Tecnologie per il riconoscimento facciale: una questione che sta generando molti interrogativi. E anche una prima ricerca di soluzioni.
Profilazione di massa, invasione della privacy, falsi positivi e atteggiamenti discriminatori. Queste e molte altre le obiezioni mosse alla tecnologia del riconoscimento facciale. Il mondo si sta appoggiando sempre di più alle intelligenze artificiali con relativi algoritmi ed era inevitabile giungere a un bivio etico anche, e soprattutto, nel campo della sicurezza.

Il 6 ottobre 2021 il Parlamento europeo si è espresso ufficialmente per la prima volta contro l'uso dei sistemi di riconoscimento facciale in spazi pubblici a favore della privacy dell'individuo. Anche in Italia, durante la Privacy Week del 15 ottobre, il Garante della privacy Guido Scorza ha sensibilizzato sui pericoli della sorveglianza biometrica e ha proposta la chiusura netta ad una "tecnologia universalmente considerata immatura".
I rischi del riconoscimento facciale
Il riconoscimento facciale applicato con estrema fiducia dalle forze dell'ordine può creare seri problemi. Se si pensa alla storica piaga del profiling razziale, si scopre che questi algoritmi hanno un'alta fallibilità nel caso di persone con la pelle scura. Lo stesso problema vale anche per altri software biometrici: riconoscimento della voce, delle impronte digitali, della retina o dell'iride.

Il rischio è quindi di arresti ingiusti e immotivati. Sulla stessa scia si parla di discriminazione verso comunità etniche, persone LGBTI, anziani, bambini e donne. Basta infatti un lieve cambiamento nell'angolazione della camera o nell'aspetto dell'individuo per originare un falso positivo. Secondo il National Institute of Standard and Technology, l'algoritmo tende inoltre a riconoscere meglio i volti di maschi bianchi a discapito di persone con altri colori di pelle e donne.
I casi più eclatanti di falsi positivi: l'esperimento . . .

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