Imprenditori italiani a Dubai? Sì, ma cum grano salis

By 30 Maggio 2016 Aprile 16th, 2020 Guest

Se negli ultimi anni, il tema dell’immigrazione si è aggiudicato una posizione di rilievo sotto i riflettori dei media, non si può certo dire altrettanto a proposito di un’altra tematica, che con il fenomeno dei flussi migratori intreccia un rapporto di assoluta affinità. Ebbene sì, c’è chi viene e c’è chi va: un fenomeno (sociale o economico che sia) non è mai univoco. Attenzione però: in questo caso, quando parliamo di fenomeni di segno contrario rispetto ai flussi migratori, non ci riferiamo al tema (tanto inflazionato) della fuga di cervelli, ma a una tendenza che di eco mediatica ne ha riscossa molto meno. Si tratta dell’internazionalizzazione: il processo che porta diverse imprese a guardare oltre confine. Mettendo le radici altrove.

In questo senso, sono state molte le aziende italiane a scegliere una destinazione davvero esotica: gli Emirati Arabimeta che negli ultimi anni, per gli Italiani, si è trasformata in una calamita. A Dubai, già tre anni fa, il consolato cittadino parlava di un’impennata del 131% dei visti rilasciati. Grandi numeri, dietro cui traspare tutta l’entità di un fenomeno che oltre a coinvolgere i singoli individui, ha travolto anche le aziende: le grandi, prima e le PMI poi.

Dubai, fra gli Emirati Arabi è il primo per popolazione e il secondo per estensione e rappresenta una realtà economica fortemente dinamica: complice, un’intelligente (e lungimirante) politica di diversificazione dell’ economia orientata anche verso settori come high-tech, turismo e finanza, logistica, sanità.

Non tutto è rose e fiori, però. O meglio: se le opportunità sono molteplici e l’humus lavorativo più che fertile, è tuttavia doveroso segnalare alcune difficoltà di rilievo. Quando si fanno armi e bagagli, è facile mitizzare la meta e idealizzarla e questo per un imprenditore può avere degli effetti collaterali enormi.

Il mercato emiratino è ricco di opportunità ma al contempo ricco di insidie proprio per la sua particolare legislazione –  spiega l’avvocato Thomas Paoletti, esperto di joint venture negli Emirati nonché titolare e managing partner dello Studio Paoletti Legal Consultant con sede a DubaiQuando un imprenditore italiano decide di investire a Dubai, deve affrontare una serie di difficoltà e non può farcela da solo. Nessuno gli dice, ad esempio, che la percentuale delle trattative con aziende italiane che falliscono sul territorio emiratino è del 38% e nessuno gli dice che le tre cause principali sono i problemi culturali, le incomprensioni linguistiche e l’approccio al mercato.”

Insomma: ogni rosa ha le sue spine e servono esperti di settore per affrontarle. L’Avv. Paoletti, grazie alle sue competenze, alla sua rete di contatti e alla conoscenza del luogo, offre agli imprenditori italiani un servizio completo, permette loro di scegliere consapevolmente la migliore via d’investimento e si occupa della gestione e realizzazione delle partnership sul luogo grazie alla formula della joint venture.

L’avv. Paoletti ha scelto di supportare gli imprenditori italiani sviluppando un metodo che lo distingue da tutti i business partner italiani. Un modus operandi che permette di realizzare un progetto su misura, verificando la fattibilità dell’investimento e offrendo consulenza nella pianificazione strategica, nello sviluppo delle opportunità di vendita, sulla parte di governance e contrattuale e nell’esecuzione operativa, con l’aggiunta di nutrite competenze legali, doverose per affrontare un panorama legislativo così diverso dal nostro. Internazionalizzare, d’altra parte, non significa esportare un modello a scatola chiusa ma anche prendere coscienza delle differenze esistenti. E affrontarle con competenza.

One Comment

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.