Alzheimer: scoperta italiana individua la proteina responsabile

By 17 Dicembre 2010 Benessere

È italiano il team che ha messo a segno un importante colpo verso la sconfitta dell’Alzheimer: la scoperta di una proteina che avrebbe un ruolo fondamentale nella perdita di memoria tipica della malattia. La ricerca apre nuove vie per la cura del morbo, che solo in Italia colpisce oltre mezzo milione di persone.

Sono stati gli studiosi Telethon, capitanati da Francesco Cecconi dell’IRCCS, Fondazione Santa Lucia e dell’Università Tor Vergata di Roma, ad effettuare l’importante scoperta, dopo una serie di esperimenti in laboratorio. In particolare, il team si è concentrato su una rara forma ereditaria della malattia, dovuta a specifici difetti genetici, che si manifesta prima rispetto all’affezione più comune. Nonostante questa diversità tra le forme patologiche, il processo degenerativo che subisce il malato è lo stesso: un progressivo decadimento delle cellule del cervello che porta ad una graduale scomparsa di memoria, linguaggio, percezione e cognizione spaziale. Il malato diviene così sempre più dipendente dagli altri.

“Siamo partiti dall’osservazione che con il progredire della malattia di Alzheimer i neuroni perdono progressivamente il contatto tra di loro, essenziale per la trasmissione dei segnali nervosi” ha affermato Marcello D’Amelio, ricercatore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, primo autore del lavoro, spiegando come nella prima fase della malattia avvenga una perdita delle sinapsi, o “spine dendritiche”,  i prolungamenti della cellule nervose che permettono il contatto e la comunicazione con le altre cellule circostanti. È proprio il mancato dialogo tra i neuroni che porta, gradualmente, al deficit di memoria tipico dell’Alzheimer. Ciò che non era noto, però, “erano i meccanismi molecolari alla base di questo fenomeno”.

Ed è una proteina a rivelarsi particolarmente attiva in questo momento, la capsasi-3. Secondo Cecconi è proprio lei a giocare un ruolo fondamentale nella perdita delle “spine sinaptiche”, i collegamenti dei neuroni della zona del cervello fondamentale per la memoria “e lo conferma il fatto che, trattati con un farmaco in grado di inibire l’azione della proteina” ricorda Cecconi “i topi affetti dalla malattia mostrano un miglioramento comportamentale molto significativo”.

Ma la scoperta non aiuterà solamente nella ricerca, ancora lunga, per la definizione di adeguate terapie farmacologiche, ma anche, e soprattutto, potrà agevolare la diagnosi precoce della malattia. Per Cecconi, infatti, “disporre di test che permettano, per esempio attraverso il dosaggio di una proteina in campioni prelevati dai pazienti, di diagnosticare precocemente e con una certa specificità malattie come l’Alzheimer potrebbero cambiare la storia di questa patologia”.

La ricerca è pubblicata sulla rivista Nature Neuroscience.

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