In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne molte di loro, tramite visibilità mediatica, si sono fatte portavoce di un tema importante. Federica Pellegrini in un piccolo spazio in prima serata ha dedicato un monologo alle atlete donne e alle maggiori difficoltà nel farsi strada che affrontano rispetto agli uomini. La nuotatrice ha speso parole dure nei confronti del suo ambiente e dello sport: “In tutti questi anni, in cui ho gareggiato contro le donne, perché mi sono dovuta confrontare molto più spesso con gli uomini?” l’incipit fa molto riflettere.

DAZN da piattaforma video a promotrice di inclusività di genere

La piattaforma DAZN conosciuta in tutto il mondo come servizio di video streaming di eventi sportivi, ha dato il via ad una ricerca di mercato sul gap di genere nel mondo dello sport. La ricerca dal nome “Social Athletes” ha lo scopo di seguire e monitorare il comportamento social di sei famosi atleti italiani (tre uomini e tre donne) e l’impatto che questi hanno sul loro grande seguito. Da qui si può arrivare a determinare il trattamento riservato alle atlete donne rispetto ai corrispettivi maschili.

Lo scopo dell’iniziativa è quella di monitorare le criticità di genere nel mondo sportivo. I risultati dello studio condotto nel biennio più social della storia, il 2019-2020, hanno evidenziato uno squilibrio: a parità di sport, fama e seguito le atlete sono penalizzate rispetto agli atleti.

L’idea è quella di rendere Social Athletes un osservatorio permanente al fine di aggiungere tasselli incoraggianti sulla strada dell’inclusività di genere, ad oggi tematica sminuita. La famosa piattaforma studia anche l’enorme divario salariale tra atleti uomini e donne.

Le percentuali nello sport per la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Nella ricerca che vede la collaborazione tra DAZN e Blogmeter quello che colpisce di più è la percentuale di conversazioni dedicate agli atleti uomini monitorati rispetto alle donne: 82% contro 18%. Il contenuto di queste verte per il 24% sull’aspetto fisico se parliamo di donne contro solo il 9% per l’aspetto fisico di atleti uomini. A seguito di una vittoria sportiva per l’atleta uomo il 65% dei commenti è dedicato alla performance, percentuale che cala al 45% nel caso di una vittoria femminile. A seguito di un infortunio, di una malattia o di un periodo di stop, l’uomo riceve più che altro messaggi di incoraggiamento, mentre la donna è accusata di spettacolizzare e manipolare il contesto.

Quando un’atleta posta una foto non relativa al proprio sport riceve più del doppio di commenti molesti e volgari rispetto all’atleta uomo nella stessa circostanza. Mediamente è l’11% contro il 4%.

Le atlete e tutte le donne lavoratrici nel mondo dello sport dimostrano ogni giorno la qualità e le competenze impiegate nello svolgere il proprio lavoro. Il punto è che non dovrebbero dimostrare alla società di avere le stesse abilità di un uomo; ma dovrebbe essere dovere della società includerle in un mondo paritario. DAZN si impegna affinché avvenga nel mondo dello sport.

Cosa succede nel resto del mondo?

Purtroppo la parità di genere nel mondo dello sport è un miraggio. In occasione della passata giornata mondiale contro la violenza sulle donne ricordiamo alcuni piccoli ma importanti traguardi raggiunti nel mondo. Per ricordarci che la violenza contro le donne va sempre denunciata e non è argomento di una singola giornata.

In molte culture la donna non possiede diritti che a volte sembrano scontati: in Arabia Saudita si è raggiunto un traguardo storico. Lo scorso novembre è partito il primo campionato saudita di calcio femminile: la Saudi Women’s Football League.

Sempre in Arabia Saudita Reema Juffali si fa strada nel mondo dei motori. Al volante prima ancora che lo Stato concedesse la patente alle donne. La prima pilota saudita al mondo ammette di voler diventare un’ispirazione per tutte le donne nel mondo.

Simone Biles, ginnasta statunitense numero uno al mondo, diventa atleta dell’anno per il Time. La Biles, conosciuta per i risultati sportivi, è diventata famosa anche grazie al coraggio della denuncia di violenza nei confronti dell’ex medico della nazionale.

Recentemente, in occasione dell’olimpiade di Tokyo ha dovuto affrontare un’altra battaglia interiore: il non sentirsi all’altezza delle aspettative. Un altro aspetto comune alle atlete nel mondo dello sport perché lì fuori, come racconta Federica Pellegrini, ci sono “Uomini che mi aspettavano al varco sia che vincessi, sia che perdessi, perché se cadi sei un’atleta finita, ma se stai in piedi sei una principessa messa su un piedistallo. Piedistallo che, in ogni caso prima o poi paghi“.

In Italia si continua a combattere contro la disparità di genere nello sport

Secondo l’ultima ricerca Istat pubblicata nel 2017 solo il 19,6% delle donne tra gli 11 e i 25 anni in Italia svolge attività fisica costantemente, il 33% è sedentario. Dopo quattro anni le statistiche non sono cambiate. In totale solo il 28% delle donne svolge attività al livello base o professionistico. I dati non sono incoraggianti: una donna su tre pratica sport e l’Italia è il quinto paese più sedentario d’Europa.

Il progetto “Jump the Gap oltrepassare le barriere dello sport di base per le donne” vuole indagare su quali sono gli ostacoli maggiori che la donna incontra nell’entrare in un ambiente sportivo con costanza. Attraverso la raccolta di dati e interviste si darà il via ad iniziative mirate a ridurre il gap di genere. Collaborano al progetto l’Associazione italiana Cultura e Sport, Sport e Salute e l’Università di Padova.

Anche l’Unione Europea, con i progetti annuali #BeInclusive EU Sport Awards, vuole promuovere l’inclusione sportiva in ogni sua forma con la speranza che finalmente il gap di genere venga superato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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