Capita di compiere scelte educative basandosi su credenze popolari e i bambini ne subiscono le conseguenze. Per questo, oggi, nel nostro appuntamento settimanale ho deciso di sfatare almeno uno di questi luoghi comuni.

Come le credenze limitanti influenzano azioni e risultati

Qualche settimana, fa ti ho spiegato cosa sono le credenze e quale enorme potere abbiano sulla nostra vita.

Esistono vari tipi di credenze: quelle di cui ti ho parlato l’ultima volta sono riferite all’identità ma esistono anche credenze di tipo sociale, ossia assunti che si tramandano nel tempo.

Il problema nasce poiché molti di questi assunti non hanno alcun fondamento ma  molte persone li prendono per veri e lasciano che influenzino la loro vita senza metterli in dubbio.

La cosa grave è che spesso queste credenze popolari hanno effetto sui bambini in modo negativo perché influenzano le decisioni dei genitori.

Se per esempio pensi alla frase “Ciò che non ti uccide ti rende più forte“, è di uso comune e le persone tendono a ricordarla agli altri quando attraversano un momento di difficoltà.

Mi è capitato di sentirlo dire anche a dei bambini al di sotto dei 5 anni. Ed è anche questo che mi ha spinta a scrivere questo articolo.

Contestualizzare le credenze popolari in base alla situazione e alle risorse interiori

Ora, tu come genitore davvero credi che un bambino debba essere messo nelle condizioni di sentirsi dire una frase del genere o di vivere un’esperienza che giustifichi questa espressione?

Beh, te lo dico io: la risposta è no!

In primis, perché un bambino non ha ancora sviluppato adeguatamente le risorse interiori necessarie ad affrontare una situazione di grande difficoltà o disagio.

Certo, la letteratura ci porta a stimare molte persone che, nonostante un’infanzia terribile, ce l’hanno fatta.

Figure esemplari che hanno creato imprese, ricchezze o relazioni degne di nota. Quello che però ci si dimentica di far notare, è che la maggior parte di chi subisce certe situazioni non ce la fa.

E non ce la fa perché le risorse interiori si sviluppano in un contesto che rispetta il bambino, che gli lascia spazio per sperimentare, esprimersi, crescere.

Uno spazio dove la cura, l’accudimento e l’amore hanno un posto rilevante.

E’molto più raro che le risorse si sviluppino dove regnano dolore, separazione,  abbandono o privazione.

Decidi sulla base della tua realtà

Sebbene ti stia facendo degli esempi molto forti (e sono sicura che in casa tua le cose vadano molto meglio!) ti invito a riflettere su alcune situazioni in cui un neo genitore spesso si trova.

Frasi del tipo “Fallo subito dormire da solo così si abitua”, “Se lo tieni sempre in braccio lo vizi” rappresentano giusto un paio di esempi.

Chissà se chi dispensa certi consigli sa che un neonato necessita di contatto con un altro essere umano e se privato di ciò si lascia morire.

Con questo non sto dicendo che un bimbo piccolo dopo qualche mese non possa dormire nel suo letto, ma ti sto facendo notare come alcune credenze popolari senza fondamento influenzino la tua vita.

O come, comunque, possano minare le scelte educative che fai, basate invece sull’osservazione di tuo figlio e su dinamiche della tua famiglia che solo tu puoi conoscere.

Quindi, quando ti troverai a decidere se lasciare o no tuo figlio al nido per 10 ore al giorno o se fare o meno quella vacanza a cui tieni tanto, lasciandolo dai nonni per una settimana, ciò che ti chiedo è questo: decidi sulla base del tuo sentire, della relazione che tuo figlio ha con te e con le altre figure di accudimento e non su luoghi comuni che in realtà lasciano il tempo che trovano.

Sara Propoggia

Sara Propoggia

Sara Propoggia, sono una Parent Coach: facilito la vita ai genitori che scelgono la consapevolezza e agiscono per creare un mondo pacifico e armonico, un giorno alla volta.

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