Stop alle false etichette: test del Dna svela i cibi falsificati

By 1 Gennaio 2010 Benessere

Una ricerca condotta alla Rockefeller University insieme con esperti dell’American Museum of Natural History, e pubblicata sulla rivista Bioscience, pone le basi per una maggiore salvaguardia della salute dei consumatori, offrendo una nuova arma per sventare eventuali frodi alimentari ed assicurare al consumatore un prodotto migliore. Si tratta del “DNA barcording”, ovvero di un codice a barre basato sul DNA.

E’ una procedura che funziona come il codice a barre usato per identificare e prezzare i prodotti al supermercato ma per l’identificazione si basa sul Dna e può svelare le frodi alimentari perché proprio attraverso test del Dna svela la reale composizione dei cibi.

La tecnica si basa sull’analisi di marcatori genetici tipici del Dna di un certo animale o di una certa pianta, per cui, anche se un cibo a base di carne è stato molto lavorato, il test riuscirà a dire ugualmente se si tratta di carne di un certo animale piuttosto che di un altro, perché il Dna non si rovina e resta analizzabile anche dopo la cottura.

I ricercatori hanno analizzato confezioni di diversi alimenti, tentando di scoprire se quanto dichiarato dall’etichetta corrispondesse all’oggetto realmente fornito: su 66 cibi campione è emerso che per 11 di essi le etichette sulle rispettive confezioni dichiarano un contenuto falso rispetto a quello reale smascherato dal test del Dna.

Carne di manzo spacciata per pregiata carne di cervo; un costoso formaggio di pecora che invece era fatto con normalissimo latte di mucca; e poi ancora, al posto del caviale di storione, caviale meno pregiato derivante da uova di pesce d’acqua dolce che vive nelle acque del Mississippi. Questi sono solo alcuni degli esempi più eclatanti.

In generale, la maggior parte delle etichette contraffatte nasconde la presenza di qualcosa di meno costoso o desiderabile dal consumatore e quindi è un ‘furto’ per chi paga di più quel cibo. Se l’etichetta riporta ingredienti falsi, oltre al danno economico, c’è anche il rischio di allergie alimentari; inoltre persone che, per esempio per motivi religiosi, non vogliono mangiare un certo tipo di cibo (ad esempio carne bovina) sono indotte a mangiarne in modo inconsapevole.

”Questo rapporto – scrivono gli autori dello studio – segnala alle autorità sanitarie quanto è semplice oggi controllare e certificare l’origine dei prodotti sul mercato e impedire le frodi alimentari, proteggendo sia la salute dei consumatori sia le specie animali in via di estinzione”.

LINK ALLO STUDIO PUBBLICATO SUL SITO DELLA ROCKEFELLER UNIVERSITY

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