Pubblicità assillante. Società americana chiede scusa

di 10 Dicembre 2007Innovazione

“Chiedo scusa a tutti”. Come la protagonista del famoso film dell’orrore Blair Witch Project, il giovane presidente e creatore del sito di social networking Facebook ha fatto una clamorosa marcia indietro sul nuovo (e controverso) sistema pubblicitario Beacon, entrato in funzione da poche settimane. Mark Zuckerberg, 23 anni, in un post sul blog aziendale, ha chiesto perdono ai circa 55 milioni di membri del sito. “Abbiamo fatto un cattivo lavoro con questo sistema”, ha detto senza troppi giri di parole. Un comportamento coraggioso, e doveroso, per un sito valutato 15 miliardi di dollari con alle spalle soci come Microsoft e l’uomo più ricco della Cina, nonché nono magnate a livello mondiale, Li Ka-shing.

Il sistema Beacon, in pratica, chiedeva agli utenti un abbassamento delle difese per quanto riguarda la privacy, in nome di una maggiore condivisione di informazioni con il network. In questo modo permetteva ad aziende che avevano aderito al progetto (big del calibro di Verizon, Blockbuster, eBay, CBS, Chase, Coca-Cola, Sony, e ancora New York Times, CondeNet, General Motors, Joost e Six Apart, solo per dirne alcuni) di pubblicizzare a tutti gli ‘amici’ il fatto che un utente di Facebook aveva fatto shopping presso di loro o anche solo dato uno sguardo ai loro prodotti. Un sistema che non è piaciuto fin dalla sua presentazione.

Ma a gettare benzina sul fuoco è arrivata la notizia che il tracciamento dei dati avveniva anche senza l’esplicito consenso degli utenti. Secondo il gruppo di pressione Moveon.org, 55.000 membri del sito hanno firmato una petizione battezzata: “Facebook: smetti di invadere la vita privata”. Davanti alle critiche, Facebook ha deciso di optare per il permesso esplicito: i membri devono dire chiaramente se desiderano che i dati sui loro acquisti vengano diffusi.

“Abbiamo fatto molti errori nella gestione di questa situazione”, ha detto Zuckeberg, che ha voluto anche scusarsi per la lentezza con cui la società ha reagito alle proteste degli utenti, ma ha assicurato che le modifiche fatte al programma risolveranno ogni problema.

Ma la cattiva pubblicità non sembra però aver penalizzato particolarmente il network. Secondo il sito di analisi Compete.com, Facebook ha registrato una crescita del 20 per cento nell’ultimo mese con oltre 14 miliardi di pagine viste, 400 milioni circa in più rispetto al mese precedente. A questo punto, però, in molti si stanno facendo la stessa domanda: che fine faranno i dati sin qui acquisiti?

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