Autismo e alzheimer? Si curano in fattoria, con gli asini

By 21 Ottobre 2013 Benessere, In evidenza

A Genzano, località nei pressi di Roma sorge una struttura unica, non solo in Italia, ma quasi sicuramente nel mondo.
Si tratta di una “fattoria ospedaliera”. Si, si: avete capito bene. Una vera e propria fattoria abitata da quattro insolite “operatrici sanitarie“: i loro nomi sono Concetta, Yura, Rosina, e Margot (che ha da poco compiuto 1 mese) e sono tutte e quattro  impegnate nella cura e nell’assistenza di malati affetti da autismo e Alzheimer. Loro sono 4 splendide asinelle e il lavoro nel quale sono impegnate si chiama Onoterapia, una pet-therapy condotta -appunto- attraverso l’impiego degli asini.

Da sempre considerato un animale da lavoro, in realtà l’asino ha più similitudini con un cane o un gatto piuttosto che un cavallo. La sua naturale docilità, prevedibilità e calma, lo rendono un candidato perfetto per approcciarsi ad alcune malattie come appunto l’autismo e l’Alzheimer. A rendere unico l’esperimento dell’Ospedale di Genzano è il fatto che l’onoterapia non si pratica in una struttura esterna ma il Fatebenefratelli ospita una vera e propria mini-fattoria.

Le quattro “operatrici speciali” sono gestite dal personale di Antas Onlus, associazione da anni impegnata nella divulgazione dell’efficacia dell’onoterapia in ausilio alla medicina tradizionale.
L’organizzazione non profit è stata tra le prime a credere nell’importanza delle coterapie tanto da aver messo su l’Happy Valley, una struttura sperimentale che sorge nei pressi di Tivoli dove laboratori di arte e musica, oltre all’onoterapia e alla pet therapy, entrano a far parte di un percorso terapeutico strutturato da una equipe di professionisti. I responsabili di Antas sono i maggiori referenti per l’onoterapia in Italia, anche perché i più all’avanguardia visto che si confrontano con le novità che praticano all’estero soprattutto a Parigi e Berlino.

Ma quali sono i benefici di questa terapia?
Secondo il dottor Massimo Marianetti, neurologo e psicoterapeuta,  direttore medico scientifico del centro sperimentale Alzheimer, sostiene che, pur non avendo nessun potere sull’Alzheimer, malattia che non ha cura, dichiara che l’intervento degli asini “riesce ad avere un effetto stabilizzante dell’umore. I pazienti ricoverati da noi sono migliorati a livello cognitivo e comportamentale: grazie alle emozioni positive che ricevono dall’animale, diventano più attenti, concentrati, presenti e tranquilli. Abbiamo notato anche effetti a lungo termine nel ritmo sonno veglia e nell’appetito. Nel concreto si rallenta ulteriormente il progredire della malattia e i familiari osservano anche una riduzione dell’aggressività”.
Nella fattoria di Genzano tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, gli operatori Antas sono impegnati insieme a medici e pazienti in un percorso di riabilitazione che ha alla base un concetto molto semplice: prendersi cura dell’animale per migliorare il rapporto con se stessi. I ragazzi autistici praticano l’onoterapia sotto la supervisione del dottor Giovanni Carratelli, neuropsichiatra infantile e psicoterapeuta che spiega come il rapporto con l’asino porti a una riduzione dei sintomi. “Prima di tutto c’è un aspetto motivazionale – spiega Carratelli – questi ragazzi difficilmente si lasciano coinvolgere in qualche attività, mentre con l’asino si instaura subito un rapporto non verbale, in cui la comunicazione avviene con il contatto dello sguardo, e la relazione è finalizzata ad attività pratiche come dargli mangiare, spazzolarlo, condurlo in passeggiata. Abbiamo avuto effettive manifestazioni del fatto che prendersi cura dell’animale ha prodotto una riduzione dei gesti stereotipati e ripetitivi che caratterizzano i comportamenti autistici e un aumento della capacità di socializzare”.

E a beneficiare dei risultati dell’onoterapia sono anche le famiglie dei ragazzi in cura. “I genitori sono molto contenti e ci dicono che notano maggiore autostima ed equilibrio nei loro figli”, conclude Carratelli.
L’esperimento di Genzano, unicum mondiale, rimane un esperienza positiva e, a detta dei medici impegnati nella cura delle patologie coinvolte, un esperienza umana molto forte. E se è vero che sentirsi dare dell’asino è tradizionalmente poco gratificante, è bene sapere che anche gli asini hanno in fondo qualcosa da insegnare.

Leave a Reply