Sei neologismi registrati dall’Accademia della Crusca, fotografia di un anno fuori dall’ordinario

 

Contact tracing, cringe, didattica a distanza, distanziamento sociale, droplet e lockdown. Sono queste le sei parole nuove entrate in uso nell’anno della pandemia.
I neologismi che entrano a far parte stabilmente del lessico di una lingua provano quanto essa sia aperta verso l’esterno e quanto tempestivamente possa rispondere alle nuove esigenze dei parlanti. I neologismi fotografano una società in evoluzione, nuove tendenze e dinamiche. Mai come nel 2020, anno del coronavirus che resterà indelebilmente impresso nella mente di tutti noi, l’ingresso di nuove parole è risultato così significativo nel raccontare il cambiamento. 

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È la lingua che plasma la società o la società che plasma la lingua? È oramai opinione consolidata che la risposta all’interrogativo sia nella prima parte. La stessa Accademia della Crusca afferma che le parole non possono essere scelte dall’alto o imposte, ma entrano nei vocabolari sulla base dell’uso sempre maggiore che ne fanno i parlanti. La lingua è uno strumento fluido e duttile al servizio degli utenti e le nuove parole, di cui la lingua si arricchisce, lo testimoniano.

Il contact tracing nel 2020 batte l’italiano “tracciamento dei contatti”

Nel 2020 il termine di origine inglese si è progressivamente imposto sul corrispettivo italiano. La tendenza è ben visibile persino a livello ufficiale, sul Portale del Ministero della Salute. Qui infatti la parola inglese viene preferita a quella italiana che viene inserita tra parentesi:”azione di identificazione e monitoraggio delle persone entrate in contatto con un individuo affetto da malattia infettiva”. La definizione, complice il dilagare del Coronavirus, è purtroppo ben nota. La prima apparizione risale agli anni ’80, in riferimento all’aumento dei casi di AIDS, ma il termine era ancora confinato all’ambito prettamente scientifico. Tra il 2014 e il 2015 la parola inglese riappare in relazione all’allarme Ebola in Africa. La parole esplode nell’uso proprio nel 2020 e viene applicata trasversalmente, dai documenti ufficiali a quelli concepiti per la divulgazione di massa.

«Fra, piantala di parlare, stai diventando cringe». La parola che spopola sui social nel 2020

Cringe può essere utilizzato sia come sostantivo che come aggettivo e fa riferimento a scene o comportamenti altrui che suscitano imbarazzo e disagio in chi le osserva. Secondo l’Accademia della Crusca, la prima attestazione risale al 2012 su Twitter e nel dicembre 2020 sono 402 mila le occorrenze su Google. Il clamoroso successo della parola è ben evidente nella moltitudine di derivati italianizzati che si sono sviluppati a cascata: “cringiata”, “cringissimo” e “cringiante”. Inoltre, il termine è inserito nel portale Slengo, una piattaforma che registra i neologismi italiani e gli usi gergali del popolo di Internet. Il termine è attestato prevalentemente tra i giovanissimi e sui social. Qui talvolta alcuni meme (contenuti umoristici rielaborati creativamente), dichiarazioni o video possono essere etichettati appunto come “un po’ cringe” dagli utenti.

Didattica a distanza, una nuova consuetudine per il mondo della scuola

Chiamata più comunemente DAD, la didattica a distanza è il tentativo di risposta all’impossibilità di un contatto fisico tra insegnante e alunno. Oggi sono moltissime le piattaforme on-line che lo consentono: Google Meet, Zoom e Teams, solo per citare le più note. La parola ha registrato una vera e propria impennata verso la fine di febbraio 2020, in concomitanza con la chiusura delle scuole e la riorganizzazione delle modalità d’insegnamento. Sul sito del Ministero dell’Istruzione è stata da tempo creata una sezione dedicata alla DAD che raccoglie le esperienze più emblematiche (#lascuolanonsiferma). Inoltre, il sito offre una mini-guida per docenti che mette a disposizione una serie di indicazioni operative per i contesti educativi più svariati.

Distanziamento sociale, la nuova parola del 2020 tuttora imprescindibile

Da 1.80 a 2 metri, è questa la traduzione numerica del neologismo. Il termine è entrato nella nostra quotidianità a partire dal mese di febbraio 2020 e già a maggio, secondo le stime dell’Accademia della Crusca, le attestazioni sulle principali testate nazionali ammontavano a oltre 800. A differenza di quanto accaduto per l’espressione inglese contact tracing, che ha prevalso sul suo corrispettivo italiano, “distanziamento sociale” si è imposta sull’inglese social distancing, limitato all’ambito medico. Sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità il termine “distanziamento sociale” raggruppa diversi tipi d’intervento: isolamento dei pazienti e quarantena, chiusura di scuole e luoghi di lavoro, nonché misure anti assembramento.

Droplet, l’insieme delle goccioline di saliva in sospensione

Il neologismo è strettamente correlato al distanziamento sociale, infatti i 180 cm sono la distanza di sicurezza media stimata perché le gocce di saliva emesse non raggiungano le persone nelle vicinanze. Fino al 2020 la parola era confinata ai testi scientifici sulla trasmissione delle malattie infettive; dal febbraio 2020 il termine viene utilizzato in modo trasversale nei media di divulgazione. La mascherina è dunque il principale dispositivo per contrastare le conseguenze del droplet infetto. Il termine è puntualmente illustrato nel documento del 6 marzo 2020 dell’Istituto Superiore di Sanità. I droplets prodotti starnutendo possono cadere al suolo a distanze variabili in base a dimensione, velocità e condizioni ambientali. Se inalati tendono ad arrestarsi a naso e bocca.

Lockdown, dalla cella del carcere alle quattro mura di casa

Nell’800 il termine faceva riferimento a un particolare pezzo di legno, asta o ramo fissato, per la costruzione di zattere con il compito di trasportare il materiale fino a valle. Negli anni ’70 del ‘900 la parola ha iniziato a indicare il confinamento dei prigionieri nelle celle a seguito di sommosse interne al carcere. Celeberrime le avventure di Michael e Lincoln Scofiled in Prison Break, la serie cult all’inizio del 2000. In seguito, il termine si è esteso all’ambito informatico per indicare le limitazioni di accesso ai sistemi. Nel 2020, le ricerche dell’Accademia della Crusca mostrano che il termine figura principalmente nei titoli ed è associato alle possibili traduzioni italiane “isolamento”, “confinamento” o “blocco totale”. Lockdown è, senza alcun dubbio, la parola più emblematica del 2020: l’abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e lascerà un profondo solco nella nostra memoria collettiva.

 

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