Dall'Italia, una nuova speranza contro la tubercolosi

Arriva dall’Italia una buona notizia per la lotta contro la tubercolosi: un gruppo di biologi strutturali dell’Università di Pavia è riuscito a descrivere in dettaglio la struttura dell’enzima chiamato “epimerasi” e, ora che questa è nota, è possibile disegnare farmaci mirati contro la molecola, per metterla ko, uccidendo così il batterio.

L’enzima oggetto della ricerca scientifica si chiama “epimerasi” e potrebbe essere la chiave di volta definitiva nella lotta contro la tubercolosi. Si tratta di un enzima coinvolto nella sintesi della parete cellulare del Mycobacterium tubercolosis, il microrganismo responsabile della malattia. Un gruppo di biologi strutturali dell’Università di Pavia è riuscito a mappare la struttura di questo enzima e, quindi, è possibile cominciare a disegnare farmaci mirati contro la molecola, al fine di uccidere il batterio.

L’annuncio, pubblicato su Science Translational Medicine, arriva in un momento cruciale della battaglia contro la tubercolosi, una malattia che continua ad uccidere 2 milioni di persone all’anno, anche a causa della comparsa di forme resistenti a molti dei farmaci utilizzati, se non a tutti.

D’altra parte, la ricerca è stata ferma per moltissimo tempo e solo nell’ultimo decennio ha ripreso vigore, identificando nuove, potenziali armi farmacologiche. Tra queste spiccano i benzotiazinoni ed è proprio da loro che prende le mosse la nuova linea di ricerca italiana.

Tutto è cominciato tre anni fa, nel 2009, quando l’équipe di microbiologi, coordinato da Giovanna Riccardi , sempre dell’Università di Pavia – e in collaborazione con altri membri del consorzio internazionale New Medicines for Tuberculosis – ha individuato il bersaglio cellulare di uno dei benzotiazinoni, il BTZ043.

Si trattava appunto dell’epimerasi, un enzima-chiave per la vita del batterio e, dunque, candidato ideale a diventare bersaglio, non solo di BTZ043 (che è molto efficace in vitro, ma meno in vivo), ma anche di altri farmaci. Per il design di nuove molecole, però, occorre avere la struttura del bersaglio e per ottenerla, Giovanna Riccardi ha chiesto una mano ai colleghi cristallografi Andrea Mattevi e Claudia Binda.

Il gruppo di ricercatori ha determinato la struttura sia dell’epimerasi da sola, sia dell’enzima legata al suo inibitore BTZ043: un caso decisamente raro nell’ambito degli studi antitubercolari, dove sono ancora scarse le conoscenze sui meccanismi di interazione tra i farmaci e il batterio.

Ora, però, sembra proprio che qualcosa sia destinato a cambiare: gli studiosi si aspettano grandi risultati dalla ricerca di nuovi agenti diretti contro l’epimerasi. Nel frattempo, continua la sperimentazione clinica di una decina di altri nuovi farmaci antitubercolari.

Fonte:  AgoràVox

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