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L’industria del lusso e l’Italia, fra tradizione e innovazione

di 15 Gennaio 2016No Comments

Il lusso ci salverà. Suona paradossale – e in fondo lo è – ma sono molte le ricerche che portano a conclusioni simili. In questi difficili anni di transizione, che vanno oltre la pura e semplice crisi, l’industria del lusso rimane uno dei volani economici del vecchio continente e dell’Italia, of course, che in questo ambito continua a perpetuare e sviluppare un primato che data secoli di storia.

Entro il 2020, in Europa l’industria del lusso dovrebbe arrivare a fatturare 900 miliardi di euro, dando lavoro a circa 2,2 milioni di persone: parola di ECCIA (European Cultural and Creative Industries Alliance). Ciò che è certo, è che il settore genera il 3% del PIL del Vecchio Continente, il quale esporta oltre il 70% dei beni di lusso prodotti a livello mondiale. Le cifre fanno riflettere e mostrano come il settore rappresenti un vero e proprio key driver in fatto di occupazione e competitività: aspetti che in una congiuntura economica complessa come l’attuale, spiccano in modo particolarmente marcato.

In tutto questo,l’Italia non rimane certo a guardare. D’altra parte si sa: creatività ed eccellenza costituiscono il nocciolo duro del made in Italy e da sempre l’industria italiana del lusso ha riscosso consensi di portata planetaria. Tuttavia, se tutto questo è risaputo, il fatto che il settore avrebbe mantenuto e incrementato la vitalità originaria, era senz’altro meno scontato. Eppure, dati alla mano, risulta chiaro come negli ultimi anni – tra licenziamenti di massa e aziende che chiudevano i battenti – il Bel Paese abbia saputo contrastare la crisi in buona parte basandosi su due punti di forza che si rifanno alla tradizione: la piccola e media impresa a conduzione familiare e l’industria del lusso, appunto.

Il che, non vuol dire rimanere ancorati al passato. Tradizione e innovazione non sono sinonimi, ma nemmeno per forza contrari e in determinate situazione possono andare a braccetto. Prendiamo l’e-commerce (per esempio): un ramo in netta espansione anche in Italia, che negli ultimi anni ha iniziato a veicolare anche settori storicamente refrattari come il mercato diffidente ed esclusivo del lusso. Anni fa, poteva sembrare fantascienza, ma oggi possiamo trovare anche orologi e gioielli online. Segno che, se da una parte è vero che la tradizione continua a remare forte, dall’altra la competitività spinge sempre più nel senso dell’innovazione.

Martina Fragale

Martina Fragale

Sono giornalista pubblicista dal 2013 grazie alla collaborazione con BuoneNotizie.it, di cui oggi sono direttore responsabile. Ho studiato giornalismo costruttivo in diversi contesti internazionali e attualmente sono docente di questa materia per l'Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo. Oltre ad aver approfondito il tema delle fake news e del debunking in diverse conferenze, le mie aree di specializzazione sono i temi relativi all'Artico e ai cambiamenti climatici.

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