questi due argomenti, leggi anche: Metodo Coué ed effetto placebo.

Le credenze non definiscono solo la nostra realtà ma anche noi stessi

Ciò in cui crediamo non è una variabile atta a definire la sola realtà in cui ci muoviamo ma anche la nostra stessa persona. Credere in noi stessi e nelle nostre capacità di riuscire è fondamentale per avere successo nelle nostre imprese e nella nostra vita. Qualunque cosa facciamo, se partiamo con il presupposto che sia impossibile, allora sarà proprio impossibile, non perché lo sia oggettivamente ma perché lo crediamo soggettivamente.

Nel 1939 uno studente della University of California, Berkley, arrivò in ritardo ad una lezione. Copiò i due problemi che vide sulla lavagna, ne scelse uno e iniziò a lavorarci sopra per risolverlo. Sei settimane dopo inviò la sua soluzione al professore, sperando di ottenere qualche punto in più per l’esecuzione di tale assegnazione. Ciò che non sapeva era che quello che aveva risolto non era un compito a casa ma un insoluto problema di statistica. La sua soluzione avrebbe avuto un grande impatto su tutto il mondo matematico.

Lo studente, George Dantzig, non era stato limitato dal credere che il dato problema fosse impossibile, pensava si trattasse di un semplice esercizio da risolvere e come tale lo ha svolto e lo ha risolto. Questo aneddoto insegna che là fuori esistono numerosi problemi che non si risolvono, non perché non esista una reale soluzione, ma perché noi crediamo che non vi sia una possibile soluzione.

Credenze, una via per crescere o per limitarci

Tutto ciò ci mostra come le nostre credenze non solo siano determinanti per definire il mondo in cui viviamo e la nostra persona ma siano anche decisive per determinare i nostri limiti.

L’impossibile non esiste, o per meglio dire, sussiste solo quando noi crediamo nella sua esistenza. Audrey Hepburn era solita dire: “Nothing is impossible, the word itself says ‘I’m possible’!”, ovvero “Nulla è impossibile, la parola stessa dice io sono possibile!” Se si vuole credere che qualcosa sia o sarà impossibile, è meglio non cimentarsi proprio nell’impresa di realizzarla poiché si è già deciso quello che sarà il risultato finale, un fallimento. Credere in se stessi e nella fattibilità del proprio obiettivo è il primo fondamentale passo per la sua realizzazione.

Sviluppare le giuste credenze è una via per migliorare la propria esistenza e il mondo in cui viviamo, che ne è il diretto risultato.

Andrea Baumberger

Andrea Baumberger

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