Molte volte sentiamo ripetere dai guru del web, life coach o amici consiglieri di uscire dalla nostra comfort zone per crearci una vita migliore e superare le nostre sicurezze. Ma è sempre produttiva questa filosofia? Ha senso uscire da uno stato di certezza per crearne uno nuovo per poi magari un giorno riuscirne di nuovo per crearne un altro?

Forse non sempre è la soluzione migliore. A volte basta valorizzare ciò che abbiamo conquistato negli anni senza rinunciare, quindi, a tutto ciò che si è costruito a fronte di un cambio radicale non sempre così necessario.

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Da dove nasce il concetto di comfort zone

Il concetto di comfort zone è stato elaborato da Alasdair White, teorico del management britannico specializzato nella leadership, che nel 2006 definì, insieme al collega John Fairhust, un modello sul ciclo di vita delle prestazioni definendo l’ipotesi di White-Fairhurst TPR (Transforming, Performing, Reforming). Il loro studio afferma che all’inizio tutte le prestazioni, a lungo andare, tendono a uno stato stazionario, soprattutto a seguito di un periodo in cui queste sono in aumento per poi, a un certo punto, subire inevitabilmente un calo delle performance.

White riprese in seguito, nel 2009, il termine comfort zone per spiegare e gestire, per l’appunto, il comportamento prestazionale nelle aziende da parte dei lavoratori. Secondo le sue riflessioni nel momento i cui si ha familiarità con l’ambiente in cui ci si circonda non si hanno più quegli stimoli di crescita che ci spingono al miglioramento.

L’illusione del doversi mettere sempre in gioco

comfort-zone.pixabay

Comfort zone (Pixabay)

Il perno sul quale ruota il concetto della comfort zone è la gestione dello stress con i suoi sottogruppi quali motivazione e ansia, capaci di influenzare le prestazioni in maniera categorica.

Nel momento in cui ci si sente al sicuro e si ha il pieno controllo nel proprio habitat emotivo, il livello di performance rimane contenuto. Ciò limita, secondo White, i risultati di produzione all’interno delle aziende marcando il concetto di uscita da questo stato di comfort a favore di questi stimoli capaci di smuovere sfide volte al cambiamento.

D’altronde, l’ormone che scaturisce la voglia di uscita dalla comfort zone è l’adrenalina, che porta più forza e una maggior capacità di reazione. A seguito dei risultati ottenuti, grazie alla spinta di questo ormone, si possono raggiungere stati di benessere del quale non riusciamo più fare a meno cadendo in un loop di ricerca continua di nuovi stimoli.

Ecco come, sovente, tutto ciò che accade all’interno delle dinamiche aziendali poi viene utilizzato principalmente dal mondo del coaching declinando i vari metodi di ottimizzazione comportamentale nella vita di tutti i giorni. Da qui l’abuso di consigliare questo sistema di allontanarsi dal proprio stato di comfort è proliferato tramite i consigli di blogger e life coach, come universale soluzione per arrivare al successo. Ma è sempre così?

Dare più importanza alle proprie certezze

Fomentare qualcuno a non accontentarsi mai può risultare a volte controproducente, in quanto non arriverebbe mai a godersi completamente i risultati ricevuti. In un’epoca in cui siamo tempestati da infiniti stimoli che ci ricordano che dobbiamo sempre cambiare, forse sarebbe bene ogni tanto fermarsi a capire come siamo arrivati ad essere quello che siamo, dove intervenire e dove congratularsi con noi stessi. Riconoscere gli sforzi fatti nel superare i momenti difficili va a confortare una bassa autostima, mentre accoccolarsi dentro quelle certezze che con tanto coraggio ci si è formati a volte può risvegliare la forza nell’andare avanti ricordandoci le nostre capacità.

In sostanza, la comfort zone non è n’è un luogo in cui ci dobbiamo cullare, ma neanche un posto da temere. Accettare quei momenti di vita che richiedono di fermarsi un attimo e godersi il benessere fa parte anche quello di un processo di evoluzione. Ogni giorno si sentono notizie che parlano di incertezze sul futuro: perché mettere sempre in dubbio quelle nostre personali che in fondo ci definiscono per quello che siamo?

A volte si è alla ricerca di un benessere già trovato senza rendersi conto che si è sempre spinti ad uscire da una zona di comfort per entrare semplicemente in un’altra, non riuscendo a riconoscere e a godere dei risultati ottenuti.

La formula perfetta si calcolerebbe dunque nel creare quel giusto equilibrio tra accettare quei momenti di fermo che viviamo nella nostra zona di comfort e  quelli invece in cui dobbiamo uscirne per ampliarla, entrando in quel circolo virtuoso che ci definisce tra certezze conquistate e nuovi traguardi da raggiungere.

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Laura Corona

Aspirante giornalista laureata in Lettere. Scrivo di Cultura e Lifestyle collaborando con BuoneNotizie.it, grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista

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