L’avocado con il suo sapore, la versatilità e i valori nutrizionali ha conquistato i palati di tutto il mondo. Considerato un superfood, è diventato ingrediente protagonista di tantissime ricette salutari, vegane e vegetariane. La sua presenza è fissa sui banchi dei fruttivendoli, dei mercati e dei supermercati, e la sua crescita non si ferma, tanto che, secondo un rapporto della FAO, la sua produzione verrà triplicata entro il 2030.  Tuttavia dietro la bontà dell’avocado, c’è una produzione che nasconde alcuni lati oscuri come lo spreco di risorse e le grandi emissioni per il trasporto, la deforestazione, la perdita di biodiversità, la criminalità e la siccità.

L’impatto ambientale dell’avocado

Come riportato dal rapporto dell’Instituto Nacional de Investigaciones Forestales, Agricolas y Pecuarias, nel decennio 2001-2010 per soddisfare la crescente domanda, specialmente europea, la produzione di avocado è triplicata, mentre le esportazioni sono aumentate di dieci volte. L’aumento della domanda di avocado dall’estero ha comportato in tutta l’America centrale e meridionale la perdita di 690 ettari all’anno di terre vergini convertite in piantagioni.

Inoltre, per raggiungere l’Europa e l’Italia, gli avocado devono viaggiare da una parte all’altra del mondo compiendo oltre 10.000 km, l’impatto ambientale del trasporto in termini di consumo di petrolio, emissioni di anidride carbonica e inquinamento atmosferico è quindi considerevole. Per quanto riguarda i consumi idrici, infine, secondo i calcoli degli studiosi Mesfin Mekonnen e Arjen Hoekstra dell’Università di Twente nei Paesi Bassi, per produrre solamente due o tre frutti di medie dimensioni occorrono ben 272 litri di acqua, mettendo sotto pressione zone già aride e con difficoltà di approvvigionamento idrico.

Un’alternativa ecologica: l’ecovado

L’ecovado è stato progettato della designer e ricercatrice vegana Arina Shokouhi e nasce con l’intenzione di offrire un’alternativa ecologica al consumo di avocado nel mondo. Questo avocado sostenibile è realizzato con fave, nocciole, mele e olio di canola, tutti ingredienti scelti appositamente sia perché insieme si avvicinano ai valori nutrizionali, alla consistenza e al sapore del frutto tropicale, sia perché sono facilmente accessibili in Inghilterra, dove è nato il progetto. L’idea è proprio quella di creare un prodotto a km 0, con un impatto ambientale notevolmente minore.

Nemmeno l’aspetto è stato lasciato al caso, infatti l’ecovado ricorda in tutto e per tutto un avocado tradizionale. La buccia esterna è realizzata con una speciale cera verde, biodegradabile e compostabile, quasi identica a quella del vero avocado. La polpa mantiene la stessa morbidezza e cremosità del frutto originale grazie ai grassi delle nocciole, mentre al posto del grosso seme vengono adoperate noci o castagne che, una volta rimosse, possono essere a loro volta consumate.

“Avere frutta o verdura ad alta intensità di risorse fuori stagione può essere negativo – ha dichiarato Shokouhi in un’intervista al The Guardian – Quindi, ho pensato che una soluzione positiva fosse quella di progettare una nuova versione locale e a basso impatto dell’avocado

L’ecovado ha utilizzato ingredienti britannici perché il progetto di Arina è nato proprio lì durante il master in “Materiali futuri” dell’University of the Arts London, ma qualora il progetto dovesse essere prodotto in un altro Paese, la ricetta dovrebbe essere riadattata cominciando dagli ingredienti locali per garantirne la sostenibilità.

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Giovanni Binda

Giovanni Binda

Giovanni Binda, aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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