L’arrivo di un figlio rinnova la routine di un genitore, portando con sé una combinazione di sfide e gratificazioni. Spesso, al centro dell’attenzione si pone la salute della mamma, che vive un processo di trasformazione cerebrale e ormonale, già dalla gravidanza. Tuttavia, i papà di oggi hanno un ruolo sempre più attivo nella cura del figlio. Cosa influenza il loro comportamento nell’interazione con il bambino?

Padri in evoluzione: i cambiamenti che accompagnano la paternità 

Da tempo è noto che l’attitudine ad essere buone mamme è correlabile a una rimodulazione cerebrale, che intercorre a partire dalla gravidanza. Tuttavia, solo di recente si inizia a parlare di quei cambiamenti che interessano anche i papà. Le trasformazioni biologiche che avvengono nei padri, già dal periodo di gestazione della partner, non sono casuali, ma sono finalizzate a capire le esigenze del figlio e consolidare il rapporto reciproco.

Uno studio su Child Development Perspectives riassume i fattori che influenzano il ruolo paterno e l’interazione con il bambino nei suoi primi mille giorni di vita. Cambiamenti ormonali, quali riduzione dei livelli di testosterone e aumento della produzione di ossitocina, si traducono in un maggior coinvolgimento nell’accudimento del bambino. Si è osservato anche che l’instaurarsi di un legame saldo con il figlio stimola aree del cervello dedicate alla gestione dei problemi, alla cura e alla ricompensa, portando a un aumento della materia grigia in queste regioni.

Il valore del supporto ai neo-papà

La depressione post partum (DPP) non è un problema esclusivo delle neo-mamme. Colpisce anche i neo-papà, con percentuali che si stimano intorno al 10%, sebbene spesso sotto-diagnosticata. Il primo passo è riconoscere i sintomi e chiedere aiuto, in quanto non c’è vergogna nel soffrire di DPP: è una condizione comune e curabile.

La Fondazione Patrizio Paoletti è da tempo attiva nell’ambito della prevenzione e della tutela del benessere dei neo-papà. I metodi formativi proposti da Paoletti e dal suo team di neuroscienziati sono imperniati sull’acquisizione di consapevolezza del nuovo ruolo e sull’osservazione delle proprie emozioni in relazione al rapporto con il figlio. Sul web magazine della Fondazione è possibile approfondire alcune strategie per esplorare la neo-paternità secondo un approccio basato su gratitudine e autocompassione.

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Giulia Polito

Multipotenziale e curiosa, seguo carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo nel valore della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce, soprattutto legato a società, innovazione, salute e benessere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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