Quando lo sport dei figli fa bene (anche) ai genitori

A Settembre, accantonate le vacanze e conservati definitivamente parei e creme solari, è tempo di ripresa. E’ il momento in cui il popolo dei genitori si ritrova di fronte alla tanto sofferta scelta di quale sport far praticare al proprio rampollo.
“Scelta semplice”, liquideranno gli scapoli o gli ammogliati senza prole. “Scelta ardua” rispondono in massa i genitori. Indovinare lo sport giusto, che stimoli il proprio figlio, che sia comodo in termini di distanza e mezzi di trasporto e che aiuti la sana crescita dei ragazzi, non è certo cosa semplice.
Se a questo aggiungiamo che, molti genitori pilotano l’iscrizione dei figli al corso di nuoto, calcio, tennis, basket, pallavolo o ginnastica in virtù delle proprie preferenze, abbiamo un quadro completo della complessità dell’operazione. Non serve vergognarsi: è una cosa normale e diciamoci la verità: una tentazione in cui è molto facile cadere. Proiettare i propri sogni e le proprie ambizioni sportive (ma non solo) nei figli, trasferirle nelle loro inconsapevoli vite è infatti una consuetudine piuttosto frequente. Il mondo dello sport  -amatoriale e giovanile-  pullula di storie di genitori un pò frustrati che cercano di rivivere attraverso i figli i sogni di gioventù ‘mancati’.
Lo sanno bene i pazienti coach delle squadre giovanili, spesso alle prese con insinuazioni e domande scomode di genitori inviperiti e offesi per non aver saputo tirar fuori il talento agonistico (spesso molto nascosto) dei propri figli.
Si parla spesso dei danni psicologici, oltre che pedagogici e relazionali, che un comportamento di questo tipo, ad opera dei genitori, può causare nei giovanissimi atleti. C’è però una buona notizia e a diffonderla è il Sindacato medici pediatri di famiglia (Simpef), che in occasione del terzo Congresso nazionale della sigla, fa sapere che quando i bambini coinvolgono i propri genitori nello sport da loro praticato, in molti casi questi ultimi si appassionano e avvicinano alla disciplina praticata dai loro figli, iniziando un bel percorso di scoperta non solo sportiva ma anche umana della propria affettività familiare. I medici del Simpef evidenziano una disciplina  su tutte: il Triathlon. Disciplina che vede gli atleti impegnati in nuoto, bicicletta e corsa (questo è l’ordine corretto!)  in sequenza uno dopo l’altro senza soluzione di continuità.
Ed è proprio al triatlon che spetta il primato di sport “contagioso“. I numeri li forniscono dal Campionato italiano di Triathlon che si terrà il 5 e 6 ottobre a Lovadina (Treviso), dove “…la metà (dei 700 iscritti) sono genitori” commenta Rinaldo Missaglia, presidente Simpef.
Spesso capita che i genitori portino i figli a nuotare, per poi scoprire che questa attività di cui a volte non avevano mai sentito parlare, in realtà è estremamente appassionante.
Le gare, oltre ad essere un’ottima scusa per monitorare la propria salute e quella dei ragazzi, rappresentano un’occasione per stare in compagnia e rendere più solido e tranquillo il rapporto genitore-figlio“, continua Rinaldo Missaglia.  “Si passano giorni insieme, e anche la competizione è vissuta come momento di aggregazione – sottolinea – Non c’è astio. E non si parla di ‘avversari’, ma di concorrenti che fanno parte di una grande famiglia“.
Un altro sport di tendenza molto praticato dalle famiglie al completo è il ‘nordic walking‘, una passeggiata fatta con dei bastoncini su strade a bassa inclinazione, e in generale le camminate in tutte le salse, dal trekking a quella con le ciaspole.
Un’ottima occasione per passare tempo insieme ai figli senza competizione“, spiega Michele Modenese, presidente dell’Associazione italiana psicologi dello sport (Aips), una delle prime fondate in Europa. “Negli ultimi 20 anni c’è stato una leggera inversione di trend – sottolinea – Prima era più difficile che gli adulti trovassero tempo per l’attività fisica, ora c’è una maggiore sensibilità sull’importanza di fare moto“.
Esiste tuttavia ancora un margine per i sogni dei genitori che vorrebbero vedere i propri figli diventare star del calcio, lo sport più amato dagli italiani.
Sognare in fin dei conti non costa nulla e soprattutto in tempi in cui tanti giovani e brillanti laureati si ritrovano alla disperata ricerca di un lavoro, spesso mal pagato, è tutto sommato comprensibile sperare per il proprio figlio un ben più redditizio talento sportivo.

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