Una nuova speranza per la cura del tumore al cervello

By 29 Dicembre 2009 Benessere

Grazie a un gruppo di ricercatori della Columbia University di New York, guidato dal Prof. Antonio Iavarone, è stato compiuto un nuovo importante passo nella ricerca contro il cancro, che fa sperare a nuove possibilità di cura per il futuro. Per la prima volta è stata ricostruita la catena di eventi che scatena i tumori più frequenti, devastanti e incurabili del cervello: all’origine dei più aggressivi tumori del cervello, i glioblastomi, ci sono due geni.

La scoperta, pubblicata online sull’illustre rivista scientifica Nature, apre anche la strada alla possibilità di prevedere le recidive. «Tumori di questo tipo oggi sono incurabili perché invadono il cervello normale», dice Iavarone. Vale a dire che, anche quando si rimuove il tumore, le recidive compaiono in aree del cervello distanti rispetto a quella dalla quale si trovava il tumore. «Ecco perché – spiega – i glioblastomi sono così aggressivi e non possono essere curati».

Tutto è nato dalla scoperta dei due geni, chiamati C/Ebp e Stat3, responsabili dell’aggressività dei glioblastomi. Sono una sorta di ‘cupola’ del tumore perché non solo cooperano tra loro, ma attivano altri tre geni, che a loro volta mettono in movimento una rete di altri geni. Il meccanismo è stato verificato sperimentalmente nelle cellule staminali sane del cervello. In sostanza è stata ricostruita la catena di eventi all’origine del più aggressivo tumore del cervello.

Questa ricostruzione è stata possibile grazie a un gruppo di esperti di bioinformatica, guidato da un altro italiano, Andrea Califano, che ha individuato gli algoritmi che hanno permesso di identificare i geni. Partendo da una biblioteca di profili di espressione genica, ottenuti da 176 pazienti con tumori al cervello, i ricercatori hanno ottenuto una rete nella quale da soli cinque geni centrali si irradiano gli altri geni che “firmano” il tumore. Un’analisi molto complessa che non conosce precedenti.

Ulteriori ricerche hanno evidenziato, inoltre, che i due geni rendono il tumore estremamente aggressivo, tanto da portare alla morte dopo 140 settimane. Se invece i pazienti non producono i due fattori, nel 50% dei casi sopravvivono per oltre 400 settimane. Diventa quindi possibile prevedere come si evolverà la malattia. I due geni sono stati brevettati; il passo ulteriore sarà identificare le molecole capaci di interferire con essi.

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