Quali sono stati i disagi registrati dagli adolescenti durante la pandemia? E quali fattori li hanno aiutati? Intervista alla psicologa Alessia Macagno.

Ansia e depressione degli adolescenti in epoca di pandemia: in questa delicatissima fase, i media e la qualità dell’informazione hanno giocato un ruolo di primo piano insieme ad altri fattori che è utile mettere a fuoco.  Buonenotizie.it ne ha parlato con Alessia Macagno, psicologa e dottore di ricerca dell’Università di Torino.

 

Iniziamo con l’inquadrare il problema: chi è l’adolescente da un punto di vista psicologico?

L’adolescente è una persona che sta attraversando una fase delicatissima di transizione tra il bambino che è stato e l’adulto che sarà. Attraversa quindi un momento in cui di fatto si sta definendo come persona nel mondo e lo fa ponendosi delle domande: chi sono? Cosa voglio fare nella vita? Proprio per dare risposta a queste domande, l’adolescente si allontana dal suo essere bambino e per riuscirci deve distanziarsi necessariamente anche dalla famiglia. Per questo l’adolescente passa molto tempo con gli amici, con i coetanei: la socialità svolge un ruolo importantissimo e (qua torniamo al tema pandemia) effettivamente in questo senso il distanziamento sociale può avere delle conseguenze di rilievo. È nel rapporto con gli altri, infatti, che costruiamo le cosiddette abilità sociali: comprendere i desideri altrui e il fatto che un’altra persona abbia delle esigenze diverse dalle mie, imparare a regolare i propri comportamenti in base al contesto ecc…

 

In questo senso, cosa hanno patito gli adolescenti durante la pandemia?

La mancanza del contatto sociale con gli amici e con i compagni, la rottura delle routine quotidiane: il fatto di avere delle routine che danno una struttura alla giornata, dà un senso di equilibrio e di stabilità e la pandemia da questo punto di vista ha destrutturato i nostri equilibri. Altro aspetto che gli adolescenti hanno sofferto: la scuola, da contesto – diciamo – completo, si è trasformata in una semplice fonte di nozioni e quindi è stata vista come spogliata di tutti gli aspetti migliori, la parte emotiva e sociale. Terza fonte di sofferenza: la perdita di autonomia. Dover stare tutto il giorno in casa, a contatto stretto con i membri della propria famiglia, a volte in spazi angusti e con un’evidente perdita oltre che di autonomia anche di privacy, sicuramente ha inciso. Senza dimenticare poi una quarta causa di sofferenza: per alcuni adolescenti la pandemia è stata anche il momento in cui hanno dovuto affrontare da vicino il tema della morte. Con un’aggravante aggiuntiva: il fatto di non aver potuto salutare i propri cari a causa delle restrizioni.

 

Rispetto a questo panorama, uguale per tutti, quali sono stati i principali fattori di rischio che hanno aggravato il disagio?

Senz’altro il fatto di soffrire di disturbi pregressi. Chi partiva da una situazione già critica è stato più predisposto a sviluppare sintomi di ansia e depressione. Un altro elemento cruciale è stato il fatto di avere delle situazioni conflittuali in famiglia. Altro fattore di rischio: avere poche relazioni sociali, sia online che offline. Anche se lo sottovalutiamo, l’online è infatti importantissimo e ormai fa parte a tutti gli effetti delle nostre vite, soprattutto per quanto riguarda gli adolescenti che sono in buona parte dei nativi digitali. Avere sviluppato una rete di relazioni online, aiuta senz’altro a sentirsi meno soli. Non è poi da sottovalutare un ulteriore fattore di rischio: gli adolescenti che sono stati eccessivamente esposti ai report, ai notiziari sui Covid e a un eccesso di informazioni, ha aumentato i sintomi di ansia. Soprattutto se le fonti da cui si informavano erano delle fonti non verificate. Le fake news creano un grande senso di insicurezza e fanno molto male alla salute mentale dei giovani.

 

Quali sono stati, invece (o quali possono essere) dei fattori di protezione e di aiuto?

Sotto questo aspetto il tempo passato in famiglia svolge senz’altro un ruolo chiave. Nel momento in cui il rapporto genitore-figlio è una relazione positiva, supportiva e di sicurezza, questo per gli adolescenti rappresenta un grande fattore di aiuto. Si è visto, per esempio, che gli adolescenti lasciati tutto il giorno a casa da soli avevano dei livelli di ansia e dei sentimenti di solitudine decisamente maggiori di chi aveva almeno un genitore che lavorava da casa. Si è poi visto che gli effetti della pandemia sulla salute mentale dipendono molto dalla motivazione con cui un adolescente aderisce o meno alle norme sul distanziamento sociale.

 

Cioè?

I ragazzi che hanno ricevuto delle buone informazioni (e per buone intendo: delle informazioni corrette) sul coronavirus, hanno capito le ragioni per cui sono state prese tutta una serie di misure restrittive e hanno sviluppato un senso di responsabilità sociale per cui hanno scelto liberamente di fare determinati sforzi per non mettere a rischio la salute degli altri. Ecco, questo senso di responsabilità è stato un enorme fattore di aiuto: ha evitato cioè che molti adolescenti non sviluppassero sintomi depressivi. Proprio perché le buone informazioni li hanno aiutati a dare un senso ai sacrifici imposti dalle norme. Un aspetto importantissimo, che ci fa capire come una persona ben informata ha la possibilità di sviluppare una sensazione di controllo che la aiuterà ad affrontare in modo meno traumatico la situazione che sta vivendo.

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