Che scuola scegliere per mio figlio?”: sono tanti i genitori che se lo chiedono e da giornalisti (anzi, da giornalisti “costruttivi”) abbiamo deciso di partire proprio da qui. Cioè dalla domanda. Fare un’inchiesta, significa sviluppare una ricerca: partire da una domanda per cercare una risposta. Fare un’inchiesta costruttiva vuol dire fare un ulteriore piccolo passo avanti: partire da un problema e analizzarlo per accendere i riflettori sulle possibili soluzioni. E di problemi – ma anche di soluzioni – quando si parla di scuola, ce ne sono a iosa.

C’è il titolo di un famoso film dei fratelli Coen – “Questo non è un paese per vecchi” – che si potrebbe benissimo ribaltare e riadattare alla situazione italiana. Il nostro, è un Paese per giovani? Ce lo chiediamo ogni volta quando sentiamo parlare di cervelli in fuga, disoccupazione giovanile o dei NEET, i giovani che non studiano né lavorano e gravitano in una sorta di limbo. Il nostro è uno dei Paesi più anziani al mondo: il secondo dopo il Giappone a quanto dicono le statistiche. Normale, quindi, che un cittadino – tanto più se genitore – pensando al mondo del lavoro e ai giovani si ponga qualche domanda. Ecco allora che, andando a monte del problema, i riflettori si spostano sul pregresso, sulla conditio sine qua non di tutto. E la domanda diventa: come posso aiutare mio figlio a sbarcare sul mondo del lavoro nel modo migliore possibile? Ovvero: che scuola scegliere per mio figlio?

Con questa inchiesta, abbiamo cercato di abbozzare una panoramica sulle possibili risposte e abbiamo tentato di farlo senza ragionare con il paraocchi. L’orizzonte scolastico italiano viene spesso letto sulla base di una pericolosa dicotomia che fin troppo frequentemente finisce per trasformarsi in una scelta di campo. Scuola pubblica o scuola privata? Essere a favore – o contro – a una delle due rischia però di mettere in ombra altre domande più utili. Chiedersi quale scuola scegliere, significa infatti mettere a fuoco le offerte didattiche di entrambi i sistemi. E anche i punti di connessione, che spesso e volentieri esistono. Fare una scelta di campo – una scelta ideologica, quindi – vuol dire rischiare di perdere per strada alcune risorse utili. La scuola pubblica ha molti problemi, inutile negarlo, ma le cose non sono mai a tutto tondo.

Accanto ai problemi, per esempio, esistono anche innegabili elementi di innovazione. Quali sono le sperimentazioni più innovative che la scuola pubblica sta portando avanti? Su quali aspetti si stanno orientando gli interventi governativi? Esiste poi anche l’articolato universo delle scuole private. Un’intera galassia che spesso interagisce con le scuole pubbliche e in cui, per certi versi, l’Italia è pioniera anche all’estero. Basti pensare al metodo Montessori: se ne parla tanto (forse più all’estero che in Italia) ma di che si tratta realmente? Idem per quanto riguarda le scuole steineriane: qual è la differenza tra il metodo Steiner e il metodo Montessori? Spostando i riflettori sulle migliori esperienze didattiche oltrefrontiera, ci imbattiamo poi nel metodo finlandese: quali sono i suoi punti di forza? E soprattutto: quali sono le scuole che lo mettono in pratica, qui in Italia? La pandemia – con lo sviluppo estensivo della Didattica A Distanza – ha portato molti nodi al pettine, ma si tratta di nodi che già esistevano e con cui, forse, è stato utile confrontarsi anche se i faccia a faccia sono sempre durissimi. Fra le tante conseguenze, il Covid ha per esempio intensificato un fenomeno che in realtà aveva già preso piede, dando ulteriore man forte all’homeschooling e all’incremento delle scuole parentali. Che peraltro, non sono affatto la stessa cosa come spiega questo articolo.

Che scuola scegliere, quindi? La nostra inchiesta non presume di offrire una risposta: non sta al giornalista farlo ma soprattutto non esistono risposte standard. Quello che possiamo fare noi, però, è mettere in luce un panorama che è molto più vasto e diversificato di quanto sembri di primo acchito. La risposta esiste, caro lettore, e sta proprio lì in mezzo. Per trovarla, a volte basta cambiare la domanda.

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