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Sai come gestire le tue emozioni? Pochissimi sanno come usarle senza esserne sopraffatti [VIDEO]

Le emozioni: queste sconosciute. Di emozioni viviamo, di emozioni soffriamo: molti ne parlano, ma pochi le conoscono veramente. E pochissimi sanno come usarle senza sentirsene sopraffatti, sia a livello personale che professionale. Ecco perché oggi sono in molti a intraprendere un percorso orientato a esplorare il mondo sconosciuto delle emozioni per venirne a capo, come in una sorta di fitness riveduto e corretto. Quando la difficoltà di affrontare le proprie emozioni non si trasforma in sintomo e in patologia psichica, molti professionisti intraprendono un percorso di lavoro su se stessi affidandosi a un coach o a un counselor. Ma facciamo un passo indietro e vediamo di che si tratta.

Se negli anni ’90 termini come coaching e counseling suonavano come qualcosa di esotico, o almeno di Oltreoaceano, oggi il coach è una figura molto ricercata in ambito professionale. La parola è nata negli USA in ambito sportivo, dove il termine coach indicava qualcosa di più di un allenatore: una persona capace di motivare, supportare e fare da tutor alla squadra. Il passaggio dal mondo dello sport all’ambito professionale, è stato breve e il coach ha finito per diventare un professionista che aiuta il cliente a sviluppare il proprio potenziale. Niente a che vedere con la psicoterapia, quindi: generalmente circoscritto all’ambito lavorativo, il coaching prevede l’incontro tra due professionisti. Ciò è a dire che davanti al coach non c’è un paziente, ma un cliente.

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Dall’America, la figura del coach ha finito così per sbarcare (e moltiplicarsi) anche in Europa. In Italia, uno dei professionisti più conosciuti nell’ambito, è Roberto Re. Che ultimamente sta spopolando con il concetto di Emotional Fitness: una sorta di palestra delle emozioni. Come per il termine coaching, il rimando all’ambito sportivo è evidente e tutt’altro che fuori luogo: basti pensare all’uso di termini come team o goal nella comune terminologia aziendale. Le emozioni, d’altra parte, possono essere addomesticate e – soprattutto – allenate. Esattamente come un arto. I punti di partenza possono essere diversi: la parola in primis. Basti pensare alla Programmazione Neuro Linguistica, secondo cui uno stato d’animo e un’emozione vengono influenzati direttamente dal nome che si dà loro. Anche il corpo ha la sua parte, nel condizionamento delle emozioni: una postura eretta stimola molto più facilmente emozioni positive rispetto alla posizione di chi si incurva timidamente su se stesso.

Ovviamente non basta cambiare postura o dare un nome diverso a un’emozione. L’Emotional Fitness è una palestra a tutti gli effetti, che implica anche esercizi e costanza.

L’obiettivo non è cancellare le emozioni negative, ma affrontarle alla radice: conoscerle per disinnescare il meccanismo che le perpetua. ‘Conosci te stesso’ insomma: un imperativo molto antico e molto moderno. D’altra parte, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in prima battuta, l’Emotional Fitness non è solo una tecnica attualissima, ma qualcosa che affonda le radici (probabilmente senza saperlo) in un sostrato molto più antico. Basti pensare al Fire Walking, una delle tappe previste dall’Emotional Fitness che richiama l’antico rito che in molte sette misteriche spingeva l’adepto ad affrontare e superare le proprie paure camminando sui carboni ardenti.

Il prossimo appuntamento con l’Emotional Fitness sarà a Milano dal 31 giugno al 2 luglio 2017.

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