La FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, ha affermato che la continuazione del conflitto in Ucraina peggiorerà lo stato della fame nel mondo e l’insicurezza alimentare. Nel 2020 la fame, che era rimasta invariata per cinque anni, è aumentata in tutto il mondo a causa della pandemia di Covid-19. Nel 2020 infatti erano almeno 770 milioni di persone a soffrire per l’insicurezza alimentare. Il recente rapporto dell’organismo dell’ONU stima che il numero di persone denutrite a livello globale potrebbe aumentare da 7,6 milioni a 13,1 milioni, a seconda dello sviluppo degli eventi. Per l’organizzazione umanitaria Save the Children “milioni di bambini nei contesti più fragili del mondo, come Yemen, Libano e Siria, potrebbero ammalarsi e addirittura morire per la fame”.

La nota informativa della FAO “L’importanza dell’Ucraina e della Federazione Russa per l’agricoltura globale mercati e i rischi associati al conflitto in corso” afferma che, da un punto di vista regionale, l’aumento più pronunciato del numero di persone denutrite avverrebbe nella regione Asia-Pacifico (da 4,2 a 6,4 milioni).  A seguire le popolazioni dell’Africa subsahariana (da 2,6 a 5,1 milioni) e del Vicino Oriente e Nord Africa (da 0,4 a 0,96 milioni). Molti di questi Paesi infatti dipendono fortemente dalle derrate alimentari e dai fertilizzanti importati dalla Russia, numerosi sono quelli che rientrano nei gruppi dei Paesi meno sviluppati (LDC) e dei Paesi a basso reddito con deficit alimentare (LIFDC). 

Perché la guerra in Ucraina incide sulla fame nel mondo?

L’escalation del conflitto coinvolge il mercato globale delle materie prime agricole che incide sulla fame. La Federazione Russa e l’Ucraina sono tra i più importanti produttori di prodotti agricoli al mondo. Nel 2021, la Russia e l’Ucraina si sono classificate tra i primi tre esportatori mondiali di grano, mais, orzo e olio di semi di girasole. La Russia è anche il primo esportatore mondiale di fertilizzanti, che servono per ottenere una maggiore quantità e qualità dei raccolti di mais e di grano.

Molta incertezza circonda l'intensità e la durata del conflitto. Al momento il governo ucraino ha introdotto quote zero per le esportazioni di mais, avena, grano saraceno, miglio, zucchero e sale. A livello globale, se ciò si traducesse in una riduzione prolungata delle esportazioni di materie prime di entrambi i Paesi, i prezzi internazionali degli alimenti si alzerebbero, cosa che peggiorerebbe l'insicurezza alimentare dei Paesi a basso reddito e aumenterebbe la fame nel mondo.

Secondo gli economisti della FAO i prezzi del grano potrebbero aumentare dell'8,7%, considerando uno scenario moderato, e del 21,5% in caso di uno scenario più grave, mentre quelli del mais potrebbero subire un incremento tra l'8,2% e il 19,5%.

Le raccomandazioni della Fao

Secondo la nota della Fao, per prevenire o limitare gli effetti del conflitto sulla fame nel mondo "dovrebbe essere compiuto ogni sforzo per mantenere il commercio internazionale di alimenti e fertilizzanti aperto a soddisfare la domanda interna e globale". Gli Stati devono evitare le restrizioni all'esportazione di alimenti perché aumentano la volatilità dei prezzi e devono garantire che i mercati internazionali continuino a funzionare correttamente. Il dialogo politico dovrebbe essere rafforzato, poiché svolge un ruolo chiave in agricoltura e nei mercati delle materie prime.   

Per assorbire gli shock indotti dal conflitto, i Paesi che dipendono dalle importazioni di cibo da Ucraina e Russia dovranno trovare fornitori di esportazione alternativi, oltre a fare affidamento sulle proprie scorte alimentari e rafforzare la diversità della loro produzione interna. Da considerare anche che l'insicurezza alimentare dei gruppi vulnerabili "necessita di un monitoraggio tempestivo e di interventi di protezione sociale", raccomanda la FAO.

A rischio fame sono anche gli sfollati interni e i rifugiati ucraini. La FAO consiglia all'Ucraina di ampliare la portata del sistema nazionale di protezione sociale. I Paesi che ospitano i rifugiati dovrebbero dare accesso ai sistemi di protezione sociale esistenti e alle opportunità di lavoro.

Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine

Aurora Amendolagine, laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali con un Master in Comunicazione Istituzionale. Lavoro in Rai da diversi anni. Ho collaborato con uffici stampa e testate online. Con BuoneNotizie.it partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista

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