I problemi ambientali non sono ancora irreversibili, salviamo il pianeta Terra attraverso la sostenibilità ambientale

Nell’ottobre 2020 in Italia è nato un progetto: The Climate Route. Un gruppo di volontari, sensibili ai cambiamenti climatici ha deciso di organizzare una spedizione in luoghi straordinari. Luoghi che però, sono vittime del cambiamento climatico. Gli ideatori si sono posti come obiettivo quello di lanciare un messaggio ai cittadini del mondo: la situazione, per quanto catastrofica in realtà non è ancora irreversibile.

È Giuseppe Caridi, viaggiatore, scrittore, volontario che ha preso parte al progetto come organizzatore della logistica, ad approfondire il progetto.

Qual è il motivo che ti spinge a partecipare?

“La principale motivazione per cui ho deciso di partecipare a questo progetto è l’aver già visto tutti i luoghi che toccheranno coloro che intraprenderanno la spedizione. Penso che sarebbe bello che le generazioni future possano godere di questi posti, proprio come ho fatto io“.

Tu che ruolo hai all’interno del progetto?

“Mi occuperò dell’organizzazione logistica. Partiremo, Covid-19 permettendo, il 15 maggio 2022 dal ghiacciaio della Marmolada, attraverseremo i Balcani, la Turchia, il Caucaso e l’Asia Centrale verso Mongolia, Cina e Russia. Infine, arriveremo alla Chukotka, un circondario autonomo della Russia divisa dall’Alaska dallo stretto di Bering.

The Climate Route, la spedizione che sensibilizza ai cambiamenti climatici

La desertificazione nello Xinjiang

In alcuni paesi, come per esempio il Turkmenistan, lo Xinjiang cinese o in alcune zone russe non è possibile muoversi autonomamente. Quindi, dovrò contattare tour operator o guide locali. Organizzare gli spostamenti da un punto all’altro della spedizione con mezzi pubblici e informarmi sui visti che serviranno per entrare nei vari paesi è mio compito”. 

Quali sono i luoghi “icona” attraverso i quali volete sensibilizzare coloro che seguiranno la vostra spedizione?

“Partiremo dal ghiacciaio della Marmolada che è strettamente legato ai luoghi iconici che raggiungeremo successivamente: i ghiacci del monte Ararat in Turchia e quelli del parco dell’Altai Tavan Bogd in Mongolia. Tutti e tre sono vittime del cambiamento climatico e si stanno uno scioglimento molto rapidamente. In Turkmenistan invece, ci ritroveremo davanti a Darvaza chiamato anche “la porta dell’Inferno”, zona dove l’uomo sfrutta eccessivamente il gas naturale. Nello Xinjiang ci soffermeremo sul tema desertificazione. Per quanto riguarda invece, Russia, Siberia e Chukotka documenteremo lo scioglimento del permafrost. Questi sono solo alcuni dei luoghi iconici che visiteremo”.

The Climate Route, la spedizione che sensibilizza ai cambiamenti climaticiI problemi ambientali non sono ancora irreversibili, salviamo il pianeta Terra attraverso la sostenibilità ambientale

“La porta dell’inferno” il cratere di Darvaza in Turkmenistan

Che mezzi utilizzerete per la divulgazione?

“Ovviamente fotografie e interviste alle persone locali. Disporremo inoltre, di una regista di Trento molto nota al livello nazionale, Lia Giovanazzi Beltrami, che si occuperà della realizzazione di un documentario. Questo sarà il fulcro della spedizione perché è attraverso le immagini che verranno girate da Lia, che il messaggio si diffonderà: la situazione non è irreversibile, ognuno di noi deve contribuire a salvare il pianeta per il futuro dei nostri figli e delle generazioni che verranno. Il tutto, verrà trasmesso sicuramente attraverso i nostri social e il nostro sito web, e poi chissà, magari qualche collaborazione futura”.

Quali sono i requisiti per partecipare alla spedizione?

Il gruppo sarà composto da 12 persone. Sono già stati nominati regista e operatore. Siamo alla ricerca di altre 10 persone. Sceglieremo tra giovani attivisti, esperti di comunicazione, di logistica e esperti in campo scientifico per una divulgazione di qualità. Ovviamente, i requisiti, dovranno anche rispecchiare una preparazione fisica e mentale in quanto, il percorso da intraprendere è lungo – circa 3 mesi di spedizione -, a volte complesso e si sta a contatto con persone che si conoscono poco, quindi, anche lo spirito d’adattamento è importante.

In che modo intendete sostenere economicamente la spedizione?

Io e il mio team composto da circa 40 volontari, che lavorano intensamente e con entusiasmo al progetto, siamo alla ricerca di finanziamenti. Abbiamo già siglato alcuni contratti ufficiali che ci aiuteranno economicamente a sostenere le spese previste”.

La sensibilizzazione al tema ambientale, parte dalla realizzazione del progetto stesso, dalla sua esposizione, riversandosi poi, nella spedizione. Alla fine, la divulgazione del documentario farà sentire coloro che lo guarderanno, parte integrante del mondo che abitano. Questo perché, il cortometraggio che verrà girato durante il viaggio ha come scopo quello di rendere partecipe gli spettatori e far loro capire che è possibile fare di più, ma soprattutto farlo ora, per salvaguardare il pianeta che verrà lasciato alle generazioni future.

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